martedì 12 maggio 2026

Note da "Gelo" di Thomas Bernhard


«Tutti bevevano birra gelata ed erano evidentemente troppo deboli per riuscire a ridere di sé, benché si trovassero ridicoli»

«Lui commentò: "Tutte le infanzie sono eguali. Solo che una appare in una luce ordinaria, l'altra in una luce soave, l'altra ancora in una luce diabolica"»

«E' la mania sessuale che distrugge tutto. La mania sessuale, la malattia che annienta per sua natura. Presto o tardi rovina anche l'interiorità più profonda... trasforma una cosa nell'altra, il bene nel male, l'alto nel basso. Senza Dio, perché prima di tutto sopraggiunge la rovina... allora la moralità diventa immoralità, modello di ogni tramonto.»

«Tutti vivono una vita sessuale, non una vita»

«E' possibile che per qualcuno il suicidio sia un specie di segreta voluttà, che possa dominare una persona così completamente? Ma il suicidio che cos'è? Cancellare se stesso. Con o senza diritto di farlo. Con quale diritto? Perché no? Cercai di concentrare tutti i miei pensieri su un unico punto, quello in cui si trova la risposta alla domanda: è lecito il suicidio? Non trovai una risposta. In nessun luogo. Poiché gli uomini non sono una risposta, non possono esserla, nulla di ciò che vive e nemmeno i morti. Suicidandomi io anniento una cosa della quale non ho colpa. Una cosa che mi è stata affidata? Affidata da chi? Quando? Ero consapevole allora che questo stava accadendo? No. Ma una voce che è impossibile non udire mi dice che il suicidio è peccato. Un peccato? Un semplice peccato? Un peccato mortale? Un semplice peccato mortale? La voce mi dice che è una cosa che fa precipitar tutto. Tutto? Cos'è un "tutto"? La sua parola d'ordine, sia da sveglio che da addormentato: suicidio. Lui dentro a questa parola ci soffoca.»

«Il cervello ha la struttura di uno stato, - disse il pittore. - Improvvisamente regna l'anarchia.»

«"Io continuavo a investire negli uomini anche quando sapevo già da tempo che mi raggiravano, che avevano deciso di ammazzarmi". In seguito s'era aggrappato soltanto a se stesso "come ci si aggrappa a a un albero già morto, ma che è pur sempre un albero", la ragione e il cuore se n'erano andti da lui, scacciati e relegati lontano.»

«Spesso di tutto quel che si sta per dire non ci resta che questa sensazione, che si stava per dire una malignità»

«Mi perdoni se mi tengo così curvo. Probabilmente ho un aspetto che ispira pietà. Ma Lei certo non immagina quanto è spaventoso il mio dolore. Dolore e tormento dentro di me diventano una cosa sola, braccia e gambe li combattono ma finiscono col diventarne le vittime più innocenti.»

«Si fa presto a morire assiderati "tra un pensiero e l'altro". Non ci si accorge nemmeno. Si è condotti in un sogno dal quale non si esce più»

«Qui per me ogni sasso è una vicenda umana, - disse il pittore. Lei deve sapere che io da questo posto sono rimasto stregato. Qui tutto, ogni odore, è legato a un crimine, a un oltraggio, alla guerra, a qualche gesto infame... Anche se ora tutto è coperto di neve - dice lui, - Centinaia e migliaia di scessi che scoppiano continuamente. Voci che gridano in continuazione. Lei può dirsi fortunato di essere così giovane e in fondo senza esperienza. La guerra era già finita quando Lei ha incominciato a pensare. Lei della guerra non sa niente. Ma queste persone, tutte di bassissimo livello, anche come carattere, queste persone sono tutte testimoni oculari di grandi crimini. A questo si aggiunga che a forza di guardare le pareti di roccia si finisce col rovinarsi la vista. Questa valle è mortale per ogni natura.»

«Le carceri sono fatte apposta perché ci si patisca la fame e si venga castigati. In carcere ci si va proprio per aver modo di riflettere, mangiando pane e acqua.»

«Quante volte capita che la verità non riesce a venire a galla, anzi che viene addirittura respinta con violenza!»

«"Dotata di qualità che le avrebbero permesso di raggiungere vette altissime", ma che erano state continuamente soffocate, lei vive per le sensazioni del proprio corpo, un gioco a nascondersi con se stessa, nelle tenebre, sostenuta dal proprio grasso e da qualche massima elementare, tre o quattro in tutto.»

«La moglie dell'oste sa il fatto suo. Ma in realtà non lo sa. "Ecco che si mostra il rovescio della medaglia... Dotata di grand eforza di volontà, ma in realtà priva di forza perché volgare".»

«Tutto il suo sapere si basa su una bassa forma di autoinganno che non si può certo chiamare intellettuale. Non è diverso da quello di un gatto o di un cane. Solo che in lei è più fiacco. Più dipendente.»

«Mi spiegò come avesse imparato a trattare le persone come sassi e a considerare le cose nuove come fatti antichi.»

«Il luogo in cui si riconosce che tutto è ridicolo lo si ritrova sempre, basta uno sguardo fuori dalla finestra, uno sguardo dentro a se stessi. Ovunque is guardi. "Un giorno riesce a tutti il colpo grosso: farla finita!".»

«"I giornali, nonostante il male che fanno a molti, non a caso e a buon diritto sono i soli grandi consolatori dell'uomo". I giornali per lui erano ciò che fratello e sorella, padre e madre, non erano mai stati.»

«"La giovinezza quasi non conosce il dolore. La depressione. La disperazione. Ma quel che sto dicendo è falso. Durante la giovinezza tutto è ancora molto peggio. Più represso. Più disperato. Più doloroso. In realtà la giovinzza è inaccessibile. Nessuno riesce a entranci. Nella vera giovinezza. Nella vera infanzia. Non è così?»

«"Che cosa dice di me la gente? - domandò lui. - Mi chiamano l'idiota? Che cosa dice la gente?" Voleva una risposta. "Io la irrito, ecco cos'è. La mia testa ha sempre irritato la gente. Ora in questo mio stato patologico vengono ache alla luce delle cartteristiche che prima erano latenti. Che non erano ancora arrivate fino al cervello. E' vro: con una simile malattia non si può nascondere nulla. Nulla. Vde, io sono un uomo fatto così, non sono malvagio! E' perché porto le ghette che la gente mi trova tanto ridicolo. E perché secondo loro il mio bastone lo porto per bellezza. Questo è diabolico. E poi: da un lato non vorrei esser solo d'altro lato tutti mi ripugnano.»

«Un tempo era possibile. Ora io sono lontano. Ora mi sento lontaanissimo d loro. Ma continuo sempre  fare dei tentativi. Per non soccombere. O invece proprio perché voglio soccombere.»

«Il lato eccezionale di molte persone è solo una punta di sagacità.»

«"Il medico è il soccorritor dell'umanità" mi venne in mente questo detto che aveva fatto nascere in me i conflitti più insensati. Soccorritore dell'umanità... pensai io. "Soccorrere" e "umanità", come sono distanti queste parole.»

«"L'uomo non-sognatore" non esiste e le notti sono sogni, null'altro che sogni, che però non si possono vedere, benché si possano ugualmente percepire»

«Dissi: "Esistono naturalmente delle costellazioni che proibiscono la vita" (riesco a ricordare esattamente questa frase); a questa frase reagirono nel modo seguente: negando che quelli tra i pazienti che parevano ribellarsi a quella mia frase avessero la capacità di ragionare; li fecero semplicemente star zitti; quei pazienti che non si lasciavano zittire vennero da loro allontanati, resi invisibili, ridotti senza volto ai miei occhi; su questo fatto il corteo dei medici scoppiò in una risata agghiacciante. Io dissi: "La vita proibisce alcune vite!", al che che loro minacciarono severe punizioni ai pazienti che avessero osato ribattere alla mia frase; i medici stessi ridevano sempre più forte; quando quelle risate divennero intollerabili fuggii in un'altra stanza.»

«"La gioviezza quasi non conosce il dolore. La depressione. La disperazione. Ma quel che sto dicendo è falso. Durante la giovinezza tutto è ancora molto peggio. Più represso. Più disperato. Più doloroso. In realtà la giovinzza è inaccessibile. Nessuno riesce a entranci. Nella vera giovinezza. Nella vera infanzia. Non è così?»

«"(gli occhi non vedono per molto tempo, deve sapere, gli occhi non vedono, ma improvvisamente riescono a vedere)"»

«Volevo dire: "E' lì steso come un bambino!" e invece dissi: "Quell'uomo dietro a Lei è lì steso come un cane.»

«Suo padre era finito sotto al trattore, deve sapere, suo fratello, aiutante nelle battute di caccia, s'era tirato una pallottola in testa per il tedio di vivere. La quotidianità.»

«Ora io sto respirando l'aria del morto, pensai e mi congedai»

«Un giovane deve vedere che cosa significhi soffrire, soffrire e morire, che cosa significhi imputridire quando si è ancora vivi»

«E' dominato da se stesso come da un torto subito per tutta la vita, da un meccanismo interno di disintegrazione.»

«In genere la gente con un livello basso d'intelligenza se la sa cavar meglio coll'ambiente in cui vive. Pian piano ci si accorge: il mondo e l'ambiente esterno sono situazioni incresciose, sono situazioni catastrofiche. Tutto sommato i cretini che non s'accorgono di questo sono una rarità. I nostri simili? Qualifiche professionali, null'altro.»

«"Lei crede in Cristo?", quesito che, a considerare il modo in cui lo poneva lui, equivaleva a domandare: "Lei crede che domani farà ancora più freddo?"»

«Basta sentir pronunciare un certo nome e subito ci si ritrae. Ci viene presentato un uomo e subito vien chiusa la pratica che lo riguarda. Quest'uomo in seguito potrà dire ciò che vuole, non riuscirà più a tornar su dalla botola in cui lo abbiamo fatto precipitare, non potrà più uscirne. Tutto ciò che quest'uomo poi ci mostrerà di sé verrà da noi sentito come lo sfacciato volersi-mettere-in-mostra di uno che è indesiderato, di uno che per noi è semplicemente un'apparizione disgustosa.»

«Quando si vedono le persone prima di conoscere il loro nome, allora è il nome che, a sentirlo pronunciare, gli si adatta sempre»

«"Della maggior parte delle persone, sa, in realtà non occore sapere nulla all'infuori del nome". Nel nome è contenuto tutto ciò che bisogna sapere. [...] "L'uomo che corrisponde a un dato nome, non smentisce mai questo nome. Esistono dei nomi che, a sentirli pronunciare ci risultano più stomachevoli della cosa più disgustosa che si possa immaginare. [...] Sono i nomi che dànno forma alle persone»

«Attraverso da solo il villaggio e mi aggrappo alle opinioni della gente, ecco cos'è. E al Cielo che non confina con nulla, che dunque non è nulla. Così mi trovo all'Inferno e in realtà son costretto al silenzio.»

«Ciò che si mette sulla carta non corrisponde mai al vero»

«La politica è l'unica cosa interessante di tutta la storia umana. Conferisce a tutto un contenuto spirituale.»

«I giornali sono il più grande miracolo di questo mondo, sanno tutto e solo grazie a essi il mondo e l'universo esistono davvero, l'idea di tutte le cose viene tenuta in vita. [...] "I giornali fanno bene a rispecchiare l'uomo così com'è, cioè ripugnante"»

«Gli artisti sono i figli e le figlie della ripugnanza, della spudoratezza suprema, sono i figli prediletti e le figlie predilett della lussuria, gli artisti, i pittori, gli scrittori, i musicisti, sono i volontari della masturbazione sul globo terrestre, sono i disgustosi centri di convulsioni, le sue periferie ulcerose, i suoi processi infettivi purulenti. Vorrei dire: gli artisti, sono i grandi emetici dei nostri tempi [...] Gli artisti non sono forse l'armata devastatrice della ridicolaggine e del fecciume? Legato al pensiero degli artisti scopro sempre il lato infernale della mancanza di scrupoli morali...»

«Solo all'inizio il rapporto tra due giovani che si sono avvicinati - all'improvviso o lentamente, ma poi con la rapidità del fulmine - è qualcosa, ma già allora tende a trasformarsi al più presto in dolore - disse il pittore. - E' così bello, è prezioso finché non è ancora nulla, - disse lui.»

«Mi sono domandato spesso che cosa mai crei in noi quello stato d'animo che deve per forza rendere infelici due giovani. Come sono giovane io! Sì! E' finita!»

«Io questo silenzio per tutta la vita l'ho considerato come una malattia della natura estenuata, come lo spaventoso abisso spalancato dell'anima. Questo silenzio fa davvero orrore alla natura.»

«I medici, sa, sono dei contafrottole! Artigiani, sì! Certo, i medici non possono subito dire in faccia ai loro pazienti che sono inguaribili..., che la medicina non è altro che una specie di superficiale tranquillante per il corpo e per la psiche...»

«Comprensione delle cose? No. Mi limito a guardarle. Perché non mi uccidano. [...] La morte non vuole che ci si occupi di lei, - disse lui. - [...] E' per questo che continuo a occuparmi della morte!»

«L'estate è "calda e piena d'angoscia". L'inverno "freddo e sinistro".»

«Non si può far nulla senza che se ne parli in giro, senza che diventi di pubblico dominio. E diventa di pubblico dominio anche e soprattuttto quando si teme che diventi di pubblico dominio...»

«I bambini sono dei mostri... Potenti e crudeli come mostri»

«Quanto più si sa delle natura, tanto meno la si conosce, tanto meno c'importa di lei.»

«Tutto scorre come i fiumi condannati dalla natura ad essere sempre ugualmente ricchi o poveri d'acqua.»

«Gli zingari sono dei rimasugli, e i rimasugli di un mondo che fa venire il voltastomaco a se stesso.»

«"Lo vede il teatro della paura? Il teatro della mancanza di autonomia di Dio? Di quale Dio?" Si voltò e disse: "Dio è un unico grande imbarazzo! Uno spaventoso imbarazzo degli astri! Ma" - disse lui, avvicinando l'indice alle labbra, "meglio non parlarne".»

«Provo compassione per questa tragedia, per questa commeia, non provo alcuna compassione per questa tragedia, per questa tragicommedia inventata da me solo, per queste ombre inventate da me solo, per questi tormenti d'ombra, per queste ombre di tormenti, per questa tristezza infinita...»

«Un simile spettacolo è un prodotto della ridicolaggine, della ridicolaggine divina, un simile spettacolo, vede, Lei deve sapere, non è altro che una grande risata...»

«Qualche volta la natura stessa ci tira il collo, la natura che è priva di semplicità, e allora si scopre: l'orribile complicazione dell'orribile natura.»

«Solo alla morte, solo al futuro si può ricollegare la speranza.»

«Capita che abbia conseguenze mortali qualcosa che non avrebbe dovuto avere conseguenze mortali. Capita più spesso di quanto non si creda. Fuori dalle mura dell'ospedale.»

«L'uomo che si contorce come un verme in tutti gli specchi in cui è costretto a guardarsi.»

«L'uomo più insignificante è in grado di prendere decisioni che di solito spettano soltanto ai re.»

«"Bisogna stare attenti a non vivere più a lungo di quanto si sia in grado di sopportare" - disse lui - "La vita è una causa che si perde sempre, qualunque cosa si faccia e chiunque si sia. Questo era già stabilito prima ancora che l'uomo venisse al mondo".»

«La ribellione conduce a una disperazione ancora più profonda, - disse lui - E niente distrazioni. Dai quattordici anni in poi niente più distrazioni.»

«Padre Nostro che sei all'Inferno, che non venga santificato nessun nome. Che non venga a noi nessun Regno. Che non sia fatta nessuna volontà. Come all'Inferno così in terra. Negaci il nostro pane quotidiano. Non rimetterci nessuno dei nostri peccati. Come noi non li rimettiamo ai nostri debitori. Inducici in tentazione e non liberarci dal male. Amen. E' così che vanno le cose, disse lui.»

«L'uomo è un inferno ideale per i suoi simili.»

«Bisogna accettare il dolore "come la visione di un ponte che non si sa dove conduca".»

«La gente non sa che farsene di se stessa, disse. Le stazioni sono "centri di pazzie incatenate l'una all'altra. Qui si può studiare a fondo la brutalità".»

«Aveva l'aspetto di un uoo per il quale tutto è un breve gioco da bambini che finisce con la morte. Inganno. Lui oramai non era altro che brandelli di parole e uno squinternato fraseggio.»

«L'uomo non è proprio fatto per essere sposato. La donna sì, l'uomo no.»

«La Luna non dista dalla Terra quanto la ragione dal cuore dell'uomo.»

«La verità giace sul fondo come l'inesplorabile.»

«In realtà non esiste l'intollerabile, - disse lui -, l'intollerabile dovrebbe essere la morte, la morte invece è tollerabile.»

«Ci si butta a capofitto in mezzo alla gente ordinaria - disse il pittore - e si cade sempre più in basso, molto più in basso di loro.»

«Gli uccelli canori sono i messaggeri del dolore. Il debole non ha una legge che lo difende.»

«Un uomo congelato lo si può rompere come un pezzo di pane secco.»

«La gente moriva lasciando a metà una frase incominciata, senza riuscire a finirla, la gente moriva a metà di un grido di aiuto. E le stelle allora scintillavano come chiodi piantati lì per tenere inchiodato il cielo.»

«Il mondo è lontano mille miglia dal proprio spettacolo che è stato abbandonato con la spietatezza di una madre crudele che fugge seguendo il suo amante.»

«Camminare insieme finché questo significa precipitare insieme, uccidersi vicendevolmente.»

«Chi giace nel letto insieme ad un altro pensa che tutto ciò che vi è di così terribilmente malvagio - basta uno scintillio maligno negli occhi del vicino - potrebbe essere vero. E che se non è vero fa male ugualmente.»

«Allora lui crede di riuscire ad essere come gli altri, ma non ci riesce. Crede di passare inosservato e per questo appare ancora di piú come un corpo estraneo in mezzo a loro.»

«Dappertutto si viene infastiditi, – disse il pittore, – possiamo fuggire dove vogliamo. E come se tutti non avessero altro scopo che quello di infastidirci. Un istinto che s’insinua dappertutto in un baleno. Contro qualcuno.»

«Non ci si può difendere. Ci si dibatte, ma non serve a niente. I colpi che sferriamo ci vengono restituiti cento volte. E che cosa sono poi le strade? Un serpeggiare, un saliscendi di incontri fastidiosi. E le piazze? Un assembramento di gente che ci infastidisce. E tutto questo, sa, si trova dentro di noi, non altrove in qualche posto lontano da noi!»

«Volti belli e schietti tutt’a un tratto si rivelano delle trappole, paesaggi primaverili diventano centri dove imperversa la peste»

«Non esistono mezzi di salvezza, sa, non c’è piú nulla che si possa tentare né con “l’arte” né con “l’ossessione”, con nulla. L’insonnia sarebbe una circostanza attenuante se non fosse sempre accompagnata dall’obnubilamento dei sensi. »

«La locanda è buia e la gente vi si aggira, in preda ai propri terribili deliri, cosí misteriosamente immersa in essi da non riuscire a morire, sa, mentre fuori regnano tenebre ancora piú profonde. Mentre alla locanda tutto dorme, aumenta l’ostilità che incombe da ogni parte.»

«La tragedia non è sempre tragica, non viene sempre vissuta come tragedia, benché si tratti sempre di una tragedia... Nessuna tragedia sconvolge il mondo. Nulla è tragico. Il ridicolo è infinitamente piú potente di ogni altra cosa». Dentro al ridicolo vi sono «tragedie in cui ci si addentra senza essere muniti di una lampada come dentro a una buia miniera». Nel ridicolo c’è la disperazione. «È come se, – disse Strauch, – l’orrore fosse diventato realtà»»

«È atroce che dentro alle tragedie si debbano cercare sempre nuove atroci tragedie». 

«L’enorme miseria non è forse anche l’enorme felicità? L’enorme vulnerabilità degli intrecci dentro al cervello...?» L’uomo esiste «nella sua realtà di fatto», e poi: «Al mondo non vi sono che giustizieri e coloro che temono i giustizieri e che non vorrebbero essere altro che dei giustizieri...», e poi: «Al cielo verrebbe la pelle d’oca se sapesse qualcosa che noi non sappiamo. Qualcosa di sinistro? Di sera c’è sempre un’oscurità multidimensionale tra le pareti di roccia». 

«Quando muore uno che è piú giovane di noi, ci spaventiamo. Perché? Erano incerti se seppellirlo in una bara bianca o in una bara nera, si sono decisi per la bara nera. Di colpo. Sul tavolo c’erano ancora i piatti e le posate che lui avrebbe usato se fosse ritornato a casa vivo». 

«La bara del boscaiolo venne portata a spalle da quattro dei suoi ex compagni di scuola. Il parroco disse qualcosa a proposito della vita «breve ma gradita al Signore» del boscaiolo.»

«Stavo proprio riflettendo su una frase di Pascal, – disse, – sulla frase: “la nostra natura è in movimento, la calma assoluta è la morte”». Disse: «Ovunque io vada partendo da questa frase arrivo sempre sconvolto».

«Quand’è che siamo nel fiore degli anni? Quand’è che ci capita? «Ha quarant’anni?» domandai. «Può darsi che abbia quarant’anni, – disse il pittore»

«All’improvviso, disse lui, s’era completamente reso conto di quale fosse stata la sua disgrazia, «un certo giorno di cui, deve sapere, potrei dirLe la data cosí come potrei dirLe i nomi delle persone con cui ho avuto a che fare quel giorno; gente di città, gente di grandi città, tutti saldamente ancorati al mondo che s’erano costruiti, allo spazio vitale di una fabbrica oppure di una galleria d’arte che fa buoni affari nel centro della città, oppure all’ambiente che si crea attorno a un’invenzione che loro avevano fatto e che gli fruttava grosse somme di denaro, oppure gente che era semplicemente felice senza sapere perché e come né si preoccupava di scoprirlo, con cui avevo dei rapporti che via via mi facevano un effetto demoralizzante, mi annoiavano a morte e mi ripugnavano, dei rapporti che col tempo degeneravano; passavo intere notti in casa di quella gente; mi facevo mostrare montagne di fotografie, davanti a me loro rovesciavano interi cervelli pieni di barzellette sporche e io ero costretto a ridere e ridevo davvero e bevevo, ridevo e dormivo, spesso sul pavimento, poi ero di nuovo costretto a tirar fuori i grandi nomi dell’arte ed ero in uno stato cosí miserando che però sembrava attirarli, quella miseria che era dentro di me e che si esprimeva nella mia persona li attirava, mi portavano con sé in questo o in quel luogo e volevano unirmi una volta per tutte alle loro vite, finché non giunse il momento, quel certo giorno, in cui capii che dovevo farla finita, non tornare indietro, ché tornare indietro era ed è impossibile e la feci finita con loro, la feci semplicemente finita e, lontanissimo da quelle persone e dalle loro abitudini, lontano dai loro averi e dalle loro opinioni, lontanissimo dal loro mondo che non era adatto al mio mondo, proseguii, da solo, su un piano diverso, da un giorno all’altro quando mi resi esattamente conto che ormai non appartenevo piú ad alcun mondo, né a quello dal quale ero appena fuggito, fuggito definitivamente, né a quello dal quale ero venuto né a quello nel quale, senza conoscerlo esattamente, volevo andare, verso il quale mi stavo incamminando, come un evaso dal carcere fuggivo in tutte le direzioni per non cadere nelle mani dei miei inseguitori...» Era una disgrazia non appartenere piú ad alcun mondo, «non avere assolutamente piú nulla». »

«Lei pensa di essere caduto in basso da un luogo altissimo, come gli altri sono arrivati in alto partendo da molto in basso e Lei nel suo disgusto non sa piú come venirne fuori... Queste masse di persone, tutte schiacciate da lancette di orologi che avanzano precise... Lei cerca rifugio su una panchina del parco, ma lí ci stanno sedute persone piú furbe di Lei che già di buon mattino si sono precipitate sulle panchine e stanno lí a leggere certi libroni e mangiano del cibo avvolto in grandi pezzi di carta... Allora Lei si rende conto di tutta la miseria degli impiegati statali, della condizione ignominiosa dei pensionati... E si stringe la testa tra le ginocchia e cerca di non soccombere... E sente come il mondo si contorce nelle sue emicranie, in spasmi atroci, vittima della terribile violenza dell’aria... In camera Sua La minacciano i brandelli dei Suoi ricordi, ecco gli uccelli, quel nero incredibile dalla potenza straordinaria, questa straordinaria situazione di eccezionalità, deve sapere, questa sintesi di abiezione e di follia del mondo nella quale Lei improvvisamente si è trovato immerso, senza la minima idea, in uno stato che Le fa pesare addosso tutte le vicende umane possibili e immaginabili... Poliziotti e carretti di verdura, tutto Le viene addosso, come se volesse distruggerLa... La voce del popolo...»

 «Io non trovo piú modo di utilizzare me stesso, – dice. – Non c’è altro che la mia banalità. La banalità del mondo. Il voltastomaco dovuto alla banalità». 

«Il mio risveglio è uguale al mio addormentarmi, banale. Persino i miei sogni sono banali... E io avrei diritto a ben altro che a dei sogni banali. I miei sogni paurosi sono i sogni paurosi della mia infanzia. Una cosa orribile quando chi è costretto a sognarli è un vecchio. Nessun godimento. Si entra soltanto in uno stato di maggiore stupore e in una solitudine totale. Qui, alla mia sinistra c’è Lei e alla mia destra il mio bastone. Le due sole cose che ancora mi tengono insieme.»

«Il modo in cui dice: «Tutto è nero!» Come se tutto non fosse destinato a nessun altro che a lui e come se premettesse sempre che tutti gli altri portano i paraocchi. Persino il suo modo di pulire le scarpe con l’apposito straccio che tiene sempre in tasca, i suoi tentativi di dimostrare tutto col suo Pascal pur sapendo che non vi è nulla da dimostrare. «Nulla è un vero vantaggio», dice lui. Ed ecco che in sala già ci accoglie l’odore del bollito che non ha ancora finito di cuocere. »

«Le tenebre che ci circondano talvolta assomigliano alle tenebre che, quando tutto è finito, si pietrificano dentro di noi. Il nostro sangue pietrificato come le bizzarre venature del marmo».

 «La vecchiaia è miseria. In ogni caso la vecchiaia non è un merito e tanto meno un trionfo»

«Anche Lei certamente conosce questa situazione: ci si vuole mettere in cammino e non si è in grado di fare un solo passo, il cervello dà un segnale, il cervello è come un colpo di frusta dato al corpo, il corpo invece è un immenso rifiuto a ogni ordine...»

 «La povertà non può che guardare alla ricchezza con occhi sbarrati, null’altro». 

 «Il pittore ieri sera ha definito la caccia «un giudizio di Dio con banali caratteristiche umane».»

«La caccia è l’unica situazione in cui tra le potenze del mondo, tra l’animale e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, tra l’animale e l’animale, non ci si rallegra delle disgrazie altrui», aveva detto mio padre un giorno. »

«È un errore contare sugli uomini. È un grave errore contare su chicchessia. Ho sempre commesso questo errore. Ho sempre commesso questo terribile errore, ho sempre contato sugli uomini!» disse lui».

«Io gelo, poiché la mia testa risucchia ogni forza dal mio corpo. In realtà non fa freddo, ma io gelo. Posso coprirmi quanto voglio, ma continuo a gelare.»

«Le migliori predisposizioni, i migliori presupposti, tutto va a finir male, sa, tutto ciò che si oppone al silenzio assoluto. E in Lei io scopro dei tratti di carattere piuttosto notevoli... Lei sa anche ascoltare. Per quanto mi riguarda, io sono di una durezza incredibile. E non l’ho acquisita a forza di ridere o di piangere, come si crede. No. Certo, alla Sua età si corre il pericolo piú grande: la capacità di fare di sé qualsiasi cosa e poi di non farne niente... Perché Lei, come tutte le persone, non sa qual è il Suo momento. Non si sa mai riconoscere il proprio momento, ecco cos’è!... quando rapidamente si sale oppure si precipita, non se ne sa nulla... quando si sprofonda nell’abitudine del lasciarsi andare e del puro e semplice vegetare.»

«Vede: il mio albero, il mio bastone, il mio polmone, il mio cuore, il mio silenzio, la mia attenzione, la mia deformità...»

«Forse è stato questo a trattenermi dal gesto estremo! Una caratteristica marcata della mia natura è proprio la mortificazione della mia persona. Questo potrà sembrarLe strano, odioso, ma è cosí. Causa ed effetto hanno per me lo stesso significato.»

«E un’altra cosa ancora: la gioia maligna che si prova pensando alle disgrazie altrui! Bisognerebbe riflettere sul fatto che il passato ormai si compone soltanto di questa gioia maligna, questo fatto meriterebbe uno studio generalizzato. Non ci si appoggia a nulla e si è inutili... »

«Io devo farLe notare, – disse il pittore, – che appena a un passo piú in là si pensa in modo del tutto diverso, che a un passo piú in là si esiste in modo del tutto diverso, son sempre le stesse virtú, gli stessi problemi, le stesse omissioni, le stesse impressioni, le stesse cause, ma le conseguenze sono terribilmente diverse... solo a fatica riesco a spiegarmi con Lei, io potrei parlare a un albero, io in effetti sto parlando a una sagoma, sí, a una sagoma, a un concetto flessibile sino alla follia, ma Lei è una persona il cui atteggiamento è sempre quello dell’ascoltatore attento.»

«Se io la smettessi di voler morire, se io la smettessi, ho sempre pensato, di farmi scambiare per un altro... se io la smettessi con le mie idee... Capisce?... Io mi preparo per un viaggio e inganno il mondo... Salgo su mille treni e inganno il mondo... Lo distolgo dal mio luogo di destinazione... Poiché la fine non è niente di piú che la nausea causata da un uomo che è semplicemente in stato di putrefazione... Ebbene sí, anche se la fine è un naufragio bisogna che io subisca questo ultimo atto di sopraffazione sessuale, un atto stupido, imposto da una clausola beffarda e maligna, questa tortura la quale permette al destino dell’esistenza che mi lascio alle spalle di degenerare in una congiura diabolica e sicura dei propri fini. Io non penso affatto alla morte, – disse il pittore, – io non penso affatto alla gloria... non penso affatto alla lussuria, nemmeno alla voluttà della dissoluzione». »

«Quest’uomo Lei, insieme a me (che l’ho inventato per Lei e per me), lo costringe a entrare nel burrone, Lei lo strapazza, lo schiaffeggia, lo riduce ai minimi termini. Lei se lo immagina come uno stormire di fronde, come uno sgretolarsi di rocce, come un digrignare i denti dalla paura, per potersi accompagnare a lui; Lei si comporta come qualcosa di spaventoso e pian piano lo libera dall’ansia portandogli l’irripetibile testamento della morte... L’uomo capisce che è un addio, ma non oppone piú alcuna resistenza... si lascia cullare dall’impossibilità di provare un vero dolore, dalle Sue astuzie... Dunque noi ora abbiamo messo sulla via dell’inferno un uomo, in un’epoca che si potrebbe chiamare il settimo giorno della de-creazione, l’ultimo, ultimissimo giorno della de-creazione. Cerchi di immaginare che oramai non esiste piú altro che l’aria, che ogni altra cosa in quell’uomo è soltanto ridicola stravaganza, una sensazione che si limita a zoppicare dietro al suo cervello ormai dissolto nel nulla... Quell’uomo potrà sí ancora avere dentro di sé qualche legame con un mondo che lo avvince, con la madre e col padre per esempio, con città e con esperimenti scientifici, con idee relative a qualche lavoro manuale, con tendenze cannibalesche del tutto primitive di un cervello animalesco sottosviluppato che immaginiamo sia lontanissimo da ogni scienza... »

«Cerchi di ricordare la Sua affermazione durante la sola passeggiata che abbiamo fatto insieme quest’anno: «I legami del sangue improvvisamente diventano irreparabili».»

«Il mondo è una graduale riduzione della luce», dice lui. E poi, questa sera: «In me tutto è prosciugato come il letto di un fiume, tutto dentro di me è come un fiotto di sangue raggrumato»

«È tardi. Tuttavia vorrei pregarLa di riflettere sulle «punizioni» che lei ha inflitto a Suo fratello durante l’infanzia. Sulle «bugie» che Lei ha messo in giro sul conto di Suo fratello durante l’intera infanzia e la giovinezza.»

«Oggi abbiamo fatto un gioco insieme, abbiamo giocato a chi di noi due riusciva a far piangere l’altro! (Questo gioco, come io ora so, Lei lo ha spesso giocato con Suo fratello). Suo fratello è perduto»

«Suo fratello (che ora è quasi costantemente insonne!) chiama la maternità semplicemente suicidità. La procreazione di una persona (lui si riferisce a se stesso infliggendosi un castigo col proprio intelletto) è: la decisione da parte del padre (in primo luogo) e della madre (in secondo luogo) di generare, di mettere al mondo il proprio figlio come un suicidio permanente, l’improvvisa sensazione predominante di «aver già realizzato un nuovo suicidio».

«Perché e di quali cose s’infischia, io so che cosa avviene continuamente dentro di lui, chi è questo pittore Strauch, questo uomo costantemente perseguitato, che si crede una nullità, che sulla carta ha un fratello e una sorella e altre persone, ma che in verità è sempre stato solo, che è stato solo in modo ancor molto piú miserevole di quanto non si possa desumere dal mio resoconto, solo com’è sola una mosca che d’inverno si trovi nella stanza di uno che vive in una grande città, una mosca inseguita da costui e dai suoi figli e in fine schiacciata contro un muro quando quelle persone credono di sentirsi perseguitate da quella mosca, irritate, aggredite nel modo piú inaudito, si radunano nella loro abitazione e decidono di far fuori quella bestiaccia, come dicono nella loro esaltazione, di far fuori quel mostro! che gli appesta quella sera di festa – senza sapere che cosa sia una mosca e che cosa avvenga dentro di lei, specialmente in una mosca che d’inverno si trovi in una stanza d’una grande città.»

«Il suicidio è la mia natura, deve sapere», dice lui.»


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