"Per parte sua lui, Barabba, non aveva madre, né padre del resto; non aveva mai sentito parlare di loro.
E neppure parenti, almeno che lui sapesse.
Così se fosse stato lui ad essere crocifisso non ci sarebbero stati tanti lamenti.
Non come intorno a quell'altro.
Ma non pregò, perché era un delinquente e la sua preghiera non avrebbe potuto essere accolta, specialmente perché il suo delitto non era stato espiato."
"perché chi è condannato a morire è già morto e quando poi viene messo in libertà e graziato è come se già fosse stato morto, e che lui morto era stato e che era nientemeno che risuscitato; la qual cosa è ben diversa dal vivere e operare come tutti."
"Non sapevano che era stato messo in libertà? Quando mai avrebbero capito, si sarebbero convinti che non era lui che era stato crocifisso? Il sole sfolgorava ed era strano quanto penassero i suoi occhi ad abituarsi bene a quella luce violenta."
"L'uomo se ne stava lì e allungava le labbra e, ogni tanto, scuoteva la sua grossa testa.
Come tutti gli uomini semplici, era solito manifestare le sue inquietudini con i movimenti della persona."
"Perché: chi non ha, in qualche modo (e non importa quale), mancato di fede?
Mai più nessuno sarebbe andato a cercare là dentro.
Giacevano e si agitavano nel sonno, ma ormai più nessuno era da compiangere."
"Desideri tu pure dei miracoli da me? aveva domandato.
No, Signore.
Non voglio questo.
Son qui soltanto per vederti passare."
"Giaceva con gli occhi spalancati e le stelle vi si rispecchiavano ed essa pensava come era meraviglioso che diventassero sempre più numerose quanto più le guardava.
Sì, era stato così: essi avevano dovuto scacciarla ed era destino che lei dovesse vivere come le bestie nelle loro spelonche."
"La gente aveva sempre dimostrato che non gli voleva bene e che non desiderava d'avere a che fare con lui.
Forse, era causa di ciò il suo aspetto; forse, lo era quella ferita di coltello tra la barba di cui nessuno aveva mai saputo l'origine; forse, quei suoi occhi, tanto infossati che nessuno riusciva a guardarvi dentro.
Barabba sapeva molto bene tutto questo."
"Ma quelli veneravano il loro crocifisso e i suoi patimenti, la sua miserevole morte, che per loro non era ancora miserevole abbastanza; veneravano la stessa morte."
"Tu credi che io ti possa raccontare qualche cosa del regno dei morti? Non posso.
Il regno dei morti è il nulla.
Esiste; ma è il nulla."
"Il regno dei morti è il nulla.
Ma, per chi vi è stato, anche tutte le altre cose sono niente."
"Il savio della "Legge" divenne da ultimo così impaziente che si chinò e raccattò egli stesso una grossa pietra tagliente e la scaraventò con tutta la sua senile energia contro la Leporina.
La pietra la colpì davvero ed essa vacillò e levò un po' in alto, sconsolata, le sue esili braccia.
La moltitudine proruppe in un selvaggio urlo di consenso e il savio della "Legge" stette a guardare laggiù all'opera sua, manifestamente assai soddisfatto di quella."
"Barabba si fece largo fino al margine della fossa e di là vide, giù nella fossa, la Leporina che vacillava, movendo alcuni passi avanti con le mani protese e gridava "E' venuto! E' venuto!...
Io lo vedo, io lo vedo!..." Poi cadde in ginocchio e parve che volesse afferrare qualcuno per il lembo del mantello, mentre, con la sua voce nasale, "Signore", diceva "come avrei potuto fare testimonio per te? Perdonami... perdona".
Poi stramazzò sulle pietre insanguinate ed esalò lo spirito."
"Egli guardava il volto di lei, che, per caso, non era molto offeso.
E neppure era molto più smorto di quando essa viveva, perché non poteva impallidire di più.
Era affatto trasparente e la cicatrice del labbro superiore si era fatta così piccola come se non significasse più nulla.
E veramente era così, adesso: non significava più nulla."
"Contemplava la terra deserta che si apriva davanti a lui, morta e squallida e rischiarata dalla morta luce della luna.
Sapeva che da ogni parte si distendeva a quel modo.
La conosceva senza che dovesse guardarsi intorno.
"Amatevi l'un l'altro"...
Guardò per un poco ancora il volto di lei.
Poi la sollevò e riprese a camminare verso i monti."
"Se era il salvatore, perché non l'aveva salvata? Avrebbe ben potuto farlo se avesse voluto.
Ma a lui piaceva il dolore, il suo e quello altrui."
"Quando lo sguardo era tornato, era divenuto anche più incerto di prima e spaurito, come quello d'un cane, sottomesso, ma sfavillava ancora, talvolta, di quell'odio che sua madre aveva sentito contro tutto il creato quando lo aveva messo al mondo."
"Erano Eliahu e la donna moabita che egli doveva ringraziare di questo: ancora una volta, gli avevano dato la vita e gliel'avevano data sebbene l'uno e l'altra l'avessero non amato, ma odiato.
E neppure si erano amati tra loro.
Tanto poca importanza ha l'amore! Ma egli non sapeva quanto dovesse loro ed al loro sciagurato amplesso."
"Simili ad ombre, dissanguati, continuavano a vivere, di anno in anno, sempre nella stessa penombra, sommersi nel loro regno della morte, guidati dalle loro tremule lampade e, ai loro posti, da un fuoco di resina.
Giù dalla bocca della miniera filtrava un po' di luce diurna e là essi potevano levare lo sguardo a qualche cosa che forse era il cielo.
Ma, della terra, di quel mondo al quale una volta avevano appartenuto, nulla potevano scorgere."
"Si godevano il sole, anche se i loro corpi smagriti grondavano sudore, anche se erano trattati in tutto come bestie e, in verità, per nulla meglio di prima."
"Quando si svegliavano al buio, di notte e si accorgevano di non essere incatenati insieme, quasi provavano una specie di angoscia, finché non erano certi di essere, comunque, l'uno accanto all'altro come prima.
Provavano, allora, un senso di sollievo."
"L'uno era un meschino soggetto e l'altro uno scempio: ma come erano usciti dalla cava, fuori dall'inferno? Chi poteva averli aiutati? Il problema era questo.
Ma non era una cosa, poi, che in verità lo riguardasse.
Bastava aspettare e tutto si sarebbe chiarito.
La spiegazione viene sempre, in un modo o in un altro.
Tutte le cose si spiegano, per dir così, da se stesse.
Ma bisognava, s'intende, tenerle sott'occhio."
"No, a lui più non interessava questo mondo.
Gli era indifferente.
Così, almeno, lui pensava.
Ma quel mondo non gli doveva affatto essere indifferente come egli credeva.
Perché egli lo odiava."
"Mentre tornava in città per la via Appia nella notte, Barabba si sentiva molto solo.
Non perché nessuno camminava al suo fianco sulla strada, né perché non incontrava anima viva, ma perché era solo nella notte sconfinata che incombeva su tutta la terra, solo nel cielo e sulla terra, fra i morti e fra i vivi.
Lo era sempre stato, ma non lo aveva capito mai come ora."
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