Il piacere si presenta ovunque l’uomo si sforzi di dargli un seguito, è come un vicolo cieco.
WALTER BENJAMIN, Piacere e dolore
"Le sofferenze sono cifre di un codice: contengono la chiave per comprendere ogni società. Quindi chiunque voglia criticare la società deve effettuare un’ermeneutica del dolore. "
"Oggi imperversa ovunque una algofobia, una paura generalizzata del dolore. "
"La politica palliativa manca di visione e non sa realizzare riforme incisive, che potrebbero far male. Preferisce ricorrere ad analgesici di breve efficacia che si limitano a velare disfunzioni e fallimenti sistemici. La politica palliativa non ha il coraggio del dolore. Quindi perpetua l’Uguale."
"Noi viviamo in una società della positività che tenta di sbarazzarsi di tutto ciò che è negativo. Il dolore è la negatività per antonomasia. Anche la psicologia segue questo cambio di paradigma e passa dalla psicologia negativa intesa come «psicologia della sofferenza» alla «psicologia positiva» che si occupa del benessere, della felicità e dell’ottimismo3. I pensieri negativi vanno evitati e immediatamente sostituiti da pensieri positivi. La psicologia positiva subordina persino il dolore a una logica della prestazione. "
"L’ideologia neoliberista della resilienza trasforma le esperienze traumatiche in catalizzatori di un aumento della prestazione. Si parla addirittura di crescita post-traumatica4. L’allenamento della resilienza in quanto palestra dell’anima ha il compito di modellare l’essere umano nella forma di un soggetto di prestazione il più possibile estraneo al dolore, e sempre felice."
"«Gli americani di oggi appartengono probabilmente alla prima generazione sulla Terra che considera un’esistenza priva di dolore come una sorta di diritto costituzionale. Le sofferenze sono uno scandalo»".
"Il dolore viene interpretato come un segno di debolezza, qualcosa da nascondere o da eliminare in nome dell’ottimizzazione. Esso non è compatibile con la performance."
"La società palliativa non permette di animare, verbalizzare il dolore facendone una passione."
"La società palliativa è inoltre una società del mi piace, che cade vittima della mania di voler piacere. Ogni cosa viene lucidata finché non suscita approvazione. Il like è l’emblema, il vero e proprio analgesico della contemporaneità. Non domina solo i social media, ma anche tutti gli ambiti della cultura. Nulla deve più far male. Non solo l’arte, ma anche la vita stessa dev’essere instagrammabile, ovvero priva di angoli e spigoli, di conflitti e contraddizioni che potrebbero provocare dolore. "
"il dolore purifica, emana un effetto catartico."
"Alla cultura della compiacenza manca la possibilità della catarsi. Per cui si soffoca tra le scorie della positività che vanno accumulandosi sotto la superficie della cultura della compiacenza."
"si sottolineava l’idea che i ritratti storici siano i precursori degli odierni selfie"
"La cultura della compiacenza ha svariate origini. Rimanda prima di tutto all’economicizzazione e alla mercificazione della cultura. I prodotti culturali finiscono in maniera sempre più pronunciata sotto l’influsso della coazione al consumo. Devono assumere una forma che li renda consumabili, cioè compiacenti."
"I beni di consumo si presentano come opere d’arte. In tal modo l’ambito artistico e quello di consumo si mischiano, con la conseguenza che ora l’arte serve a sua volta l’estetica del consumo."
"Si abbatte così la separazione tra cultura e commercio, tra arte e consumo, tra arte e pubblicità"
"La creatività come strategia economica consente però solo delle variazioni dell’Uguale. Non ha accesso al completamente Altro. Le manca la negatività della rottura, che fa male. Dolore e commercio si escludono a vicenda."
"Il motto di Adorno, secondo cui l’arte è «estraneità al mondo»9, aveva ancora validità. Ne segue che l’arte che fa star bene è una contraddizione in termini. L’arte deve sconcertare, disturbare, inquietare, anche saper far male. È da qualche altra parte. È a casa nell’estraneo. È proprio l’estraneità a caratterizzare l’aura dell’opera d’arte. Il dolore è lo strappo attraverso il quale fa breccia il completamente Altro. È proprio la negatività del completamente Altro a mettere l’arte in condizione di offrire una narrazione antagonistica rispetto all’ordine vigente. La compiacenza, invece, perpetua l’Uguale."
"Solo «l’essere toccato dall’altro» mantiene viva la vita. Altrimenti essa resta prigioniera nell’inferno dell’Uguale."
"Nel passaggio dalla società dei martiri a quella disciplinare cambia anche il rapporto col dolore."
"Il potere disciplinare fabbrica, quali mezzi di produzione, corpi inclini ad apprendere. Anche il dolore viene integrato nella tecnica disciplinare."
"Nella società disciplinare il dolore ha ancora un ruolo costruttivo. Esso modella l’essere umano quale mezzo di produzione. Non viene però più messo in mostra, bensì limitato a spazi disciplinari chiusi come le carceri, le caserme, gli istituti, le fabbriche o le scuole."
"Il dolore rientra giocoforza in un’idea eroica del mondo. In un manifesto futurista di Aldo Palazzeschi intitolato Il controdolore si legge: «Maggior quantità di riso un uomo riuscirà a scoprire dentro il dolore, più egli sarà un uomo profondo. Non si può intimamente ridere se non dopo aver fatto un lavoro di scavo nel dolore umano»5. Secondo questa visione eroica del mondo, la vita va organizzata in modo che sia sempre «attrezzata» per l’incontro con la sofferenza. Il corpo quale luogo del dolore viene sottomesso a un ordine più alto: «Tale pratica richiede certo una postazione di comando dall’alto della quale il corpo venga considerato come un avamposto che l’uomo, da grande distanza, è in grado di impiegare e sacrificare in battaglia»"
"Nell’epoca post-industriale e post-eroica il corpo non è né un avamposto, né un mezzo di produzione. Il corpo edonistico che si piace e gode di sé senza alcun aggancio con un fine più alto sviluppa al contrario del corpo disciplinato un atteggiamento di rifiuto nei confronti del dolore, che gli pare del tutto insensato e inutile."
"Nella società della prestazione neoliberista, negatività come gli obblighi, i divieti o le punizioni cedono il passo a positività come la motivazione, l’auto-ottimizzazione o l’autorealizzazione"
"Il dolore perde qualsiasi appiglio col potere e il dominio. Viene depoliticizzato, diventando una questione medica."
"La nuova formula di dominio recita: Sii felice. La positività della contentezza scaccia la negatività del dolore. In forma di capitale emotivo positivo, la felicità deve garantire un’ininterrotta capacità di prestazione. L’auto-motivazione e l’auto-ottimizzazione rendono molto efficiente il dispositivo neoliberista della felicità, in quanto il dominio si fa strada senza grandi fatiche."
"La libertà non viene oppressa, bensì sfruttata. Il Sii libero crea una costrizione più disastrosa del Sii obbediente"
"Il potere viene del tutto sganciato dal dolore. Si esprime senza alcuna repressione. La sottomissione si compie quale auto-ottimizzazione e auto-realizzazione. Il potere smart opera in chiave seduttiva e permissiva. Spacciandosi per libertà, è più invisibile del potere disciplinare repressivo"
"Ci viene costantemente chiesto di comunicare i nostri bisogni, i nostri desideri, le nostre preferenze, di raccontare la nostra vita. La comunicazione totale e la sorveglianza totale, il denudamento pornografico e la sorveglianza panottica finiscono per collimare. La libertà e la sorveglianza diventano indistinguibili."
"La sofferenza, della quale sarebbe responsabile la società, viene privatizzata e psicologizzata. Le condizioni da migliorare non sono sociali, bensì psichiche."
"Anche l’assoluta volontà di combattere il dolore fa dimenticare come esso sia socialmente mediato"
"L’assoluta medicalizzazione e farmacologizzazione del dolore impediscono che esso si faccia linguaggio, anzi critica."
"Mediante un’anestesia indotta per via medicamentosa o mediale, la società si rende immune alla critica. "
"Anche i social media e i videogiochi fungono da anestetici. L’anestesia permanente della società impedisce la scoperta e la riflessione, opprime la verità."
"Scrive Adorno in Dialettica negativa: «Il bisogno di lasciar diventare eloquente il dolore è condizione di ogni verità. Infatti il dolore è oggettività che pesa sul soggetto; ciò che egli sente dentro di sé come il più soggettivo, come sua espressione, è oggettivamente mediato»"
"la sofferenza viene interpretata come il risultato del proprio fallimento. Così, invece della rivoluzione, c’è la depressione."
"Se siamo tormentati da paure e insicurezze, ecco che colpevolizziamo non la società, bensì noi stessi."
"Il fermento della rivoluzione è però il dolore percepito insieme"
"La società palliativa spoliticizza il dolore medicalizzandolo e privatizzandolo. In tal modo si opprime e si rimuove la dimensione sociale del dolore."
"La vera felicità è possibile solo se infranta."
"Il dolore regge la felicità. La felicità dolorosa non è un ossimoro. Ogni intensità è dolorosa. La passione unisce il dolore e la felicità. "
"La profonda felicità contiene un attimo di sofferenza. L’infelicità e la felicità sono, secondo Nietzsche, «due sorelle, e gemelle, che diventano grandi insieme o […] restano piccole insieme»"
"La profonda felicità resta inaccessibile a chi non è aperto al dolore."
"Oggi la sopravvivenza assume un valore assoluto, come se fossimo costantemente in guerra. Tutte le energie vitali vengono adoperate per allungare la vita. La società palliativa si rivela una società della sopravvivenza. Dinanzi alla pandemia, ecco che la strenua lotta per la sopravvivenza subisce un inasprimento virale. Il virus fa breccia nella zona di benessere palliativa e la trasforma in una quarantena in cui la vita s’irrigidisce diventando mera sopravvivenza. Più la vita è sopravvivenza, più si ha paura della morte."
"l’algofobia è tanatofobia"
"La rigorosità del divieto di fumare dimostra in maniera esemplare l’isteria della sopravvivenza. Anche il godimento deve cedere il passo alla sopravvivenza. L’allungamento della vita a ogni costo avanza a livello globale diventando il valore più alto, che mette tutti gli altri in secondo piano"
"Nel nome della sopravvivenza sacrifichiamo volentieri tutto ciò che rende la vita meritevole di essere vissuta"
"La quarantena è una variante virale del campo in cui imperversa la nuda vita1. Il campo di lavoro neoliberista ai tempi della pandemia si chiama home office. Solo l’ideologia della salute e la libertà paradossale dell’autosfruttamento lo distinguono dai campi di lavoro dei regimi dispotici."
"In chiave paradossale, l’amore per il prossimo si manifesta come una presa di distanza. Il prossimo è un potenziale infetto."
"L’isteria della sopravvivenza rende la vita radicalmente effimera"
"L’ipocondria digitale, la costante auto-misurazione mediante app per la salute e il fitness, degrada la vita a una funzione."
"La vita viene spogliata di qualsiasi narrazione capace di generare senso: non è più ciò che si può raccontare, bensì ciò che si può misurare e conteggiare."
"Le pratiche culturali come il culto degli avi conferiscono vitalità anche ai morti. La vita e la morte si legano mediante uno scambio simbolico"
"Oggi morire ci risulta particolarmente difficile poiché non è più possibile concludere la vita in maniera sensata. "
"Invecchiamo senza diventare anziani."
"Al capitalismo manca la narrazione della buona vita. Esso assolutizza la sopravvivenza. È alimentato dalla fede inconsapevole che più capitale significhi meno morte. "
"La preoccupazione per la buona vita va contrapposta alla lotta per la sopravvivenza"
"La società dominata dall’isteria della sopravvivenza è una società di non morti. Siamo troppo vivi per morire e troppo morti per vivere. Nella preoccupazione esclusivamente rivolta alla sopravvivenza noi siamo uguali al virus, questa creatura non morta che si limita a moltiplicarsi, quindi a sopravvivere, senza vivere."
"La società palliativa è una società della positività. A caratterizzarla è una permissività illimitata. Diversity, community o sharing sono le sue parole chiave. "
"La società organizzata in chiave immunologica è circondata, come ai tempi della Guerra fredda, da mura e recinzioni. Lo spazio è costituito da blocchi separati gli uni dagli altri. Le barriere immunologiche rallentano però la circolazione delle merci e del capitale. La massiccia globalizzazione in corso dalla fine della Guerra fredda le abbatte radicalmente quale processo de-immunizzante allo scopo di accelerare il flusso delle merci e del capitale. La negatività dell’avversario, efficace in un quadro immunologico, non appartiene alla costituzione della società neoliberista della prestazione. Qui la guerra la si fa soprattutto con sé stessi. Lo sfruttamento altrui cede il passo all’autosfruttamento."
"Ognuno è potenzialmente sospettato di trasmettere il virus, il che crea una società della quarantena che avrà come conseguenza un regime di sorveglianza biopolitico."
"L’isteria della sopravvivenza si acutizza per via virale."
"Una caratteristica cruciale dell’odierna esperienza del dolore consiste nel fatto che esso venga percepito come privo di senso. Non vi sono più nessi in grado di fornirci appiglio e orientamento dinanzi al dolore. Abbiamo disimparato l’arte di patire il dolore."
"«Il dolore non ha alcun significato». In tal modo Valéry dà voce a un pensiero insopportabile che pesa come la morte di Dio"
"Monsieur Teste tace dinanzi al dolore. Il dolore della lingua lo rapisce, distrugge il suo mondo e lo incapsula in un corpo muto. La mistica cristiana Teresa d’Avila si presta a essere un contraltare di Monsieur Teste. Nel suo caso, il dolore è quanto mai eloquente. Il racconto inizia col dolore. La narrazione cristiana lo rende linguaggio e trasforma anche il corpo di lei in un palcoscenico. Il dolore approfondisce la relazione con Dio. Produce un’intimità, un’intensità. È persino un accadimento erotico. Un erotismo sacro lo converte in lussuria."
"Secondo Freud il dolore è sintomo di un blocco nella storia di una persona. Per via di questo blocco il paziente non è in grado di proseguire con la propria storia. I dolori psicogeni sono espressione di parole sepolte, rimosse. La parola si fa concreta. La terapia consiste nel liberare la persona da questo blocco rendendo di nuovo fluida la sua storia. Il dolore di Monsieur Teste è una «cosa», un «terribile oggetto». Si sottrae a qualsiasi narrazione. Senza passato né futuro, esso persiste nella presenza senza linguaggio del corpo."
"L’insensatezza del dolore suggerisce più che altro che la nostra vita, ridotta a processo biologico, è a propria volta svuotata di senso. La sensatezza del dolore presuppone una narrazione che inserisce la vita in un orizzonte di senso. Il dolore insensato è possibile solo in una vita nuda, spogliata di senso, che non racconta più."
"Il dolore non è però una semplice diga che oppone resistenza al fluire del racconto. È il dolore a far ingrossare il corso della narrazione in modo che finisca per portar via il dolore stesso. È il dolore a mettere in moto il racconto. Solo così la sofferenza diventa a sua volta un «inesauribile corso d’acqua che conduce [ l’uomo] al mare»"
"Il corpo acquista potere là dove lo spirito si ritira. Dinanzi alla veemenza del dolore divenuto insensato, allo spirito non resta altro che ammettere la propria impotenza"
"E proprio nell’epoca moderna in cui l’ambiente c’infligge sempre meno dolore, i nostri ricettori del dolore paiono diventare sempre più sensibili. Si sviluppa un’ipersensibilità. È proprio l’algofobia a renderci sensibilissimi al dolore. Può persino indurre sofferenza. Il corpo disciplinato che deve difendersi da molti dolori provenienti dall’esterno ha una bassa sensibilità. A caratterizzarlo è un’intenzionalità ben diversa. Esso non si occupa di sé stesso, anzi: è proiettato verso l’esterno. La nostra attenzione è invece rivolta in ampia misura verso il nostro corpo. Come Monsieur Teste, auscultiamo ossessivamente l’interno del nostro corpo. Questa introspezione narcisistica e ipocondriaca è con tutta probabilità corresponsabile dell’ipersensibilità."
"Probabile che le persone al giorno d’oggi soffrano della «sindrome della principessa sul pisello»10. Il paradosso di questa sindrome del dolore consiste nel fatto che si soffre sempre di più a causa di cose sempre più piccole. Il dolore non è una grandezza constatabile in chiave oggettiva, bensì una percezione soggettiva. Le crescenti aspettative nei confronti della medicina, associate all’insensatezza del dolore, fanno sembrare insopportabili persino i dolori più insignificanti. Inoltre non disponiamo più di nessi di senso, narrazioni, istanze superiori o scopi in grado di abbracciare il dolore e renderlo sopportabile. E se il pisello che infligge sofferenza scompare, ecco che le persone iniziano a soffrire a causa dei materassi troppo soffici. È proprio la persistente insensatezza della vita a far male."
"Il dolore rientra probabilmente tra le cose che non scompaiono. Modifica solo le proprie manifestazioni. Per Jünger, esso appartiene a quelle forze elementari che non siamo incapaci di far sparire"
"Il senso di sicurezza che c’illude proviene dal fatto che «il dolore viene respinto ai margini per fare spazio a un benessere mediocre»2. Ma con l’innalzamento della diga che protegge gli uomini dalle forze elementari aumenta anche la minaccia."
"A detta del paleontologo Andrew H. Knoll, insieme agli altri animali gli uomini sono solo «la glassa dell’evoluzione»3. La vera e propria «torta», invece, è costituita da microbi che minacciano in qualsiasi momento d’infrangere quella fragile superficie, anzi, di riconquistarla."
"Jünger è dell’avviso che il dolore non possa essere fatto sparire. Parla di economia del dolore. Se viene respinto, esso si somma di nascosto creando un «capitale invisibile» che «matura gli interessi e gli interessi sugli interessi»4. Facendo perno sull’«astuzia della ragione» hegeliana, Jünger postula l’«astuzia del dolore» in base alla quale esso aggira protezioni artificiali infiltrandosi nella vita come uno stillicidio, fino a colmarla:"
"E tuttavia il dolore reclama i suoi diritti sulla vita con una logica implacabile. Là dove si fa risparmio di dolore l’equilibrio verrà ristabilito secondo le leggi di un’economia rigorosa, e parafrasando una formula celebre si potrebbe parlare di una «astuzia del dolore» volta a raggiungere in qualsiasi modo lo scopo. Se perciò abbiamo di fronte agli occhi una situazione di largo benessere, siamo senz’altro autorizzati a domandarci chi ne porta il peso. Di norma non si dovrà fare molta strada per rintracciare il dolore, e scoprire che anche nel pieno godimento della propria sicurezza l’individuo non ne è mai del tutto al riparo. Il tentativo di imbrigliare artificialmente le forze elementari potrà impedire bensì i contatti più ruvidi ed eliminare le ombre più crude, ma non certo la luce diffusa con cui il dolore penetra nello spazio e si prende la sua rivalsa. Il vaso che non può essere riempito di getto verrà colmato goccia a goccia. Così la noia non è altro che dolore diluito nel tempo5"
"È evidente come il dolore non si lasci scacciare dalla vita. Pare anzi riuscire a far valere in ogni caso le proprie pretese nei confronti di essa, poiché malgrado i grandi passi avanti nella medicina che contrasta il dolore, quest’ultimo non si riduce. "
"Proprio nella società palliativa avversa al dolore si moltiplicano i dolori silenti, confinati ai margini, che persistono nella loro assenza di senso, di linguaggio e d’immagini."
"Alla base del dolore vi sono svariate forme di violenza. Le repressioni ad esempio rappresentano una violenza della negatività."
"La violenza è anche un eccesso di positività che si esprime in forma di sovraprestazione, sovracomunicazione, sovrastimolazione. La violenza della positività conduce a dolori opprimenti"
"Sui social network circolano immagini di ferite da taglio profonde, autoinflitte. Sono le nuove immagini del dolore. Rimandano alla società dominata dal narcisismo in cui ciascuno si sobbarca sé stesso fino all’insostenibile. I tagli rappresentano un vano tentativo di buttar via questo carico di ego, di toglierselo di dosso e di sfuggire a tensioni interne e distruttive. Queste nuove immagini del dolore sono il rovescio sanguinante dei selfie."
"Allorché una bimba vede soffrire il fratellino essa trova, senza quasi saperlo, una via per consolarlo: con affetto cerca la sua mano e, amorevolmente, lo tocca dove gli fa male. Così la piccola samaritana diventa il suo primo medico. Una specie di prescienza dell’efficacia originaria dell’azione domina in lei a sua insaputa; essa guida il suo impulso verso la mano e induce la propria al contatto appropriato. Infatti, ciò di cui il fratello farà esperienza è che la mano lo tocca facendogli bene. Tra lui e il suo dolore subentra la sensazione del venir toccato dalla mano della sorella, in un modo che la sofferenza si ritrae dinanzi a questa nuova sensazione"
"L’esperienza della cura che guarisce, la sensazione di essere toccati e interpellati, è sempre più rara. "
"Viviamo in una società in cui aumentano solitudine e isolamento, peraltro accentuati dal narcisismo e dall’egoismo"
"Anche la crescente concorrenza, il calo della solidarietà e dell’empatia isolano le persone."
"Forse i dolori cronici, come quelle ferite da taglio autoinflitte, sono il corpo che grida in cerca di attenzioni e vicinanza, in cerca d’amore – un indizio eloquente del fatto che oggi i contatti si verificano di rado. Ci manca in tutta evidenza la mano guaritrice dell’Altro. Nessun analgesico può sostituire quella scena primordiale della guarigione."
"Tutto ciò che è vero è doloroso. La società palliativa è una società senza verità, un inferno dell’Uguale. La «compagine di ordini vitali» si manifesta inizialmente come un «filo d’Arianna del dolore»1. L’ordine naturale delle cose è un «ordine del dolore». Il dolore è un affidabile criterio di verità, uno «strumento di discriminazione dell’autentico e dell’inautentico nella manifestazione del vivente»2. Il dolore può apparire solo là dove è minacciata una reale appartenenza. Senza dolore siamo quindi ciechi, incapaci di riconoscere la verità e i fatti."
"E là dove un uomo può patire sofferenze, là egli si trova realmente, là egli – sia di ciò consapevole o inconsapevole – ha anche amato. Si dischiude così uno sguardo nella struttura del mondo: là dove l’essente risulta capace di soffrire, là esso si trova realmente legato, e non solo in base a una prossimità meccanica e spaziale, bensì in base a una coesistenza effettiva, ossia vissuta"
"Senza dolore non abbiamo né amato né vissuto."
"Chi rifiuta qualsiasi circostanza dolorosa è incapace di vincolarsi."
"Nel libro Elogio dell’amore, Alain Badiou evoca lo slogan pubblicitario di un portale d’incontri: «È possibile essere innamorati senza soffrire!» L’Altro come dolore scompare. L’amore come consumo che reifica l’Altro a oggetto sessuale non fa male. È contrapposto all’eros quale desiderio dell’Altro."
"Il dolore è differenza. Esso articola la vita"
s"olo attraverso il dolore posso esperire ciò che è mio e tutto ciò che ho. Che il dito del piede, il piede stesso, la gamba mi appartengono, e che dalla terra su cui poggio fino ai capelli tutto mi appartiene, lo esperisco mediante il dolore; e mediante il dolore esperisco anche che un osso, un polmone, un cuore e un midollo sono là dove sono, e ciascuno di essi duole secondo un suo proprio linguaggio, così come ogni organo si esprime col suo proprio «dialetto». Che io abbia tutti questi organi posso evidentemente pervenire a notarlo anche altrimenti, ma soltanto il dolore mi insegna a comprendere quanto essi mi siano cari; l’importanza e il valore per me di ciascuno di essi singolarmente preso vengo a esperirli solamente attraverso il dolore, e questa legge del dolore determina in egual maniera l’importanza per me del mondo e delle cose che lo compongono"
"Il mondo senza dolore è un inferno dell’Uguale in cui imperversa l’indifferenza che fa scomparire l’incomparabile."
"Noi percepiamo la realtà soprattutto a partire dalla resistenza, che provoca dolore. L’anestesia permanente nella società palliativa derealizza il mondo. Anche la digitalizzazione riduce sempre più la resistenza e fa gradualmente sparire l’interlocutore recalcitrante, ciò che è contro, il controcorpo. Il protrarsi del like conduce a un’insensibilità, allo smantellamento della realtà. La digitalizzazione è anestesia."
"I comportamenti auto-lesionistici in aumento si lasciano interpretare come un disperato tentativo dell’Io narcisistico, diventato depresso, di sincerarsi di sé stesso, di percepirsi. Provo dolore quindi sono. Dobbiamo al dolore anche il senso dell’esistenza. Se scompare del tutto, si cerca un sostituto. Il dolore prodotto artificialmente offre un rimedio. Gli sport estremi e i comportamenti a rischio sono tentativi di sincerarsi della propria stessa esistenza. Per cui la società palliativa, paradossalmente, crea estremisti."
"In una società anestetizzata occorrono stimoli sempre più forti perché si abbia il senso d’esser vivi. La droga, la violenza e l’orrore diventano degli stimolanti che, in dosi sempre più potenti, riescono ancora a suscitare un’esperienza dell’Io"
"Proust coltivava la sofferenza a vantaggio della scrittura. "
"Il Bello è il colore complementare del dolore. Dinanzi al dolore, lo spirito s’immagina il Bello."
"La bella apparenza lo placa"
"Anche Nietzsche chiamerebbe la nostra società una società palliativa. A caratterizzarla è un senso vitale fortemente ridotto. La vita si lascia infiacchire divenendo confortevole sopravvivenza"
"La salute viene elevata a nuova divinità. Dalla vita svanisce poco a poco, direbbe Nietzsche, il tragico, che afferma la vita malgrado il palese dolore: «La psicologia dell’orgiasmo concepito come uno straripante senso di vita e di forza, all’interno del quale persino il dolore agisce come uno stimolante, mi dette la chiave per la concezione del sentimento tragico […]»"
"Il dolore viene fatto cessare prima che metta in moto un racconto. Nella società palliativa esso non è una corrente navigabile, non è un flusso narrativo capace di portare gli uomini al mare, bensì un vicolo cieco."
"L’inferno dell’Uguale è una zona di benessere palliativa"
"Secondo Hegel, lo spirito è caratterizzato dalla capacità di «conservarsi nella contraddizione, quindi nel dolore»"
"Senza il dolore, lo spirito resta uguale a sé stesso. La via della formazione è una via dolorosa."
"Lo spirito «conquista la propria verità assoluta solo a condizione di ritrovare sé stesso nella disgregazione assoluta»"
"Solo il dolore produce un reale cambiamento. "
"Andiamo da tutte le parti senza fare esperienza. Prendiamo atto di tutto senza approdare alla conoscenza. Le informazioni non portano né a esperire, né a conoscere. Manca loro la negatività della trasformazione."
"Intelligenza significa scegliere tra (inter-legere). È la capacità di distinguere. Per cui non abbandona ciò che esiste già. Non è in grado di creare il completamente Altro. In ciò si differenza dallo spirito. Il dolore approfondisce il pensiero. Non esiste un calcolo profondo. In cosa consiste la profondità del pensiero? Al contrario del calcolo, il pensiero crea uno sguardo diversissimo sul mondo, proprio un altro mondo. Solo la vita che vive, che è capace di provare dolore riesce a pensare. All’intelligenza artificiale manca proprio questa vita."
"Solo il dolore trasforma l’intelligenza nello spirito"
"Nietzsche ha in mente una salute più elevata che accoglie in sé il dolore:
E per quanto riguarda la mia lunga infermità, non le devo infinitamente di più che alla mia salute? Le devo una superiore salute, una salute che da tutto ciò che non la uccide è resa più forte! – Le devo anche la mia filosofia…"
"La società palliativa rifugge convulsamente il negativo, invece di soggiornarvi. L’aggrapparsi al positivo riproduce l’Uguale."
"L’algofobia sta alla base del «persistere nelle stesse forme». «Quanto eternamente crea», ovvero «ciò che deve eternamente distruggere» è «legato al dolore». Il dolore costringe chi crea «a sentire tutto ciò che è finora esistito come insostenibile, fallito, degno di essere negato, come brutto»9. Quindi senza dolore non c’è neanche rivoluzione né rinnovamento radicale, non c’è Storia."
"È evidente come Jünger parta dal presupposto che ognuno sappia cos’è il dolore. A lui interessa soprattutto il nostro rapporto col dolore:"
"Il dolore è una di quelle chiavi che servono ad aprire non solo i segreti dell’animo ma il mondo stesso. Quando ci si avvicina a quei punti in cui l’uomo si mostra all’altezza del dolore, o superiore a esso, si accede alle sorgenti della sua forza e al mistero che si nasconde dietro il suo potere. Dimmi il tuo rapporto con il dolore e ti dirò chi sei!"
"Il dolore è la tonalità fondamentale della finitezza umana. Heidegger lo pensa partendo dalla morte: «Il dolore è la morte nel piccolo; la morte è il dolore nel grande11. Il pensiero di Heidegger indaga su ogni ambito dell’essenza «in cui dolore e morte e amore si coappartengono»12. È proprio l’indisponibilità dell’Altro a tenere desto l’amore come eros. Quest’ultimo è il desiderio dell’Altro, che mi nega l’accesso. La morte non è la semplice fine della vita pensata come processo biologico. È piuttosto un particolare modo di essere. Si protrae nella vita come un «mistero dell’essere». È lo «scrigno del nulla, ossia di ciò che, sotto tutti i rispetti, non è mai qualcosa di semplicemente essente, e che tuttavia è, e addirittura si dispiega con il segreto dell’essere stesso»"
"Tristezza e gioia si intrecciano. Il gioco che accorda l’una all’altra, avvicinando ciò che è lontano e allontanando ciò che è vicino, è il dolore. Per questo entrambe, la gioia più alta e la tristezza più profonda, sono, ciascuna a modo proprio, dolorose. Il dolore però tocca l’animo dei mortali in guisa che questo deriva da quello – dal dolore – la sua gravità."
"Se la Terra viene trattata come una risorsa che va dischiusa, ecco che essa, per quanto «sostenibile» possa essere il nostro intervento, è già distrutta, in quanto «essenzialmente indischiudibile». Il salvataggio della terra presuppone tutt’altro rapporto con la terra stessa. Dobbiamo risparmiarla. E per farlo è necessaria l’esperienza dell’indisponibilità, che lascia la Terra nel suo stato di alterità ed estraneità. Il riguardo impone distanza."
"La morte e il dolore non rientrano nell’ordine digitale. Rappresentano solo dei disturbi. Persino il lutto e lo struggimento sono sospetti. Il dolore della vicinanza della lontananza è estraneo all’ordine digitale."
"Gli algoritmi e l’intelligenza artificiale rendono trasparente, quindi prevedibile e influenzabile, anche il comportamento umano. L’ordine digitale è animato dal dataismo, dal totalitarismo dei dati che sostituisce la narrazione mediante l’addizione. Digitale significa numerico. Il numerico è trasparente, più disponibile del narrativo."
"Il «sorreggimento luttuoso del dover rinunciare e dare là» è, secondo Heidegger, «un ricevere»19. Il dolore non è una sensazione soggettiva che rimanda a una mancanza, bensì un concepimento, anzi una concezione dell’essere. Il dolore è un dono."
"L’idea della disciplina definisce ampiamente le riflessioni di Jünger sulla sofferenza. Egli mette in relazione anche media moderni come la fotografia e il cinema con la tecnica della disciplina che ha lo scopo di rendere l’essere umano insensibile nei confronti del dolore. Tali media servono a intrattenere solo in chiave superficiale. Dietro le quinte operano in realtà una disciplinarizzazione del vedere: «I mezzi totali, come la radio e il film, presentano un carattere di intrattenimento dietro il quale si nascondono forme particolari di disciplina»1. La registrazione fotografica, secondo Jünger, è «esterna alle zone della sensibilità»2. È caratterizzata da uno sguardo gelido. Così l’obiettivo cattura, all’istante, un uomo lacerato da un’esplosione. "
"Persino nei confronti delle immagini di violenza abbiamo una relazione pornografica. Coi film e i videogiochi ci dedichiamo letteralmente al porno della violenza, che rende addirittura l’atto di uccidere una circostanza priva di dolore. Le immagini di violenza pornografiche sortiscono l’effetto di un analgesico. Ci rendono insensibili nei confronti del dolore altrui."
"L’ammasso d’immagini di violenza e dolore fa sì che la percezione si stacchi del tutto dall’azione, poiché questa presuppone un’attenzione intensa, un coinvolgimento."
"La crescente perdita di empatia rimanda al fatto, carico di conseguenze, che l’Altro sta scomparendo. La società palliativa sconfigge l’Altro in veste di dolore. L’Altro viene reificato, diventando un oggetto. L’Altro in forma di oggetto non fa male."
"Oggi siamo dominati, intontiti, inebriati dall’ego. L’ego narcisistico che va rafforzandosi incontra soprattutto sé stesso nell’Altro. Anche i media digitali favoriscono la scomparsa dell’Altro. Riducono la resistenza dell’Altro rendendolo disponibile. Riusciamo sempre meno a percepire l’Altro nella sua alterità. Se ne viene spogliato, ecco che l’Altro si lascia solo consumare."
"La sensibilità nei confronti dell’Altro presuppone una «esposizione», l’offrirsi «fino alla sofferenza»7. Essa è dolore"
"L’amore come relazione empatica nei confronti dell’Altro «c’invade e ci ferisce»9. L’amore quale consumo si esprime invece senza ferimenti, senza alcun dolore"
"Il soggetto di prestazione col suo poter fare è fondamentalmente non feribile. È infatti resiliente. La ricettività nei confronti dell’Altro presuppone però una vulnerabilità. La ferita che fa male è un’apertura primordiale verso l’Altro."
"Elias Canetti chiama «nudità dell’anima» la mancanza di protezione dinanzi all’Altro che rende vulnerabili. Essa è responsabile dell’inquietudine che ci fa mettere nei panni dell’Altro. Rende impossibile essere indifferenti nei confronti dell’Altro:"
"XXI secolo è proprio l’epoca dell’ultimo uomo. L’epoca eroica tra le due guerre mondiali evocata da Jünger è stata solo un breve episodio. La società palliativa del XXI secolo rifiuta qualsiasi atteggiamento eroico."
"Alla luce della pandemia, ci dirigiamo verso un regime di sorveglianza biopolitica."
"Lo scopo del transumanesimo è una «felicità sublime e onnipervasiva». Il transumanesimo si lascia alle spalle anche l’ultimo uomo in quanto egli è, direbbe Pearce, ancora troppo umano. La noia lo tormenta a livelli estremi. Il transumanista è dell’avviso che anche la noia possa essere sconfitta con mezzi biotecnici: «A prescindere dall’attuale carenza d’immaginazione umana, nel giro di poche generazioni l’esperienza della noia sarà neurofisiologicamente impossibile. “Contro la noia gli stessi dèi lottano invano”11 diceva Nietzsche; eppure non riuscì ad anticipare la biotecnologia»"
"La vita priva di dolore e munita di costante felicità non sarà più una vita umana. La vita che perseguita e scaccia la propria negatività elimina sé stessa. La morte e il dolore sono fatti l’uno per l’altra. Nel dolore, la morte viene anticipata. Chi vuole sconfiggere ogni dolore dovrà anche abolire la morte. Ma una vita senza morte né dolore non è umana, bensì non morta. L’essere umano si fa fuori per sopravvivere. Potrà forse raggiungere l’immortalità, ma al prezzo della vita."