domenica 6 settembre 2026

Note da "Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell'elaborazione delle memorie traumatiche" di Bessel Van Der Kolk


"Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato… Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto."
KHALED HOSSEINI, Il cacciatore di aquiloni

"Questo è ciò che fa il trauma. Interrompe la trama…"

“la nostra sofferenza ha origine, in primo luogo, nelle bugie che raccontiamo a noi stessi”.

"L’immaginazione è essenziale per la qualità della nostra vita. Ci permette di allontanarci dalla routine quotidiana, fantasticando di viaggi, cibo, sesso, innamoramento, o di poter avere, per esempio, l’ultima parola: tutto ciò che rende la vita interessante. L’immaginazione ci dà l’opportunità di contemplare nuove possibilità: è una provvidenziale rampa di lancio per realizzare i nostri desideri. Accende la nostra creatività, ci risveglia dalla monotonia, allevia il dolore, accresce il piacere e arricchisce le nostre relazioni più intime. Quando le persone sono costantemente e compulsivamente catapultate nel passato, ovvero all’ultima volta che hanno sentito un intenso coinvolgimento ed emozioni profonde, soffrono di un deficit dell’immaginazione, di una perdita di flessibilità mentale. Senza immaginazione non c’è speranza, non c’è modo di contemplare un futuro migliore, non ci sono posti dove andare, né obiettivi da raggiungere."

"Dopo un trauma, il mondo, di fatto, si divide in quelli che sanno e in quelli che non sanno. Non ci si può fidare delle persone che non hanno condiviso l’esperienza traumatica, perché non possono comprenderla. E ciò interessa, spesso e tristemente, le mogli, i figli e i colleghi di lavoro."

"Sia che il trauma fosse avvenuto dieci anni prima o più di quaranta, i miei pazienti non riuscivano a colmare l’intervallo tra le loro esperienze di guerra e la vita attuale. In qualche modo, lo stesso evento, che causava loro così tanto dolore, costituiva anche la sola fonte di significato. Si sentivano pienamente vivi soltanto nel rivisitare il loro passato traumatico."

Maggiore è il dubbio, maggiore è la consapevolezza; minore è il dubbio, minore è la consapevolezza. Senza dubbio, non ci può essere consapevolezza.
C.C. CHANG, The Practice of Zen

"Dopo aver rifiutato di mangiare per più di una settimana e aver rapidamente cominciato a perdere peso, i medici decisero di alimentarla in modo forzato. Ci vollero tre di noi per tenerla ferma, un infermiere per inserirle in gola il tubo di gomma e un altro ancora per versare i liquidi nel tubo. Più tardi, durante una confessione notturna, Sylvia, con fare timido ed esitante, mi parlò della sua infanzia e degli abusi sessuali perpetrati da parte del fratello e dello zio. Mi resi conto allora, che il nostro modo di “prenderci cura” di lei doveva averle fatto esperire sensazioni e sentimenti molto simili a quelli che si possono provare nel corso di uno stupro di gruppo. "

"se si fa qualcosa a un paziente che non si farebbe mai a un amico o a un bambino, chiediamoci se non si stia inconsapevolmente replicando un trauma del passato di quella persona."

"Semrad ci insegnò che la maggior parte della sofferenza umana è legata all’amore e alla perdita e che il lavoro dei terapeuti consiste nell’aiutare le persone a “riconoscere, vivere e sopportare” la realtà della vita, con tutti i suoi piaceri e i suoi dispiaceri. “Le maggiori cause della nostra sofferenza sono le bugie che raccontiamo a noi stessi”, diceva, esortandoci a essere onesti con noi stessi su ogni aspetto della nostra esperienza."

"le persone non possono mai migliorare senza sapere ciò che sanno e senza provare ciò che sentono."

"Un importante manuale di psichiatria osò affermare: “La causa della malattia mentale è oggi considerata una anomalia del cervello, uno squilibrio chimico”."

"La mera opportunità di scappare non fa sì che gli animali traumatizzati, o le persone traumatizzate, prendano la via della libertà."

"Ero attratto dal lavoro di Maier. Quello che avevano fatto a quei poveri cani era esattamente quello che era successo ai miei pazienti traumatizzati: erano stati esposti a qualcuno (o a qualcosa) che aveva inflitto loro un terribile dolore, da cui non avevano avuto modo di fuggire."

"Un gruppo di giovani ricercatori, tra i quali Steve Southwick e John Krystal di Yale, Arieh Shalev della Hadassah Medical School di Gerusalemme, Frank Putnam del National Institute of Mental Health (NIMH) e Roger Pitman, poi ad Harvard, stavano scoprendo che tutte le persone traumatizzate continuano a secernere grandi quantità di ormoni dello stress, anche dopo che il pericolo è passato."

"Idealmente, il nostro sistema ormonale legato allo stress dovrebbe fornire una risposta immediata alla minaccia, per poi tornare rapidamente in equilibrio. Nei pazienti con PTSD, tuttavia, questo sistema non funziona. Le risposte di attacco/fuga/congelamento persistono anche quando il pericolo è svanito e, come nel caso dei cani, impediscono di tornare alla normalità."

"Seligman e Maier avevano scoperto, per esempio, che l’unico modo per insegnare ai cani traumatizzati a evitare la scossa elettrica, una volta aperte le gabbie, era quello di portarli, più e più volte, fuori dalle gabbie stesse in modo che potessero sperimentare fisicamente come fare a cavarsela."

"Per esempio, quando i ricercatori introdussero nell’esperimento un suono forte e fastidioso, i topi che erano stati allevati in un ambiente caldo, con abbondanza di cibo, si diressero, immediatamente, verso la tana. Allo stesso modo, i topi cresciuti in un ambiente rumoroso, con scorte di cibo scarse, corsero verso la tana, anche dopo aver trascorso del tempo in un ambiente più piacevole:13 gli animali spaventati tornavano alla tana, indipendentemente dal fatto che la tana fosse sicura o meno. Pensai ai miei pazienti provenienti da famiglie abusanti, alle quali ritornavano, finendo per esserne ripetutamente feriti."

"Freud aveva coniato il seguente termine per queste riattualizzazioni traumatiche: “coazioni a ripetere”. Insieme a molti suoi seguaci, credeva che tali riattualizzazioni (o re-enactment18) fossero un tentativo inconscio di controllare una situazione dolorosa, volto a raggiungere il padroneggiamento e la risoluzione del trauma. Tuttavia, non ci sono prove per questa teoria: la ripetizione aumenta solo l’odio verso se stessi, portando con sé ulteriore dolore"

"perché così tante persone sono attratte da situazioni pericolose o dolorose? Avevamo, infine, trovato uno studio che spiegava come le attività paurose o dolorose possano, in un secondo momento, diventare esperienze eccitanti"

"Si diventa dipendenti dalle droghe ricreative perché, nell’immediato, fanno sentire molto bene, ma anche attività come la sauna, la maratona o il paracadutismo, che, inizialmente, procurano disagio e persino terrore, alla fine possono diventare molto piacevoli. Questo adattamento graduale segnala il raggiungimento di un nuovo equilibrio chimico all’interno del corpo: è questo il modo in cui i maratoneti riescono a ottenere un senso di benessere e di euforia dallo spingere il loro corpo al limite."

"A questo punto, proprio come con la tossicodipendenza, cominciamo a desiderare di svolgere quell’attività, deprimendoci qualora non sia possibile farlo. Col tempo, le persone sono più tormentate dalla sofferenza dell’astinenza che dall’attività in sé."

"Questa teoria potrebbe spiegare perché alcune persone paghino per essere picchiate, o si brucino con le sigarette o perché siano attratte solo da persone che fanno loro del male. La paura e l’avversione, in modo perverso, si trasformano in piacere."

"Dopo aver osservato che il 75% dei soldati gravemente feriti sul fronte italiano non chiese la morfina, un chirurgo, di nome Henry K. Beecher, ipotizzò che “le emozioni forti possono bloccare il dolore”."

"per molte persone traumatizzate, la riesposizione allo stress potrebbe fornire una sensazione simile alla percezione del sollievo dall’ansia."

"Altri ricercatori avevano dimostrato che esemplari di scimmie maschi-dominanti avevano livelli di serotonina molto più alti, rispetto ad animali di rango più basso, ma il livello di serotonina diminuiva quando veniva impedito loro di mantenere il contatto visivo con le scimmie che avevano dominato. Al contrario, le scimmie di basso rango, che avevano ricevuto supplementi di serotonina, si distinguevano dal gruppo, mostrando atteggiamenti di leadership.23. L’ambiente sociale interagisce con la chimica del cervello. La manipolazione di una scimmia verso una posizione di dominanza gerarchica inferiore aveva diminuito i livelli di serotonina, mentre l’incremento chimico della serotonina aveva elevato il rango delle scimmie prima subordinate. "

"L’8 febbraio del 1988, un lunedì, il Prozac venne messo sul mercato dalla società farmaceutica Eli Lilly. Il primo paziente che vidi quel giorno era una giovane donna con una terribile storia di abuso infantile e con una grave sintomatologia bulimica: trascorreva gran parte della sua vita tra abbuffate e condotte di eliminazione del cibo. Le prescrissi il Prozac e, quando tornò, il giovedì successivo, disse: “Gli ultimi giorni sono stati molto diversi: ho mangiato quando avevo fame e ho trascorso il resto del tempo svolgendo i miei compiti scolastici”. È stata una delle affermazioni più importanti che io abbia mai ascoltato nel mio studio."

"Dopo quella seduta, chiamai una persona di mia conoscenza alla Eli Lilly, dicendole: “Avete a disposizione un farmaco che aiuta le persone a stare nel presente invece di sentirsi bloccati nel passato”. In seguito, la Eli Lilly mi elargì un piccolo finanziamento per studiare gli effetti del Prozac nel PTSD in sessantaquattro persone – 22 donne e 42 uomini –; era il primo studio sugli effetti di questa nuova classe di farmaci sul PTSD. "

"Il Prozac si dimostrò decisamente più efficace rispetto al placebo per i pazienti della Trauma Clinic. I pazienti dormivano meglio, avevano un maggiore controllo sulle loro emozioni ed erano meno preoccupati del passato,"

"ricevere una pensione o un sostentamento per l’invalidità impedisce alle persone di stare meglio. Dopo tutto, l’amigdala non sa nulla di pensioni, rileva solo minacce."

"Jeffrey Gray aveva ragione: l’aumento del livello di serotonina rendeva i miei pazienti meno reattivi."

 "La teoria secondo cui la malattia mentale è causata principalmente da squilibri chimici nel cervello, correggibili con farmaci specifici, è, ormai, largamente accettata, da parte sia dei media sia dei consumatori, nonché dalla classe medica.27 In molti casi, i farmaci hanno rimpiazzato la terapia, permettendo ai pazienti di reprimere i loro problemi senza affrontare le questioni di fondo."

"Dopo aver condotto numerosi studi sui farmaci per il PTSD, capii che gli psicofarmaci hanno un importante rovescio della medaglia: finiscono col “distrarre” dall’occuparsi dei problemi sottostanti. Il modello della malattia mentale rischia di “prendere il sopravvento” sul destino delle persone e rischia di rendere i medici e le compagnie assicurative responsabili del perpetuarsi dei problemi dei pazienti. "

"Mezzo milione di bambini negli Stati Uniti assume attualmente antipsicotici. È quattro volte più probabile che bambini appartenenti a famiglie con basso reddito ricevano antipsicotici rispetto ai bambini coperti da assicurazione. Questi farmaci, spesso, vengono utilizzati per rendere i bambini abusati e trascurati più trattabili."

"I bambini che assumono questi farmaci sono anche a rischio di diventare obesi e diabetici."

"Il modello della malattia mentale poggia su quattro punti cardine: 1) la capacità di farci reciprocamente del male si interfaccia con quella di prenderci cura l’uno dell’altro. Ricostruire relazioni e comunità è fondamentale per il ripristino del benessere; 2) il linguaggio ci dà il potere di cambiare noi stessi e gli altri, comunicando le nostre esperienze, aiutandoci a definire ciò che sappiamo e trovando un senso comune alle cose; 3) abbiamo la capacità di regolare la nostra fisiologia, comprese alcune delle cosiddette funzioni involontarie del corpo e del cervello, attraverso alcune attività di base come la respirazione, il movimento, e il tocco; 4) possiamo cambiare le condizioni sociali per creare ambienti in cui i bambini e gli adulti possano sentirsi al sicuro e crescere in prosperità."

"Essere un paziente, anziché un partecipante attivo del proprio processo di cura, fa sì che la persona sofferente venga separata dalla comunità di appartenenza, divenendo estranea al proprio senso di sé interno." 

Si osservano tantissime cose guardando.
YOGI BERRA1

"così come per molti genitori che hanno perso i loro figli, il sorriso allegro dei bambini si era trasformato per lei in un potente trigger."

"Era già ben noto che le emozioni intense attivano il sistema limbico, in particolare l’area che, al suo interno, è chiamata amigdala. È compito dell’amigdala avvisarci di un pericolo incombente o attivare una risposta somatica allo stress. "

"Se l’area di Broca non funziona, è impossibile tradurre in parole pensieri ed emozioni. Le nostre scansioni mostravano che l’area di Broca si spegneva tutte le volte in cui era sollecitato un flashback. In altre parole, c’era la prova visiva che gli effetti del trauma non differiscono affatto dagli effetti di lesioni fisiche come l’ictus, anzi, possono sovrapporsi a essi."

"Quando si trovano in condizioni estreme, le persone possono gridare oscenità, chiamare la mamma, urlare di terrore, o semplicemente spegnersi"

"i bambini traumatizzati “perdono la lingua” e si rifiutano di parlare. "

"Laddove il linguaggio non sia disponibile, le immagini ossessive catturano l’esperienza e ritornano sotto forma di incubi o flashback. "

"In contrasto con la disattivazione dell’area di Broca, un’altra regione, l’area 19 di Brodmann, risultava attiva nei partecipanti alla nostra ricerca. Si tratta di una regione della corteccia visiva che registra le immagini che, per prime, entrano nel cervello. "

"Ancora una volta, eravamo testimoni di una regione cerebrale che si riaccendeva come se il trauma stesse accadendo in quel preciso momento."
"le nostre scansioni mostravano chiaramente che immagini del trauma passato attivavano l’emisfero destro del cervello e disattivavano quello sinistro."

"Ora sappiamo che le due metà del cervello parlano linguaggi differenti. La destra è intuitiva, emotiva, visiva, spaziale e tattile e la sinistra è linguistica, sequenziale e analitica. Mentre la metà sinistra del cervello riguarda tutto ciò che è verbalizzabile, la parte destra contiene la musica dell’esperienza. La parte destra comunica mediante le espressioni facciali e il linguaggio del corpo e mediante la costruzione dei suoni dell’amore e della tristezza: cantare, piangere, imprecare, ballare o imitare. Il cervello destro è il primo a svilupparsi nel grembo materno, e supporta la comunicazione non verbale tra mamma e bambino. Sappiamo che il cervello sinistro diventa attivo nel momento in cui i bambini cominciano a comprendere il linguaggio e a capire come parlare. Questo li aiuta a dare un nome alle cose, a confrontarle, a capire le loro interrelazioni e ad iniziare a comunicare in un modo unico e soggettivo le loro esperienze agli altri. "
"I lati sinistro e destro del cervello elaborano anche le tracce del passato in modi completamente diversi.8 Il cervello sinistro ricorda fatti, statistiche e il vocabolario degli eventi. Viene chiamato in causa per spiegare le nostre esperienze e per conferire a esse un ordine. Il cervello destro immagazzina i ricordi del suono, del tatto, dell’odore e delle emozioni che i fatti evocano. Reagisce automaticamente alle voci, alle configurazioni del viso e ai luoghi di cui abbiamo fatto esperienza nel passato. "

"La disattivazione del cervello sinistro ha un impatto diretto sulla capacità di organizzare l’esperienza in sequenze logiche e di tradurre i nostri sentimenti e percezioni dissociate in parole (l’area di Broca, che si spegne durante i flashback, si trova nel lato sinistro). Se non abbiamo la capacità di sequenziare, non possiamo identificare causa ed effetto, capire le conseguenze a lungo termine delle nostre azioni o creare piani coerenti per il futuro. "

"Quando qualcosa riporta le persone traumatizzate al passato, il loro cervello destro reagisce come se l’evento traumatico stesse accadendo nel presente. Ma, poiché il loro cervello sinistro non funziona molto bene, non sono consapevoli di stare rivivendo e rimettendo in atto il passato: sono effettivamente furiose, terrorizzate, arrabbiate, in preda alla vergogna o congelate. Passata la tempesta emotiva, è possibile che possano cercare qualcuno a cui attribuire la colpa di tutto questo. Si comportano in quel modo perché tu eri 10 minuti in ritardo, o perché tu hai bruciato le patate o perché tu “non mi ascolti mai”. "

"Gli effetti insidiosi degli ormoni dello stress costantemente attivati si declinano in problemi di memoria e di attenzione, irritabilità e disturbi del sonno. Contribuiscono, inoltre, a molti problemi di salute a lungo termine, attribuibili a una maggiore vulnerabilità del sistema fisico, in un particolare individuo."
"anche se la mente può imparare a ignorare i messaggi del cervello emotivo, i segnali d’allarme non si fermano. Il cervello emotivo continua a lavorare e gli ormoni dello stress continuano a mandare segnali ai muscoli, perché si preparino all’azione o si immobilizzino nel collasso. Gli effetti fisici sugli organi vanno avanti senza tregua, fino a manifestarsi sotto forma di malattie. Medicine, droghe e alcol possono temporaneamente attutire o cancellare sensazioni e vissuti intollerabili. Ma il corpo continua a conservarne le tracce."
"Rimango sempre impressionato da quanto sia difficile, per le persone che hanno vissuto l’indicibile, trasmettere l’essenza della loro esperienza. È molto più facile, per chi parla di ciò che ha subito, raccontare una storia di vittimizzazione e di rivalsa che notare, sentire e mettere in parole la realtà della propria esperienza interna."

Prima della scoperta del cervello, non vi era nessun colore, né suono nell’universo e non c’era alcun sapore o aroma e probabilmente non c’era un senso delle cose e non vi era alcun sentimento né emozione. Prima del cervello, l’universo era anche privo di dolore e ansia.
ROGER SPERRY1

"Nel momento del disastro, Noam era stato in grado di assumere un ruolo attivo fuggendo, diventando così protagonista del proprio salvataggio. E, una volta al sicuro in casa propria, il campanello d’allarme attivatosi nel suo corpo e nel suo cervello si era spento. In questo modo, la sua mente riuscì a dare un senso a ciò che era accaduto, immaginando persino un’alternativa creativa a quello che aveva visto: un trampolino di salvataggio."
"Essere in grado di muoversi o di fare qualcosa per proteggersi è un fattore essenziale nel determinare se un’esperienza traumatica lascerà cicatrici profonde che rimarranno per molto tempo."
"I problemi psicologici originano dal malfunzionamento dei nostri segnali interni, dal dirottamento delle mappe orientative, dallo stato di paralisi che ci impedisce di muoverci, dalla non corrispondenza tra azione e bisogno e dalla rottura dei rapporti interpersonali."

"Il cervello si evolve dal basso verso l’alto, sviluppandosi, livello per livello, in ogni bambino nel grembo materno, così come nel corso dell’evoluzione. La parte più primitiva, già attiva al momento della nascita, è la parte antica del cervello animale, chiamata spesso cervello rettiliano. "

"Proprio al di sopra del cervello rettiliano vi è il sistema limbico, noto anche come cervello mammaliano, in quanto tutti gli animali che vivono in gruppo e allevano i propri piccoli ne possiedono uno. Lo sviluppo di quest’area del cervello inizia, effettivamente, dopo la nascita: è il luogo delle emozioni, il sistema di controllo del pericolo, il giudice di ciò che è piacevole o spaventoso, l’arbitro di ciò che è determinante o meno per la sopravvivenza. "

"Quando un circuito si attiva in modo ripetuto, può diventare uno schema predefinito: la risposta che, con maggiore probabilità, verrà innescata. Se ci si sente al sicuro e amati, il cervello si specializza nell’esplorazione, nel gioco e nella cooperazione; se si è spaventati e indesiderati, il cervello diventerà esperto nella gestione dei sentimenti di paura e di abbandono."

"Immaginate di partecipare a una festa di compleanno di una bambina di due anni e notate che la piccola Kimberly si coinvolge con voi, gioca, “flirta”, senza alcun bisogno di usare la parola. Queste prime esplorazioni plasmano le strutture limbiche dedicate alle emozioni e alla memoria, che, comunque, possono anche essere marcatamente modificate dalle esperienze successive: possono subire mutamenti positivi grazie a una relazione amicale intima e fidata o al fatto di vivere un bel primo amore, mentre, di contro, subiranno cambiamenti negativi se la persona è esposta a un’aggressione violenta, a fenomeni di bullismo implacabili o a una grave trascuratezza."
"Il cervello emotivo possiede un’organizzazione e una biochimica cerebrali più semplici di quelli della neocorteccia e valuta in modo generico le informazioni in entrata. Pertanto, salta a conclusioni basate su somiglianze approssimative in contrasto con il cervello razionale, organizzato per classificare le informazioni attraverso una complessa serie di opzioni (l’esempio da manuale è quello relativo al trasalire di paura alla vista di un serpente, per poi rendersi conto che si tratta solo di una corda avvolta a spirale). Il cervello emotivo avvia piani di fuga preprogrammati, come la risposta di attacco/fuga. Queste reazioni muscolari e fisiologiche sono automatiche, messe in moto senza alcun pensiero o alcuna pianificazione da parte nostra, lasciando la nostra coscienza e le nostre capacità razionali in sospeso, potendone recuperare l’utilizzo dopo, spesso molto dopo, che il pericolo si è estinto." 
 "i lobi frontali sono anche la sede dell’empatia"

"Uno scrittore paragonò i neuroni specchio a un “Wi-Fi neurale”:10 non cogliamo soltanto il movimento di un’altra persona, ma anche lo stato emotivo e le intenzioni"

"Ma i neuroni specchio ci rendono anche sensibili alla negatività degli altri, rispondendo alla rabbia altrui con la furia o essendo contagiati dalla depressione di chi ci sta vicino."

"il trauma, inevitabilmente, ha a che fare con il non essere visti, il non essere rispecchiati e il non essere presi in considerazione. "

"Il trattamento deve riattivare la capacità di rispecchiare e di essere rispecchiati in sicurezza, ma anche la capacità di non essere dirottati dalle emozioni negative degli altri. "
"A pericolo scampato, il corpo ritorna piuttosto velocemente a uno stato normale. Ma se la ripresa si dovesse bloccare, il corpo è sollecitato a difendersi, con conseguente agitazione e costante stato di attivazione. Se, in condizioni normali, il rilevatore di fumo funziona abbastanza bene nel captare i segnali di pericolo, il trauma aumenta il rischio di mal interpretare il significato di una situazione rischiosa o sicura." 

"Studi di neuroimaging su persone con stati emotivi elevati rivelano che paura, tristezza e rabbia intense aumentano l’attivazione di aree cerebrali sottocorticali, implicate nelle emozioni, e riducono significativamente l’attività in varie aree del lobo frontale, in particolare nel MPFC. Quando ciò si verifica, le capacità inibitorie dei lobi frontali vengono meno e le persone “perdono la testa”: hanno risposte di trasalimento rispetto a qualsiasi suono acuto, si infuriano alla minima frustrazione oppure si congelano se qualcuno le tocca."
"le nostre emozioni assegnano un valore all’esperienza e, pertanto, sono alla base della ragione."

"L’esperienza di sé è il prodotto dell’equilibrio tra il cervello emotivo e quello razionale. Quando questi due sistemi sono in equilibrio, ci “sentiamo noi stessi”."

"Quando il nostro cervello emotivo e quello razionale sono in conflitto (come quando siamo arrabbiati con qualcuno che amiamo, spaventati da qualcuno da cui dipendiamo, o amiamo qualcuno di irraggiungibile), ne consegue una sorta di braccio di ferro. Questa guerra è, in gran parte, combattuta sulla scena delle esperienze viscerali – viscere, cuore, polmoni – e comporterà sia disagio fisico sia disperazione psicologica."

"A casa, quella notte, né Stan né Ute volevano andare a dormire. Sentivano che se si fossero lasciati andare, sarebbero morti"

"Non potendo comprendere nel profondo ciò che sta accadendo loro, è impossibile che le persone si sentano pienamente vive. Diventa sempre più difficile sentire le gioie e le fatiche della vita quotidiana e concentrarsi sui normali compiti: non essere completamente vivi nel presente mantiene saldamente imprigionati nel passato."
"Le vittime di abuso sessuale infantile possono anestetizzare la propria sessualità, per poi provare un’intensa vergogna se si eccitano con sensazioni o immagini che richiamano le loro molestie, anche quando quelle sensazioni sono associate al naturale piacere connesso a specifiche parti del corpo."

"Percepire, nominare e identificare ciò che sta succedendo all’interno di noi è il primo passo verso la guarigione."
"Sì, è necessario notare se qualcuno è adirato con noi, ma se l’amigdala è lanciata a tutta birra, il rischio è che la paura che le persone vi odino si cronicizzi, insieme all’idea che gli altri vogliano intenzionalmente farvi del male."

"Le persone con PTSD hanno le porte spalancate. In mancanza di un filtro, sono in sovraccarico sensoriale costante. Per farvi fronte, cercano di chiudersi, sviluppando una visione limitata, iperfocalizzata. Se non possono spegnersi naturalmente, finiscono per fare ricorso a droghe o alcol, nel tentativo di tenere il mondo fuori. La tragedia è che il prezzo della chiusura comprende anche l’inaccessibilità alle fonti di piacere e di gioia."
"Quando non si può essere completamente nel presente, ci si dirige verso i luoghi in cui ciò è possibile, anche se questi luoghi sono pieni di orrore e di infelicità."
"Darwin va avanti a osservare che lo scopo principale delle emozioni è quello di iniziare un movimento, che riporterà l’organismo alle condizioni di sicurezza ed equilibrio fisico."

"Ecco il suo commento sull’origine di ciò che oggi potremmo chiamare PTSD:
I comportamenti per evitare o scappare da un pericolo si sono chiaramente evoluti per rendere ogni organismo competitivo in termini di sopravvivenza. Ma in modo inappropriato una fuga prolungata o un comportamento di evitamento potrebbero mettere l’animale in una posizione di svantaggio rispetto alla riproduzione, utile per una efficace preservazione della specie; ciò poiché la riproduzione, a sua volta, dipende dall’accudimento, dalla protezione e dall’accoppiamento, che sono il contrario dell’evitamento e della fuga."
"Quanti problemi di salute mentale, dalla dipendenza da sostanze a comportamenti autolesivi, iniziano come tentativi di gestire il dolore fisico insopportabile legato alle nostre emozioni?"

"L’espirazione, a sua volta, attiva il sistema parasimpatico, che rallenta il cuore. Se si segue un corso di meditazione o di yoga, il maestro, probabilmente, incoraggerà a prestare particolare attenzione all’espirazione, dato che respiri lunghi e profondi calmano."

2Il nostro cervello è concepito per far sì che noi si funzioni come membri di una tribù. Siamo parte di quella tribù anche quando siamo da soli, sia che ascoltiamo musica (che altre persone hanno creato) sia che guardiamo una partita di basket alla televisione (i nostri muscoli si tendono insieme ai giocatori che corrono e saltano) o che prepariamo un foglio di calcolo per un incontro sulle vendite  (anticipando le reazioni del capo). La maggior parte della nostra energia è spesa per connetterci con gli altri."
"Qualche anno fa, ho sentito Jerome Kagan, professore emerito di psicologia infantile a Harvard, dire al Dalai Lama che, in questo mondo, per ogni atto di crudeltà ci sono centinaia di piccoli atti di gentilezza e connessione. È sua convinzione che “essere benevoli, piuttosto che malevoli, è, con tutta probabilità, una caratteristica intrinseca alla nostra specie”. "

"Svariati studi sulle risposte ai disastri nel mondo hanno dimostrato che il supporto sociale costituisce la protezione più potente contro la sopraffazione prodotta dallo stress traumatico."

"Per supporto sociale non si intende la mera presenza di altri. Il punto cruciale è la reciprocità: essere veramente sentiti e visti dalle persone intorno a noi, sentire di essere compresi nella mente e nel cuore di qualcun altro."

"Non si deve per forza avere una storia traumatica per sentirsi consapevolmente impauriti a una festa con sconosciuti, ma il trauma ha il potere di trasformare il mondo intero in un raduno di alieni."
"Se ci si sente minacciati, si va istintivamente al primo livello, il coinvolgimento sociale: chiediamo aiuto, supporto e conforto alle persone intorno a noi. Ma se nessuno ci presta soccorso, o ci troviamo immediatamente in pericolo, l’organismo ritorna a una modalità più primitiva di sopravvivenza: attacco o fuga. Attacchiamo chi ci attacca o scappiamo verso un posto sicuro.  Tuttavia, se tutto ciò non funziona – non riusciamo a fuggire, siamo trattenuti o intrappolati – l’organismo cerca di preservarsi, spegnendosi e spendendo il minor quantitativo possibile di energia. Siamo, quindi, in uno stato di congelamento (freeze) o collasso. "

"per molte persone, il panico e la rabbia sono preferibili al loro contrario: spegnersi ed essere morti per il mondo. L’attivazione del sistema attacco/fuga fa sì che le persone si sentano almeno piene di energia. Questo ci spiega perché un così alto numero di persone abusate e traumatizzate si senta profondamente vivo di fronte a un pericolo reale, mentre appaia obnubilato in situazioni magari più complesse ma oggettivamente sicure, come feste di compleanno o cene familiari."

"donne con una storia precoce di abuso e di trascuratezza hanno una probabilità sette volte maggiore di essere stuprate in età adulta.  Donne che, da bambine, hanno assistito alla violenza, subita dalle loro madri a opera dei loro compagni, hanno una possibilità molto consistente di divenire, a loro volta, vittime di violenza domestica."

"Sherry riferiva queste cose sorridendo, ma, come spesso accade, le persone ricorrono all’ironia quando devono parlare delle cose più dolorose."
"nella mia esperienza, i pazienti che si tagliano o si tolgono la pelle, come Sherry, sono raramente pazienti suicidari: stanno, di fatto, cercando di sentirsi meglio nel solo modo che conoscono."

"nel tentativo di annullare le sensazioni terrificanti, i pazienti traumatizzati mortificano la capacità di sentirsi pienamente vivi. "
 “Non si può fare ciò che si vuole, se non si sa cosa si sta facendo”. 

"Mente e corpo sono costantemente attivati, come se queste persone fossero esposte a un pericolo imminente. Hanno risposte di trasalimento anche a rumori di lieve entità e sono frustrateda irritazioni di poco conto. Hanno un sonno cronicamente disturbato, e il cibo, spesso, perde quell’aspetto di piacere dei sensi. Tutto ciò, a sua volta, può innescare disperati tentativi di spegnimento delle emozioni stesse, attraverso il freezing o la dissociazione."
"Il suo corpo sentiva la tristezza che la mente non riusciva a riconoscere: si stava allontanando dalla nostra giovane famiglia, i suoi parenti più stretti ancora in vita." 
"alessitimia – un termine greco che indica l’impossibilità di tradurre in parole le emozioni. Molti bambini e adulti traumatizzati non possono descrivere ciò che sentono, semplicemente perché non riescono a identificare il significato delle loro sensazioni fisiche. "

"Invece di sentirsi arrabbiati o tristi, sperimentano dolori muscolari, irregolarità intestinali o altri sintomi senza causa medica. Circa tre quarti dei pazienti con anoressia nervosa e più della metà di tutti i pazienti con bulimia sono spiazzati dai sentimenti e hanno grande difficoltà a descriverli."

"Mostrando immagini di volti arrabbiati o sofferenti a soggetti con alessitimia, i ricercatori rilevarono l’impossibilità, da parte dei soggetti in questione, di identificare i sentimenti delle persone fotografate."

"i pazienti che sono stati violati fisicamente o sessualmente si trovano di fronte a un dilemma: desiderano disperatamente un contatto, ma, al contempo, sono terrorizzati dal tocco fisico."

"In risposta all’essere guardati, andavano immediatamente “in modalità di sopravvivenza”."

Le radici della resilienza sono da ricercarsi in quella sensazione di essere compresi e presenti nella mente e nel cuore di un altro che ci ama, che è sintonizzato e che è padrone di sé.
DIANA FOSHA
"Erano, al tempo stesso, affamati d’affetto e arrabbiati, provocatori. "

"Sembravano sentirsi protetti e al sicuro all’interno delle loro famiglie e, inoltre, si sentivano amati da almeno uno dei genitori, e questo faceva una differenza sostanziale nella loro motivazione a svolgere i compiti scolastici e a imparare."

"rappresentarsi solo esiti disastrosi anche rispetto a situazioni relativamente innocue, chiunque entri nella stanza, qualsiasi straniero, qualsiasi immagine su uno schermo o su un manifesto possono essere percepiti come precursori di una catastrofe. Sotto questa luce, il comportamento bizzarro dei bambini della Children’s Clinic risultava perfettamente comprensibile."

"come la ricercatrice attaccamentista Beatrice Beebe mi disse una volta, la maggior parte della ricerca è una “ricerca di me stessa”"

"gli esseri umani possano essere indotti alla rinuncia di tutto ciò che hanno di caro e di vero – incluso il proprio senso di sé – pur di essere amati e validati da qualcuno che possa costituire per loro un punto di riferimento."
"Amo in modo particolare la seguente espressione del grande psichiatra francese Pierre Janet: “Ogni vita è un’opera d’arte, costruita con qualsiasi mezzo a nostra disposizione”."
"Più sensibile è l’adulto nei confronti del bambino, più profondo sarà il legame d’attaccamento e, con molta più probabilità, il bambino potrà sviluppare delle modalità relazionali sane con le persone intorno a lui."

"Se gli infanti e i bambini piccoli si accorgono di non essere l’oggetto della concentrazione totale della madre, si innervosiscono."

"I bambini con un attaccamento sicuro imparano cosa li fa stare bene; scoprono cosa fa stare male loro e gli altri; acquisiscono un senso di potere: il fatto che le loro azioni possano modificare il proprio sentire e le risposte degli altri. I bambini con un attaccamento sicuro imparano a differenziare le situazioni che sono in grado di gestire da quelle per cui è necessario chiedere aiuto. Imparano che possono giocare un ruolo attivo nella risoluzione di situazioni difficili. Di contro, bambini con storie di abuso e grave trascuratezza imparano che il loro terrore, le loro implorazioni e il loro pianto non hanno alcun effetto sui caregiver. Niente di ciò che possono fare o dire interrompe le botte o suscita attenzione o aiuto. In effetti, sono destinati a mollare di fronte agli ostacoli che la vita, in seguito, presenterà loro."

"Se una madre non soddisfa i bisogni e gli impulsi del bambino, “il bambino diventa l’idea che la madre si è fatta di lui”. "

"I bambini fanno più o meno qualsiasi cosa per sentirsi visti e connessi."
"bambini evitanti diventeranno probabilmente adulti che non hanno accesso alle proprie emozioni e a quelle degli altri (sviluppando, magari, convinzioni come “Non c’è niente di sbagliato in una buona sculacciata. Sono stato picchiato anch’io e questo ha fatto di me la persona di successo che sono oggi”). A scuola, i bambini evitanti sono propensi a fare i bulli con altri bambini, mentre quelli ansiosi diventano, spesso, le loro vittime."

"Se non si dispone di un senso di sicurezza interno, è difficile distinguere la sicurezza dal pericolo. Se ci si sente costantemente obnubilati, situazioni potenzialmente pericolose possono farci sentire vivi. "

"Se ci si convince di essere una cattiva persona (altrimenti, per quale altro motivo i genitori ci avrebbero trattato in quel modo?), ci si comincia ad aspettare che le altre persone ci tratteranno in modo orribile. Probabilmente ci si merita tutto questo e, comunque, non c’è niente che si possa fare in merito."

"Bowlby scrisse: “Ciò che non può essere comunicato all’altro (alla propria madre) non può essere comunicato a se stessi”"

"Quando non ci si sente reali, niente ha importanza, e questa condizione preclude la difesa dal pericolo."

"I pattern precoci di attaccamento creano delle mappe interne che tracciano le nostre relazioni nel corso della vita, non solo nei termini di ciò che ci aspettiamo dagli altri, ma anche nei termini di quanto conforto e piacere possiamo sperimentare in loro presenza"

Come ha scritto il poeta Auden: 
La verità, come l’amore e il sonno,
risente degli approcci troppo intensi.
"Da bambini siamo al centro del nostro universo e interpretiamo tutto ciò che accade da una vantaggiosa posizione egocentrica. Se i nostri genitori o i nonni ci ripetono continuamente che siamo i più belli e i più bravi del mondo, non mettiamo in dubbio il loro giudizio: siamo convinti di essere esattamente come dicono. E, in fondo in fondo, qualunque altra cosa ci dovesse capitare di imparare su di noi, ci portiamo sempre dietro quella sensazione: siamo, fondamentalmente, adorabili. Di conseguenza, ci sentiremmo profondamente offesi se qualcuno, in seguito, dovesse trattarci male. Non ci sembrerà vero perché non suona familiare: non è come a casa. Ma se, durante l’infanzia, siamo stati abusati o gravemente trascurati, o siamo cresciuti in una famiglia in cui la sessualità è stata vissuta come qualcosa di disgustoso, la nostra mappa interna conterrà un messaggio diverso. Il senso di noi stessi sarà caratterizzato da disprezzo e umiliazione, saremo più propensi a pensare: “Lui (o lei) mi conosce a fondo, sa come sono” e, se maltrattati, non protesteremo."

"Ciò non significa, tuttavia, che le mappe non possano essere modificate dall’esperienza. Un rapporto d’amore profondo, soprattutto durante l’adolescenza, quando il cervello attraversa, ancora una volta, un periodo di crescita esponenziale, può effettivamente trasformarci. Lo stesso vale per la nascita di un bambino: i nostri bambini, spesso, ci insegnano come amare. Gli adulti che sono stati abusati o trascurati da bambini possono ancora imparare la bellezza dell’intimità e della fiducia reciproca o possono fare una profonda esperienza spirituale, che li apre a un universo più grande. Al contrario, mappe in precedenza “incontaminate” possono essere così alterate da un’aggressione o da uno stupro da dirottare tutte le strade verso il terrore o la disperazione. Poiché tali risposte non sono ragionevoli, non possono, in quanto tali, essere cambiate semplicemente riformulando le credenze irrazionali di fondo."

"Il cambiamento inizia quando impariamo a “padroneggiare” il nostro cervello emotivo. Ciò significa cominciare a osservare e tollerare le sensazioni di crepacuore e stretta allo stomaco, che esprimono infelicità e umiliazione. Solo dopo aver imparato a sopportare ciò che accade dentro di noi, si può iniziare a essere amici di quelle emozioni che mantengono le nostre mappe fisse e immutabili, piuttosto che a estinguerle."
"anche avendo disegnato una bambina abusata sessualmente, Marilyn o, almeno, il suo sé cognitivo, verbale, non aveva alcuna idea di cosa le fosse realmente accaduto. Il suo sistema immunitario, i suoi muscoli e il suo sistema di paure ne avevano memoria, ma nella sua mente cosciente mancava una storia che potesse comunicare l’esperienza. "

"la memoria traumatica differisce in molti modi da un ricordo normale e coinvolge molti livelli della mente e del cervello."

"Le molestie l’avevano spaventata ben oltre la sua capacità di sopportazione e, per questo, le aveva cancellate dalla sua memoria. Dopo tutto, doveva continuare a vivere con quest’uomo, suo padre, colui che l’aveva aggredita. "

"Il bambino, nella maggior parte dei casi, non chiede e non racconta mai"

"Guardando queste teste, separate dai loro corpi da una nebbia impenetrabile, mi si aprirono letteralmente gli occhi sull’esperienza della dissociazione, molto comune tra le vittime di incesto."

"I bambini sono anche programmati per essere fondamentalmente fedeli ai loro caretaker, anche se sono stati abusati da essi. Il terrore aumenta il bisogno di attaccamento, anche se la fonte di conforto è, al contempo, la fonte di terrore. Non ho mai incontrato un bambino di età inferiore ai dieci anni, torturato in casa (con ossa rotte e pelle bruciata) che, avendone la possibilità, non sceglierebbe di stare con la sua famiglia piuttosto che andare in adozione. "

"Molti ostaggi hanno pagato la cauzione per i loro aggressori, hanno espresso il desiderio di sposarli o hanno avuto rapporti sessuali con loro; le vittime di violenza domestica, spesso, “coprono” i loro abusanti."

"La rabbia che non ha un oggetto viene reindirizzata contro se stessi, in forma di depressione, odio verso di sé e condotte autolesive. "

"Per sapere chi siamo – per avere un’identità – dobbiamo sapere (o almeno sentire di sapere) che cosa è e che cosa era “reale.” Dobbiamo osservare ciò che vediamo intorno a noi e identificarlo correttamente; dobbiamo anche essere in grado di aver fiducia nei nostri ricordi e di distinguerli dalla nostra immaginazione. Perdere la capacità di fare queste distinzioni è un segno di ciò che lo psicoanalista William Niederland chiamò “assassinio dell’anima”. "

"Eravamo colpiti da quanti pazienti, diagnosticati come affetti da Disturbo borderline di personalità (BPD), ci raccontavano storie orribili della loro infanzia. "

"l’81% dei pazienti con diagnosi di BPD al Cambridge Hospital aveva una storia grave di abuso infantile e/o di trascuratezza; nella stragrande maggioranza dei casi, l’abuso iniziava prima dei sette anni."

"Quando i bambini si sentono pervasivamente arrabbiati o in colpa o sono cronicamente spaventati di essere abbandonati, raccontano di questi vissuti in modo onesto; perché è la loro esperienza. Quando, per esempio, i bambini temono l’abbandono, non si tratta di una controreazione alle loro spinte omicidarie interne; lo temono perché sono stati abbandonati fisicamente o psicologicamente; o sono stati ripetutamente minacciati di essere abbandonati. Quando i bambini sono arrabbiati in modo pervasivo, è perché sono stati rifiutati e trattati con durezza. Quando i bambini vivono un conflitto interno intenso rispetto ai loro vissuti di rabbia, è perché, probabilmente, l’espressione di questi vissuti è vietata o, anche, pericolosa."

"Bowlby notò che, quando i bambini sono costretti a ripudiare le esperienze drammatiche che hanno vissuto, emergono problemi gravi, come “una sfiducia cronica nei riguardi delle altre persone, un’inibizione della curiosità, un non fare affidamento sulle proprie capacità percettive, e una tendenza a pensare che tutto sia irreale”."

"avere una storia di abuso fisico e sessuale nell’infanzia costituisce un forte predittore di ripetuti tentativi di suicidio e di atti autolesivi come il cutting."

"Mi chiedevo se i pensieri suicidari tormentosi iniziassero molto presto nella vita e se la speranza di morire o il danneggiare se stessi costituissero una forma di conforto, di progetto di fuga. In altri termini, l’infliggersi il dolore può costituire un tentativo disperato di avere un qualche senso di controllo?"

"I pazienti che rimanevano autodistruttivi ci avevano raccontato di non essersi mai sentiti al sicuro con nessuno da bambini; ci avevano riferito di essere stati abbandonati, sballottati da un posto all’altro e generalmente lasciati al loro destino."

"se manca il ricordo precoce dell’essersi sentiti amati e al sicuro, i recettori del cervello che rispondono alla tenerezza umana possono semplicemente non essersi sviluppati."

"Persone come Marilyn e Kathy, così come i pazienti che Judy e io avevamo studiato e i bambini degli ambulatori clinici del MMCH, di cui ho parlato nel capitolo 7, non necessariamente ricordano i loro traumi (uno dei criteri per la diagnosi di PTSD) o, almeno, non sono tormentati da ricordi specifici del loro abuso, ma continuano a comportarsi come se fossero ancora in pericolo. Vanno da un estremo all’altro; hanno difficoltà a stare sul compito e si accaniscono continuamente su se stessi e sugli altri. In qualche misura, le loro difficoltà si sovrappongono a quelle dei veterani di guerra, pur presentando differenze sostanziali, relative al fatto che la loro infanzia traumatica abbia impedito loro di sviluppare alcune delle capacità mentali che i soldati adulti possedevano prima che accadesse l’evento traumatico."

"Gli adulti che erano stati abusati da bambini avevano, spesso, difficoltà di concentrazione, spiegabili con l’essere sempre al limite, ed erano pieni di odio verso se stessi. Avevano enormi difficoltà nel coinvolgersi in relazioni intime, oscillando spesso da rapporti sessuali promiscui, ad alto rischio e insoddisfacenti, a un totale spegnimento sessuale. Avevano, inoltre, evidenti “buchi” mnesici, comportamenti autolesivi e una miriade di problemi di salute. "

"votammo per creare una nuova diagnosi per le vittime da trauma relazionale: “disturbo da stress estremo, non altrimenti specificato” (DESNOS), o, in breve, “PTSD complesso”.18 Con immenso stupore, la diagnosi, che il nostro gruppo aveva approvato in modo così schiacciante, non compariva nel volume finale. Nessuno di noi era stato consultato."

"Era una tragica esclusione: in questo modo, un grande numero di pazienti non avrebbe potuto essere accuratamente diagnosticato, e clinici e ricercatori non sarebbero stati in grado di sviluppare – in modo empirico – dei trattamenti adeguati. Non si può creare un trattamento per una condizione medica che non esiste. Non disporre di una diagnosi metteva i terapeuti di fronte a un serio dilemma: come si trattano le persone che stanno affrontando le conseguenze di un abuso, di un tradimento, di un abbandono, dal momento che siamo indotti a porre diagnosi di Depressione, Attacchi di panico, Disturbo bipolare o di Personalità borderline, che non descrivono esattamente la loro reale condizione?"
"Le conseguenze dell’abuso e della trascuratezza da parte della figura primaria di attaccamento sono enormemente più comuni e complesse dell’impatto di un uragano o di un incidente motociclistico. Chi ha deciso di dare questa forma attuale al nostro sistema diagnostico, pertanto, ha deliberatamente pensato di non riconoscere tale evidenza. A oggi, dopo vent’anni e quattro successive revisioni, il DSM e l’intero sistema che si basa su di esso omette la realtà delle vittime di abuso e trascuratezza infantile, esattamente come è stata per anni ignorata la terribile situazione dei veterani, prima che il PTSD fosse introdotto nel 1980."
"la maggior parte delle pazienti obese aveva, in comorbidità, una storia di abusi sessuali infantili, oltre a una marea di problemi familiari."
"Le persone, solitamente, non crescono in una casa in cui l’unico problema è avere un fratello in prigione, mentre tutto il resto procede nel migliore dei modi. Non vivono in famiglie in cui le madri sono regolarmente picchiate, mentre il resto della vita è tutto rose e fiori. Gli eventi di abuso non sono mai fatti isolati e, per ogni esperienza negativa aggiuntiva riportata, lo scotto da pagare, in termini di danno conseguente, aumenta."
"pazienti depressi, senza una precedente storia di abuso e trascuratezza, tendono a rispondere molto meglio agli antidepressivi rispetto a pazienti con un retroterra di abuso e trascuratezza"
"Più una persona si sente isolata e non protetta e più la morte appare come l’unica via di uscita. "

"numerosi studi hanno dimostrato che ragazze che, durante la loro crescita, sono state testimoni di violenza domestica presentano un rischio molto più elevato di finire esse stesse in relazioni violente, mentre per i ragazzi che hanno assistito a violenza domestica il rischio che si trasformino in abusanti delle loro partner è sette volte maggiore."

"Felitti sottolinea che l’obesità, che è considerata un problema rilevante di salute pubblica, può rappresentare, per molti, una soluzione personale. Consideriamo le implicazioni: se si sbaglia nel fornire a un paziente la soluzione a un suo problema, non soltanto interromperà, con tutta probabilità, il trattamento, come accade spesso nei programmi di disintossicazione, ma possono affiorare problemi ulteriori."
"Una donna vittima di stupro disse a Felitti: “Chi è in sovrappeso viene trascurato, ed è così che ho bisogno di sentirmi”. Il peso può proteggere anche gli uomini. Felitti ricorda due guardie della prigione di Stato nel suo programma sull’obesità. Avevano prontamente riguadagnato il peso che avevano perso, perché si sentivano molto più al sicuro “da grandi e grossi” nei bracci della prigione. "
"Impariamo continuamente dai nostri pazienti quali siano i benefici di questi “rischi di salute”. “L’idea che il problema sia la soluzione, sebbene sia disturbante per alcuni, risiede nel fatto che forze opposte coesistono ordinariamente nei sistemi biologici… ciò che si vede, il problema presente, rappresenta probabilmente solo il marcatore del problema reale, sepolto nel tempo, cancellato dai segreti, dalla vergogna e, talvolta, dall’amnesia del paziente, nonché, spesso, dal disagio del clinico”"

"Quando Robert Anda presentò i risultati dello studio ACE, non riusciva a trattenere le lacrime. Nel corso della sua carriera al CDC aveva lavorato in diverse aree ad alto rischio, come la ricerca sul tabacco e la salute cardiovascolare. Ma, quando i risultati dello studio ACE cominciarono ad apparire sullo schermo del suo computer, si rese conto di essersi imbattuto nella più grave e costosa questione di salute pubblica degli Stati Uniti: l’abuso infantile. Aveva calcolato che i costi totali superavano quelli per il cancro e per le malattie cardiache e che riuscire a estirpare l’abuso infantile in America avrebbe ridotto il tasso generale di depressione di più della metà, l’alcolismo di due terzi e il suicidio, l’uso di droga per via endovenosa e la violenza domestica di tre quarti.25 Avrebbe, inoltre, avuto un effetto potente sulle prestazioni sul posto di lavoro e largamente diminuito il bisogno di incarcerazioni."
"Ancora adesso, i bambini sono sottoposti ad alte dosi di agenti psicotropi, che li rendono più trattabili ma che danneggiano la loro capacità di provare piacere e curiosità, di crescere e svilupparsi emotivamente e intellettualmente e di diventare membri effettivi della società."

"La ricerca sugli effetti dei maltrattamenti precoci racconta una storia diversa: il maltrattamento primario provoca effetti negativi e duraturi sullo sviluppo del cervello. Il nostro cervello è modellato dalle nostre prime esperienze. Il maltrattamento è uno scalpello che dà forma al nostro cervello, perché riesca ad affrontare le lotte, ma al costo di ferite profonde e durature. L’abuso nell’infanzia non è qualcosa che si “supera”. È un male di cui dobbiamo prendere atto e con cui dobbiamo fare i conti, se vogliamo fare qualcosa per spezzare il ciclo incontrollato di violenza che c’è in questo paese."

"Gli eventi di vita possono cambiare il comportamento dei geni, ma non ne alterano la struttura fondamentale. Schemi di metilazione, tuttavia, sono trasmissibili ai discendenti: un fenomeno noto come epigenetica. Ancora una volta, il corpo tiene traccia, ai livelli più profondi dell’organismo."

"Studiando alcuni ratti neonati e le loro madri, Meaney scoprì che il modo e il tempo in cui una madre ratto lecca e pulisce i suoi cuccioli, durante le prime dodici ore dopo la loro nascita, influisce sui processi chimici cerebrali connessi allo stress, modificando la configurazione di oltre un migliaio di geni. I ratti leccati intensamente dalle loro madri sono più coraggiosi e producono livelli più bassi di ormoni dello stress in situazioni stressanti, rispetto a quelli le cui madri sono meno accudenti. Questi ratti riescono anche a guarire più rapidamente, con un equilibrio che si portano dietro per tutta la vita. Sviluppano anche collegamenti più spessi nell’ippocampo, un centro fondamentale per l’apprendimento e la memoria, e sono più performanti in un compito che è fondamentale per i roditori: trovare la via d’uscita da un labirinto."

"Szyf dichiarò: “Le principali modifiche nel nostro corpo possono avvenire non solo a opera di prodotti chimici e di tossine, ma anche in seguito al modo in cui il mondo sociale parla al mondo cablato”."
"Per oltre quarant’anni, Suomi ha studiato la trasmissione della personalità attraverso generazioni di scimmie Rhesus, che condividono il 95% dei geni umani, percentuale superata solo da scimpanzé e bonobo. Come gli esseri umani, le scimmie Rhesus vivono in grandi gruppi sociali con complesse alleanze e rapporti gerarchici, e solo i membri che si sanno adattare alle richieste del gruppo sopravvivono e prosperano."

"Le scimmie Rhesus assomigliano agli esseri umani anche nei modelli di attaccamento. I cuccioli dipendono dal contatto fisico e intimo con le loro madri e, così come Bowlby aveva osservato nell’uomo, crescono osservando le loro reazioni all’ambiente, tornando dalle loro madri tutte le volte che si sentono spaventati o persi. Una volta diventati più indipendenti, il gioco con i coetanei rappresenta il modo elettivo per imparare a stare al mondo. "
"Suomi individuò due tipologie di personalità che finivano, regolarmente, per mettersi nei guai: le scimmie tese e ansiose, che si mostrano timorose, ritirate e depresse anche in situazioni in cui le altre scimmie continuano a giocare e a esplorare, e quelle molto aggressive, che piantano così “tante grane” da essere, spesso, evitate, picchiate o uccise. Entrambe le tipologie sono biologicamente diverse dalle loro coetanee. Nelle prime settimane di vita, si rilevano anomalie nei livelli di eccitazione, nella produzione degli ormoni dello stress e nel metabolismo delle sostanze chimiche del cervello, come la serotonina, e né la loro biologia, né il loro comportamento tendono a modificarsi con la maturazione."

"le scimmie tese e ansiose (classificate come tali sulla base sia del loro comportamento sia dei loro alti livelli di cortisolo, a sei mesi di vita), in situazioni sperimentali, consumano più alcol rispetto alle altre scimmie quando raggiungono l’età di quattro anni. Anche le scimmie geneticamente aggressive fanno abuso di alcol: bevono fino a svenire, mentre quelle ansiose ne fanno un uso funzionale a calmarsi. "
"Le femmine tese e ansiose non giocano bene con le altre scimmie e, quindi, spesso mancano di sostegno sociale al momento del parto e si mostrano trascuranti e abusanti nei confronti dei primogeniti, diventando, però, madri diligenti e attente ai loro piccoli, qualora entrino in gruppi sociali stabili. In alcune condizioni, essere una mamma ansiosa può fornire gran parte della protezione che occorre. Le madri aggressive, invece, non si portano dietro alcun vantaggio sociale: sono molto punitive con la prole, picchiano di sovente, danno calci e morsi. Se i cuccioli sopravvivono, impediscono loro di avvicinarsi e di fare amicizia con i loro coetanei. "
"Indipendentemente dalla loro predisposizione genetica, le scimmie cresciute con i coetanei reagiscono in modo esagerato a sollecitazioni minime: il loro livello di cortisolo aumenta in risposta a forti rumori, molto più di quanto non accada per le scimmie allevate dalle loro madri."

"Le scimmie e gli esseri umani condividono le stesse due varianti del gene della serotonina (le varianti sono note come alleli trasportatori di serotonina, corto e lungo). Negli esseri umani, l’allele corto è stato associato all’impulsività, all’aggressività, alla ricerca di sensazioni intense, ai tentativi di suicidio e alla depressione grave. Suomi ha dimostrato che, almeno nelle scimmie, l’ambiente plasma la modalità con cui questi geni influenzano il comportamento. Le scimmie con l’allele corto, che erano state allevate da una madre adeguata, si comportavano normalmente e non avevano deficit nel metabolismo della serotonina. Quelle che erano state allevate dai coetanei correvano il rischio di sviluppare una propensione a comportamenti aggressivi e a rischio."

"Allo stesso modo, un ricercatore della Nuova Zelanda, Alec Roy, ha scoperto che gli esseri umani con l’allele corto mostravano tassi più alti di depressione rispetto a quelli con la versione lunga, anche se ciò era vero solo per chi aveva anche una storia di abuso infantile o di trascuratezza grave. La conclusione è lampante: i bambini che hanno la fortuna di avere un genitore sintonico e attento non svilupperanno problemi di tipo genetico."
"La definizione DSM del PTSD è abbastanza semplice: una persona viene esposta a un evento terribile che “ha implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri”, che causa “paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore”; tutto ciò si traduce in una serie di manifestazioni: esperienza traumatica rivissuta in modo persistente (flashback, incubi, sensazione che l’evento sia ancora in corso), evitamento persistente e invalidante (di persone, luoghi, pensieri o sentimenti associati al trauma, a volte amnesia per importanti parti del trauma) e aumento dell’arousal (insonnia, ipervigilanza, o irritabilità)."

"Il trauma può essere finito, ma continua a essere riprodotto in una continua ripetizione di memorie e in un sistema nervoso che si è riorganizzato."
"L’82% dei bambini traumatizzati visti dal NCTSN non soddisfaceva i criteri diagnostici per il PTSD.14 A causa del loro mutismo, della loro sospettosità e dell’aggressività, ricevevano diagnosi pseudoscientifiche, quali “Disturbo oppositivo provocatorio”, che significa “questo bambino mi disgusta e non fa nulla di ciò che dico”; oppure “ Disturbo dirompente da disregolazione dell’umore”, che significa “ha un carattere capriccioso”. Avendo così tanti problemi, questi ragazzi finiscono per accumulare numerose diagnosi nel corso del tempo. Prima del compimento dei vent’anni, a molti pazienti sono già state attribuite quattro, cinque, sei o anche più etichette inquietanti, ma prive di significato. Se questi pazienti accedono a un trattamento, ricevono ciò che viene definito “il metodo del giorno”: farmacoterapia, interventi comportamentali o terapie espositive. Questo tipo di trattamento raramente funziona e, anzi, finisce per aggravare la situazione."
"Avere un sistema biologico che secerne continuamente ormoni dello stress per affrontare minacce reali o immaginarie implica lo sviluppo di problemi fisici: disturbi del sonno, mal di testa, dolore inspiegabile, ipersensibilità al tatto o al suono. Essere così agitati o “spegnersi” ostacola l’abilità di focalizzare l’attenzione e la concentrazione. Per alleviare la tensione, questi bambini ricorrono alla masturbazione costante, al dondolio o ad azioni autolesive (mordersi, tagliarsi, bruciarsi, picchiarsi, strapparsi i capelli, pizzicarsi la pelle fino a sanguinare). Tale assetto, inoltre, porta a difficoltà nell’elaborazione del linguaggio e nella coordinazione motoria fine. Incanalando tutta l’energia verso il controllo, pertanto, si manifesta una difficoltà a prestare attenzione a quelle cose – come i compiti scolastici – che non sono direttamente rilevanti per la sopravvivenza. Pertanto, l’ipervigilanza li rende facilmente distratti."

"La grave trascuratezza e l’abbandono determinano la loro smisurata bisognosità e la tendenza a un affidamento totale, anche ai loro persecutori. L’essere stati costantemente picchiati, molestati, o maltrattati in altri modi non può che portare a percepirsi come difettosi e senza valore. E, sulla base di questo senso di autodisgusto, di difettosità e di disvalore, sorprende che non si fidino di nessuno? E, infine, se mettiamo insieme la percezione di essere spregevoli e la loro iper-reattività anche a frustrazioni di poco conto, non è difficile comprendere quanto sia problematico per questi bambini farsi degli amici. "

"I bambini che crescono in un contesto che li espone a costante pericolo, maltrattamenti e sistemi di caregiving caotici sono considerati malati in base agli attuali sistemi diagnostici, che pongono l’accento sul controllo del comportamento, senza riconoscere l’impatto del trauma relazionale. Studi su traumi infantili ricorrenti, come l’abuso infantile o la trascuratezza, hanno dimostrato con molta evidenza che, a seguito di tali esperienze, i bambini sviluppano problemi cronici e gravi di regolazione emotiva, di controllo degli impulsi, dell’attenzione e dei sistemi cognitivi, di dissociazione, di relazioni interpersonali, di schemi relazionali e del sé. In assenza di una diagnosi trauma-specifica, questi bambini sono attualmente diagnosticati con una media di 3-8 disturbi in comorbidità. L’abitudine, sempre più frequente, di riferirsi a diagnosi multiple con bambini traumatizzati ha conseguenze gravi: sfida la semplicità, oscura la chiarezza dell’eziologia del disturbo, corre il rischio di relegare il trattamento e l’intervento psicologico a un piccolo aspetto della psicopatologia del bambino, piuttosto che promuovere un approccio terapeutico globale."

"Sroufe e i suoi colleghi scoprirono la stretta interconnessione tra qualità delle cure e fattori biologici: in modo affascinante, questi risultati facevano quasi da cassa di risonanza – seppur con maggiore complessità – a ciò che Stephen Suomi aveva scoperto nel suo laboratorio con i primati. Nulla è immodificabile: né la personalità della madre, né le anomalie neurologiche del bambino alla nascita, né il suo QI, né il suo temperamento – compreso il suo livello di attivazione e reattività allo stress – potevano essere fattori predittivi rispetto allo sviluppo di gravi problemi comportamentali in adolescenza."

"Un comportamento insensibile, invadente e intrusivo da parte dei genitori a sei mesi era predittivo di iperattività e problemi di attenzione sin dagli anni della scuola materna."

"Sroufe e i suoi colleghi scoprirono che i caregiver non solo aiutano i bambini a mantenere lo stato di attivazione entro limiti tollerabili, ma permettono loro di sviluppare la capacità di regolare da soli il proprio stato di attivazione. I bambini esposti regolarmente e in misura spropositata a stati di iperarousal e di disorganizzazione non sviluppano una corretta sintonizzazione dei propri sistemi cerebrali inibitori ed eccitatori e crescono aspettandosi di perdere il controllo in presenza di qualcosa di sconvolgente. Questi bambini fanno parte di una popolazione a rischio: nella tarda adolescenza, a metà di loro veniva diagnosticata una grande quantità di problemi di salute mentale. Il paradigma, quindi, era fin troppo chiaro: bambini con un accudimento coerente si mostravano, nel tempo, regolati, mentre un caregiving discontinuo aveva come conseguenza un’attivazione cronica e fisiologica, riscontrabile in questi ragazzi nel corso dello sviluppo."

"Sroufe imparò molto anche sulla resilienza: la capacità di riprendersi dalle avversità. Il predittore di gran lunga più importante del grado in cui i soggetti del suo studio sarebbero riusciti ad affrontare le delusioni inevitabili della vita era costituito dal livello di sicurezza, fornito dal caregiver, nei primi due anni di vita. Sroufe, informalmente, mi disse che pensava che la resilienza in età adulta potesse essere prevista in base a quanto le madri considerassero amabili i loro figli all’età di due anni."
"rispetto alle ragazze della stessa età, razza e ambiente, le ragazze vittime di abusi sessuali soffrivano di una vasta gamma di conseguenze profondamente negative, tra cui deficit cognitivi, depressione, sintomi dissociativi, sviluppo sessuale problematico, alti tassi di obesità e automutilazioni. Le vittime di abuso abbandonavano la scuola superiore, soffrivano di malattie importanti e si rivolgevano al servizio sanitario in misura più elevata del gruppo di controllo. Mostravano, inoltre, anomalie nella risposta dell’ormone dello stress e una pubertà precoce, accumulando una serie di diagnosi psichiatriche, apparentemente non correlate."
"I ricercatori misuravano i cambiamenti fisiologici che avevano luogo in concomitanza con i loro racconti, per valutarne il grado di attivazione: durante la prima valutazione, tutte le ragazze reagivano con disagio. Tre anni più tardi, in risposta alla stessa domanda, le ragazze non abusate mostravano ancora sofferenza, ma le ragazze vittime di abusi si mostravano chiuse e distaccate. La loro biologia ben si abbinava alle loro reazioni osservabili: durante la prima valutazione, tutte le ragazze evidenziavano un aumento del cortisolo, l’ormone dello stress; tre anni dopo, le ragazze abusate facevano registrare una diminuzione del cortisolo, nel parlare dell’evento più stressante accaduto l’anno precedente. Con l’andare del tempo, il corpo si adatta al trauma cronico. Una delle conseguenze del numbing è che gli insegnanti, gli amici e le persone in generale probabilmente non si accorgono di quanto una ragazza possa essere agitata; la ragazza stessa può non registrare questa informazione. Se esce dall’intorpidimento, non reagisce allo stress nel modo in cui dovrebbe: per esempio, con un’azione protettiva."
"Prima della pubertà, le ragazze non abusate solitamente avevano diverse amiche, avevano anche un ragazzo che funzionava come una sorta di spia, fornendo loro informazioni sull’universo sconosciuto di quelle strane creature, chiamate maschi. In adolescenza, i contatti con i ragazzi aumentavano gradualmente. Al contrario, le ragazze vittime di abuso raramente, prima della pubertà, avevano amici intimi, ragazze o ragazzi; ma l’adolescenza porta con sé contatti con i ragazzi caotici e spesso traumatizzanti."
"La mancanza di amici, durante la scuola elementare, fa una differenza sostanziale."

"le ragazze arrivano alla scuola media e la maggior parte di loro comincia a padroneggiare tutta una serie di abilità sociali, tra cui la capacità di identificare ciò che sentono, di negoziare con gli altri, di fingere di essere interessate a persone che non stimano e così via. E la maggior parte di esse costruisce una rete di sostegno al femminile, abbastanza stabile da rivelarsi una sorta di squadra di de-briefing dello stress. Quando, lentamente, le ragazze entrano nel mondo della sessualità e degli appuntamenti galanti, queste relazioni forniscono loro lo spazio per riflettere, spettegolare e discutere del significato del tutto.
Le vittime di abusi sessuali hanno un percorso di sviluppo completamente diverso. Non hanno amici di nessun genere, perché non possono fidarsi; odiano se stesse e la loro stessa natura è nemica: ciò le porta a reagire in modo eccessivo o a essere obnubilate. Non possono tenere il passo nei normali giochi di inclusione/esclusione, all’insegna dell’invidia, in cui ai giocatori è richiesto di rimanere calmi, anche sotto stress. Gli altri ragazzi, di solito, non vogliono avere niente a che fare con loro: sono semplicemente troppo strane." 

"Le ragazze vittime di abuso, isolate, con storie di incesto, si sviluppano sessualmente circa un anno e mezzo prima delle ragazze non abusate. Gli abusi sessuali accelerano il loro orologio biologico e la secrezione degli ormoni sessuali. Abbastanza presto, durante la pubertà, le ragazze abusate mostravano valori di testosterone e di androstenedione, gli ormoni che alimentano il desiderio sessuale, da tre a cinque volte più alti rispetto alle ragazze del gruppo di controllo."
"Prima della fine del XIX secolo, i medici classificavano le malattie secondo le manifestazioni sintomatiche, come febbre e pustole; non era irragionevole, dato che avevano poco altro da aggiungere.27 Questo metodo cambiò quando scienziati come Louis Pasteur e Robert Koch scoprirono che molte malattie erano causate da batteri invisibili a occhio nudo. La medicina, poi, fu trasformata dai tentativi di scoprire i modi per eliminare questi organismi, piuttosto che dal trattare solamente le ulcere e le febbri causate dagli stessi. Con il DSM-5, la psichiatria è regredita alla pratica medica degli inizi del XIX secolo. A parte il fatto di conoscere l’origine di molti dei problemi che identifica, le sue “diagnosi” descrivono fenomeni superficiali che ignorano completamente le cause sottostanti."
"L’ attendibilità diagnostica non è un problema astratto: se i medici non riescono ad accordarsi su ciò che affligge i loro pazienti, non c’è modo di fornire un trattamento adeguato. Quando non c’è alcuna relazione tra diagnosi e cura, un paziente non diagnosticato è destinato a essere un paziente maltrattato. Non gradiremmo che ci togliessero l’appendicite quando il problema riguarda un calcolo renale, e non vorremmo essere etichettati come “oppositivi” quando, in realtà, il nostro comportamento è radicato nel tentativo di proteggerci contro un pericolo reale."
"Se si presta attenzione solo alla biologia fallace e ai geni difettosi, considerandoli cause uniche dei problemi mentali, e si ignorano abbandono, abusi e privazione, si rischia di imbattersi in molti vicoli ciechi, quelli in cui le generazioni precedenti attribuivano la responsabilità di tutto alle cattive madri."
"gli esseri umani sono animali sociali e i problemi mentali riguardano il non essere in grado di relazionarsi con gli altri, il non essere in armonia, il non appartenere e, in generale, il non riuscire a collocarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Tutto ciò che ci riguarda – il nostro cervello, la nostra mente e il nostro corpo – è orientato verso la collaborazione nei sistemi sociali. È la nostra più potente strategia di sopravvivenza, la chiave del nostro successo come specie, ed è proprio ciò che collassa nella maggior parte delle forme di sofferenza mentale.2

2le connessioni neurali del cervello e del corpo sono di vitale importanza per la comprensione della sofferenza umana, ma è importante non ignorare le basi della nostra umanità: le relazioni e le interazioni, che plasmano la mente e il cervello quando siamo giovani e danno sostanza e significato alla vita nella sua interezza."

"Alan Sroufe: “Per comprendere appieno il modo in cui ci trasformiamo nelle persone che siamo – la complessità, lo sviluppo, passo dopo passo, delle nostre attitudini, delle capacità e del nostro comportamento nel tempo – abbiamo bisogno di più di un elenco di ingredienti, indipendentemente dalla loro importanza. È necessario comprendere il processo evolutivo e come tutti questi fattori lavorino insieme e in modo continuo nel tempo”."

"La nostra grande sfida è quella di applicare le lezioni apprese dalla neuroplasticità e dalla flessibilità dei circuiti cerebrali, riprogrammare il cervello e riorganizzare la mente di quelle persone che sono cablate dalla vita stessa a percepire gli altri come una minaccia e a sentire se stessi come privi di speranza."
"Il sostegno sociale è una necessità biologica, non è un’opzione, e questa realtà dovrebbe essere la spina dorsale di tutta la prevenzione e del trattamento. Riconoscere i profondi effetti del trauma e della privazione sullo sviluppo del bambino non conduce a incolpare i genitori. Possiamo immaginare che i genitori abbiano fatto del loro meglio, ma tutti i genitori hanno bisogno di aiuto per allevare i figli."

"Gli Stati Uniti spendono 84 miliardi dollari all’anno per incarcerare persone e circa 44.000 dollari per persona; i paesi del Nord Europa spendono una frazione di tale importo e investono, di contro, nell’aiutare i genitori a crescere i propri figli in un ambiente sicuro e prevedibile. I loro punteggi ai test accademici e i tassi di criminalità sembrano riflettere il successo di quegli investimenti."

Strano che tutti i ricordi che tornano abbiano queste due qualità. Sono pieni di silenzio, e questa anzi è la loro virtù più forte, e rimangono tali anche se la realtà si fa diversa. Sono visioni mute che mi parlano con lo sguardo e coi gesti, ed è il loro silenzio che mi commuove nel profondo.
ERICH MARIA REMARQUE Niente di nuovo sul fronte occidentale

"A distanza di venticinque anni, quell’uomo sembrava aver dimenticato l’abuso fino a quando non era venuto a sapere dell’indagine aperta sul prete, per molestie su dei ragazzini."

"Quando emerge un contenuto di vergogna, la cosa più importante di cui occuparsi è l’autocolpevolizzazione, il fatto di accettare che il trauma non è colpa loro, che non è stato causato da qualche loro difetto e che nessuno può meritarsi quello che è accaduto loro."

"In un caso del 1996, avevo convinto un giudice del circuito federale di Boston che è frequente, per le persone traumatizzate, non avere ricordi degli eventi in questione, e avevo spiegato che le persone possono recuperare le loro memorie soltanto in seguito, magari sotto forma di frammenti o di pezzi. "

"Quando i miei fratelli, le mie sorelle e io parliamo delle storie della nostra infanzia, finiamo per credere di essere cresciuti in famiglie diverse, tanto le nostre storie differiscono l’una dall’altra. Le storie autobiografiche non sono resoconti fedeli della realtà; sono, più che altro, storie che trasmettono il nostro personale punto di vista sulla realtà."

"Ricordiamo meglio insulti e ingiurie: l’adrenalina che secerniamo per difenderci da potenziali minacce ci aiuta a incidere quegli eventi nella nostra mente. Anche se il contenuto della critica svanisce, l’avversione per la persona che l’ha pronunciata solitamente rimane."

"Confrontati con l’orrore, in special modo l’orrore di uno “shock inevitabile”, il nostro sistema si sovraccarica e collassa."
"Il cervello emotivo (l’area limbica e il tronco encefalico) esprime la sua attivazione alterata attraverso i mutamenti dell’arousal emotivo, della fisiologia del corpo e dell’azione muscolare. In condizioni ordinarie, questi due sistemi di memoria – razionale ed emotivo – collaborano nel fornire una risposta integrata. Un arousal elevato, tuttavia, non altera soltanto l’equilibrio fra queste due aree, ma disconnette altre aree cerebrali, necessarie a un adeguato immagazzinamento e all’integrazione dell’informazione in entrata, come l’ippocampo e il talamo.6 Ne consegue che le tracce della memoria traumatica non sono organizzate secondo una narrativa logica e coerente, ma in frammenti sensoriali ed emotivi: immagini, suoni e sensazioni fisiche.7 Julian vedeva un uomo con le braccia protese, una panca, una scalinata, un gioco di strip poker; sentiva una sensazione nel suo pene, un angosciante senso di paura. Ma mancava una storia vera e propria."

"I nomi dei più grandi pionieri della neurologia e della psichiatria, come Jean-Martin Charcot, Pierre Janet e Sigmund Freud, sono associati alla scoperta che il trauma – e, nello specifico, il trauma da abuso sessuale infantile – si situa all’origine dell’isteria. Questi primi ricercatori parlano delle memorie traumatiche come “segreti patogeni” o “parassiti mentali”,10 perché, per quanto chi soffre voglia dimenticare qualsiasi cosa sia accaduta, i ricordi continuano a forzare la sua consapevolezza, intrappolando la persona in un presente sempre uguale a se stesso, caratterizzato da orrore esistenziale."

"Come molti altri pazienti della Salpêtrière, Lelog esprimeva i suoi vissuti attraverso il corpo: invece di ricordare l’incidente, aveva sviluppato una paralisi alle gambe."
"Janet propose che all’origine di quello che oggi chiamiamo PTSD ci fosse l’esperienza di emozioni veementi o un’attivazione intensamente emotiva."

"Janet fu il primo a parlare della differenza tra la “memoria narrativa” – le storie che le persone raccontano del trauma – e la memoria traumatica stessa. Uno dei suoi casi clinici riguardava la storia di Irene, una giovane donna che era stata ricoverata a seguito della morte della madre per tubercolosi.17 Irene aveva assistito la madre per parecchi mesi, continuando a lavorare fuori casa per aiutare il padre alcolista e riuscire a pagare le cure mediche della madre. Quando la madre, alla fine, morì, Irene, esausta per lo stress e la mancanza di sonno, cercò per diverse ore di rianimare il cadavere, chiamando la madre e cercando di somministrarle a forza una medicina per via orale. A un certo punto, il corpo senza vita della donna cadde dal letto, mentre il padre ubriaco giaceva svenuto lì vicino. Anche dopo l’arrivo di una zia, che cominciò a organizzare il funerale, Irene continuava a negare ciò che era accaduto. Fu necessario convincerla a partecipare al funerale e, durante la cerimonia, rideva. Qualche settimana dopo, fu ricoverata alla Salpêtrière, dove Janet si occupò del suo caso."

"Oltre all’amnesia sulla morte della madre, Irene accusava un altro sintomo: molte volte, durante la settimana, fissava, in uno stato di trance, un letto vuoto, incurante di ciò che accadeva intorno, e cominciava a prendersi cura di una persona immaginaria. Riproduceva in modo pedissequo i dettagli della morte della madre, ma non li ricordava."

"Le persone traumatizzate ricordano, contemporaneamente, troppo e troppo poco. Da una parte, Irene non aveva accesso a un ricordo consapevole della morte della madre, non riusciva a raccontare la storia di quanto era accaduto. Dall’altra, era costretta a mettere fisicamente in atto gli eventi legati alla morte della madre. Il termine “automatismo” di Janet rende conto della natura involontaria, inconscia delle azioni."

"Janet notò delle differenze sostanziali tra la memoria ordinaria e quella traumatica. Le memorie traumatiche erano attivate da specifici trigger. Nel caso di Julian, il trigger era stato il commento seducente della sua ragazza; per Irene era stato un letto. Quando un elemento dell’esperienza traumatica viene sollecitato, molto probabilmente altri elementi vi si assoceranno in modo automatico."

"Janet scoprì che, mentre è normale cambiare e distorcere la nostra memoria, i pazienti con PTSD sono incapaci di lasciarsi alle spalle l’evento reale, l’origine di quei ricordi. La dissociazione impedisce al trauma di integrarsi all’interno dei magazzini della memoria autobiografica, conglomerati e sempre mutevoli, creando, in sostanza, un sistema di memoria duale. "

"Se il problema del PTSD è la dissociazione, l’obiettivo del trattamento dovrebbe essere l’associazione: integrare gli elementi dissociati del trauma nella narrativa corrente della vita, così che il cervello possa riconoscere che “quello era allora e questo è ora”."
"Nel 1896, Freud, in modo molto coraggioso, dichiarò che “alla base di tutti i casi di isteria vi è la seduzione del bambino da parte di un adulto”. In seguito, di fronte all’evidenza di un’epidemia di abusi all’interno delle migliori famiglie di Vienna, tanto che, come qualcuno aveva notato, avrebbe potuto includervi persino suo padre, cominciò velocemente a ritrattare. La psicoanalisi cambiò rotta, ponendo l’enfasi sulle fantasie e sui desideri inconsci, sebbene Freud, in qualche occasione, continuasse a riconoscere la realtà dell’abuso sessuale. Dopo che gli orrori della Prima guerra mondiale lo misero di fronte alla realtà delle nevrosi di guerra, Freud riaffermò come elemento centrale del trauma la mancanza di una memoria verbale e il fatto che, se una persona non ricorda, è probabile che agisca: “Non ricorda assolutamente nulla degli elementi che ha dimenticato e rimosso, e […] piuttosto li mette in atto. Egli reproduce quegli elementi non sotto forma di ricordi, ma sotto forma di azioni; li ripete, ovviamente, senza rendersene conto”."
"i singoli sintomi isterici scomparivano subito e in modo definitivo quando si era riusciti a ridestare con piena chiarezza il ricordo dell’evento determinante, risvegliando contemporaneamente anche l’affetto che l’aveva accompagnato, e quando il malato descriveva l’evento nel modo più completo possibile esprimendo verbalmente il proprio affetto [corsivo nell’originale]. Ricordare senza affetto non produce quasi mai dei risultati”."
"Gli autori spiegano, infatti, che, a meno che non ci sia una “scarica energetica” dell’evento traumatico, l’affetto “rimane attaccato alla memoria” e non può essere scaricato. La reazione può essere scaricata da un’azione – “dalle lacrime alle reazioni di rivalsa”. Ma il linguaggio serve a sostituire un’azione; con il suo aiuto, un affetto può essere “abreagito” in modo piuttosto efficace. “Abbiamo cercato di far capire”, concludono, “in quale maniera agisce il nostro metodo terapeutico. Esso elimina l’efficienza della rappresentazione originariamente non abreagita, in quanto consente al suo affetto incapsulato di sfociare nel discorso; e la conduce alla correzione associativa, traendola dalla coscienza normale”."

"Anche se la psicoanalisi oggi non è più così praticata, la “talking cure” ha continuato a vivere e gli psicologi hanno generalmente affermato che raccontare il trauma nel dettaglio può aiutare le persone a lasciarselo alle spalle. Questa è anche una premessa di base della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) che oggi viene insegnata nei corsi di laurea in psicologia in tutto il mondo."

"Nel 1986, i miei colleghi e io descrivemmo il caso di una donna che era stata una “cigarette girl” al Boston’s Cocoanut Grove nightclub, quando fu distrutto da un incendio nel 1942.25 Durante gli anni Settanta e Ottanta, rimetteva puntualmente in atto la sua fuga sulla Newbury Street, a pochi isolati dal luogo dell’evento, con una conseguente ospedalizzazione con una diagnosi di schizofrenia e disturbo bipolare. Nel 1989, parlai del caso di un veterano del Vietnam che tutti gli anni, il giorno esatto della morte di un suo commilitone,26 inscenava una “rapina a mano armata”. Metteva il dito nella tasca dei pantaloni, dichiarando che si trattava di una pistola, e intimava a un commesso di vuotare il registratore di cassa, concedendogli, però, tutto il tempo necessario per chiamare la polizia. Questo tentativo inconscio di suicidarsi per “mano di un poliziotto” ebbe fine dopo che un giudice decise di inviarmelo per un trattamento. Una volta affrontata la colpa per la morte dell’amico, non ci furono più riattualizzazioni "

Il corpo è come un testo su cui è impressa la nostra memoria; 
ricordare, quindi, non è altro che reincarnarsi.
KATIE CANNON

"In Niente di nuovo sul fronte occidentale, un romanzo sulle esperienze di guerra dei soldati al fronte, scritto dall’autore tedesco Erich Maria Remarque, il protagonista del libro, Paul Baumer, parla per un’intera generazione: “Oggi mi accorgo che a mia insaputa mi sono logorato e maturato. Non mi trovo più bene qui; è un mondo estraneo […]. Le ore migliori sono quelle che passo da solo; almeno nessuno mi disturba […]. Tutti parlano troppo. Hanno preoccupazioni, scopi, desideri, che mi è impossibile concepire a modo loro”."

"Quando Hitler andò al potere, qualche anno più tardi, Niente di nuovo sul fronte occidentale fu uno dei primi libri definiti “degenerati” dai nazisti e, per questo, venne bruciato nella piazza di fronte all’Università  Humboldt di Berlino."

"I medici influenzano il modo in cui i pazienti comunicano la loro angoscia: se il paziente si lamenta di incubi terrificanti e il medico prescrive una radiografia al petto, allora il paziente realizza che, se si concentra sui sintomi fisici, ottiene una maggiore attenzione."

" La totale perdita di memoria è più comune nell’abuso sessuale infantile, con un’incidenza che va dal 19% al 38%"

"La perdita di memoria è stata, fin dall’introduzione di questa diagnosi, uno dei criteri diagnostici per il PTSD."

"Le donne più giovani al momento dell’abuso e quelle che erano state molestate da un conoscente erano più inclini a dimenticare il loro abuso. "

"i ricordi di tutte le donne erano precisi per ciò che concerne i fatti salienti dell’abuso, ma nessuna delle loro storie riportava accuratamente ogni dettaglio, ben descritto nelle loro cartelle."

"Finché un ricordo è inaccessibile, la mente non è in grado di cambiarlo. Ma, non appena una storia inizia a essere raccontata, in particolare se la si racconta ripetutamente, è soggetta a mutamenti: l’atto di raccontare la storia cambia la storia stessa. La mente non può creare significati che vanno al di là di ciò che conosce e il senso che noi attribuiamo alla nostra vita influenza il come e il cosa ricordiamo. "
"Prendiamo in considerazione, per esempio, l’esperimento noto come “persi nel centro commerciale”: i ricercatori universitari dimostrarono come sia relativamente facile imprimere nella mente memorie di eventi che non si sono mai verificati, come l’essersi persi, da bambini, in un centro commerciale.28 Circa il 25% dei soggetti coinvolti in questi studi “ricorda”, in seguito, di essersi spaventato e tende ad arricchire il racconto con dettagli mancanti. Tali ricostruzioni, tuttavia, non includono quel terrore viscerale che un bambino che si è perso ha effettivamente sperimentato. "

"Il problema fondamentale è questo: eventi che si svolgono in laboratorio non possono essere considerati equivalenti alle condizioni in cui si creano i ricordi traumatici. "

"È interessante notare che, quando l’eccitazione e il profitto di una testimonianza in un’aula di tribunale diminuiscono, la controversia “scientifica”, a sua volta, scompare e i clinici vengono lasciati da soli a occuparsi delle rovine delle memorie traumatiche."
"Matrimoni, nascite e lauree erano rievocati come eventi del passato, storie con un inizio, una parte centrale e una fine. Nessuno dichiarava di aver dimenticato completamente uno di questi fatti per un certo periodo della sua vita.
Al contrario, i ricordi traumatici erano disorganizzati. I soggetti ricordavano alcuni dettagli in modo fin troppo intenso (l’odore dello stupratore, lo squarcio sulla fronte di un bambino morto), ma non ricordavano la sequenza degli accadimenti o altri dettagli importanti (la prima persona che aveva prestato loro soccorso o se fosse stata un’ambulanza piuttosto che un’auto della polizia a portarli in ospedale). "
"il nostro studio confermò il doppio sistema di memoria che Janet e i suoi colleghi della Salpêtrière avevano descritto più di cento anni prima: le memorie traumatiche sono sostanzialmente diverse dalle storie passate, che raccontiamo. Le memorie traumatiche sono dissociate: le diverse sensazioni registrate dal cervello al momento del trauma non sono correttamente assemblate in una storia, in un pezzo di autobiografia. "
"Nessuno vuole ricordare il trauma. A tal proposito, la società non si distingue dalle vittime stesse. Noi tutti vogliamo vivere in un mondo sicuro, comodo e prevedibile, e le vittime di traumi ci ricordano che non sempre è così. "

"Langer scrive sul suo lavoro presso l’Archivio Video Fortunoff dell’Università di Yale: “Ascoltando i racconti di chi ha vissuto l’Olocausto, riportiamo alla luce un mosaico di reperti, che si perde costantemente all’interno di strati infiniti di incompletezza.31 Ci scontriamo con l’inizio di un racconto permanentemente incompiuto, pieno di parti mancanti, come se fossimo messi di fronte allo spettacolo di un testimone titubante, spesso costretto a un silenzio angosciato dalla schiacciante pressione dei suoi ricordi profondi”. Come disse uno dei testimoni: “Se tu non sei stato lì, è difficile descrivere e dire com’è stato. Il modo in cui funzionano gli uomini in certe condizioni di stress è una cosa, ma comunicare ed esprimere l’evento a qualcuno che non ha mai saputo potesse esistere un simile livello di brutalità è un’altra: sembra un racconto di fantasia”.
Un’altra sopravvissuta, Charlotte Delbo, dopo la liberazione da Auschwitz, descrisse la sua doppia esistenza: “L’io che era nel campo non ero io, non era la persona che è qui, di fronte a voi. No, è troppo incredibile. E tutto ciò che è accaduto a questo altro ‘io’, la persona di Auschwitz, non mi tocca, me, non mi riguarda, la memoria profonda e la memoria ordinaria sono così distanti […]. Senza questa scissione, non sarei stata in grado di tornare alla vita”.32 Riferisce che anche le parole hanno un duplice significato: “Altrimenti, chi [nei campi] è stato tormentato dalla sete per settimane non sarebbe mai più in grado di dire: ‘sono assetato, prendiamo una tazza di tè’. La parola ‘sete’ [dopo la guerra] è tornata a essere di uso comune. D’altra parte, se io immagino la sete che ho provato a Birkenau [gli impianti di sterminio di Auschwitz], vedo me stessa com’ero: sconvolta, priva di ragione, barcollante”.33
Langer, in modo ossessionante, conclude: “Chi può trovare un sepolcro adeguato per mosaici della mente così danneggiati, dove possono riposare in pezzi? La vita va avanti, ma segue contemporaneamente due direzioni temporali diverse: il futuro non è in grado di sfuggire alla morsa di una memoria carica di dolore”."
"Aspetti particolari legati al trauma originale, benigni in realtà, sono completamente contaminati e diventano oggetti da odiare, da temere, da distruggere se possibile, o, almeno, da evitare. Per esempio, un ferro da stiro, anche se giocattolo, un ferro arricciacapelli, vengono visti come strumenti di tortura." 

"Non posso ancora rinunciare alla vita e non posso illudermi di credere che, se la ignoro, la bestia andrà via."

                        Non vado in terapia per scoprire che sono un’eccentrica
Vado e trovo l’unica e la sola risposta ogni settimana
E quando parlo della terapia, so che le persone pensano
Che ciò ti rende egoista e innamorato del tuo strizzacervelli
Ma… Oh… come sono innamorata di tutti
Se posso finalmente parlare così tanto di me
DAR WILLIAMS, What do you Hear in these Sounds1

"Per ripristinare il controllo di se stessi, bisogna ripercorrere il trauma: presto o tardi, toccherà confrontarsi con ciò che è accaduto, ma solo dopo aver acquisito quella sensazione di sicurezza, indispensabile per non sentirsi ri-traumatizzati."

"Gran parte del nostro cervello cosciente è dedita a focalizzarsi sul mondo esterno: si occupa di entrare in relazione con gli altri e di fare piani per il futuro. Tuttavia, ciò non ci aiuta a gestire noi stessi. La ricerca neuroscientifica dimostra che il solo modo in cui possiamo modificare come ci sentiamo consiste nel divenire consapevoli della nostra esperienza interiore, imparando a diventare amici di ciò che accade dentro di noi."
"possiamo “educare” il nostro sistema di arousal attraverso il modo in cui respiriamo, cantiamo, ci muoviamo: principio – questo – utilizzato, fin dalla notte dei tempi, in paesi come la Cina e l’India, e presente in qualsiasi pratica religiosa, anche se sospettosamente considerato “alternativo” dalla cultura dominante."

"In una ricerca finanziata dal National Institute of Mental Health, i miei colleghi e io abbiamo dimostrato che settimane di pratica yoga riducono, in modo sostanziale, i sintomi di PTSD di pazienti che non rispondono positivamente né ai farmaci né ad alcun altro trattamento (parlerò di yoga nel capitolo 16). Il neurofeedback, argomento del capitolo, può essere particolarmente efficace per bambini e adulti che hanno un così alto iperarousal o collassamento, da avere difficoltà a concentrarsi e a conferire un ordine gerarchico alle cose."

"Più si sta concentrati sul proprio respiro e più se ne trarranno dei benefici, specialmente se si presta attenzione fino alla fine dell’espirazione e ci si prende un momento, prima di inspirare un’altra volta."

"Le culture giapponese e coreana hanno dato vita alle arti marziali, centrate sul favorire movimenti finalizzati e centrati sul presente, abilità danneggiate in individui traumatizzati."

"Al centro della guarigione c’è l’autoconsapevolezza. Le frasi più importanti nella terapia del trauma sono: “Nota” e “Cosa succede dopo?”. Le persone traumatizzate convivono con sensazioni intollerabili: sentono il cuore spezzato e provano disturbi insopportabili alla bocca dello stomaco o una stretta al torace. L’evitamento di simili sensazioni, inoltre, aumenta la possibilità di esserne sopraffatti."
"Anche se il trauma riguarda il passato, il cervello emotivo continua a generare sensazioni che rendono impauriti e impotenti. Non è sorprendente che così tanti sopravvissuti al trauma siano mangiatori e bevitori compulsivi, che abbiano paura di fare l’amore e che evitino attività sociali. Il loro mondo sensoriale è praticamente bandito."
"Per cambiare c’è bisogno di aprirsi alla propria esperienza interna. Il primo passo consiste nel permettere alla mente di focalizzarsi sulle sensazioni e nel notare come, in contrasto con l’esperienza senza tempo e sempre presente del trauma, le sensazioni fisiche siano transitorie e rispondano a modifiche posturali anche minime, ai cambiamenti nel modo di respirare e ai mutamenti del pensiero."

"Una volta che si presta attenzione alle sensazioni fisiche, il passo successivo è quello di etichettarle, per esempio: “Quando sono ansioso, ho una sensazione di oppressione al petto”. Posso allora dire a un paziente: “Stai su quella sensazione e nota cosa cambia se fai un respiro profondo o se batti leggermente il petto proprio sotto la clavicola, o se ti lasci andare al pianto”. La mindfulness, in termini pratici, calma il sistema nervoso simpatico, così da abbassare le probabilità di cadere in meccanismi attacco/fuga."

"Se non si può tollerare ciò che si sta provando nel qui e ora, l’apertura al passato comporterà solo estremo disagio e ulteriore traumatizzazione."

"Si è visto che la mindfulness ha un effetto positivo su numerosi sintomi psichiatrici, psicosomatici e correlati allo stress, come, per esempio, la depressione e il dolore cronico. Ne derivano importanti benefici sulla salute fisica, con un aumento delle risposte immunitarie, della pressione sanguigna e dei livelli di cortisolo. Si è anche dimostrato che essa attiva le regioni del cervello coinvolte nella regolazione emotiva e induce cambiamenti in regioni correlate alla consapevolezza corporea e alla paura."

"praticare la mindfulness riduce anche l’attività del rilevatore di fumo del cervello, l’amigdala, e diminuisce, quindi, la reattività a potenziali trigger."

"Gli adulti spaventati rispondono allo stesso tipo di accudimento dei bambini terrorizzati: un abbraccio affettuoso e cullante e la sicurezza che qualcuno più grande e più grosso si stia occupando di tutto il resto consentono di dormire tranquilli. Per guarire, mente, corpo e cervello hanno bisogno di convincersi che ci si possa quietamente lasciare andare. Ciò accade soltanto quando ci si sente sicuri a un livello viscerale e ci si può permettere di connettere quel senso di sicurezza a un passato di impotenza."

"I nostri legami di attaccamento sono la più grande tutela contro la minaccia. Per esempio, bambini che sono separati dai genitori dopo un evento traumatico hanno molte più probabilità di sviluppare gravi effetti negativi sul lungo termine"

"Gli esseri umani traumatizzati guariscono in contesti relazionali: famiglie, persone amate, gruppi di auto-aiuto, organizzazioni di veterani, comunità religiose, o con la psicoterapia"

"la maggior parte del cablaggio dei circuiti del nostro cervello è rivolta all’essere in sintonia con gli altri. La guarigione dal trauma implica una (ri)connessione con gli altri esseri umani"

"quando chi si prende cura di noi diventa il nostro peggior nemico, bisogna trovare dei modi alternativi per affrontare i sentimenti di paura, di rabbia e di frustrazione. Gestire il terrore da soli dà adito a un’altra serie di problemi: dissociazione, disperazione, dipendenza da sostanze, cronico senso di panico e relazioni caratterizzate da alienazione, disconnessione ed esplosioni di rabbia. "

"Ricordiamo, per esempio, gli uomini che ho descritto nel capitolo 11, che erano stati abusati da preti pedofili. Andavano in palestra regolarmente, assumevano steroidi anabolizzanti, erano forti come tori. Nei nostri colloqui, tuttavia, si comportavano spesso come bambini spaventati: il bambino ferito nel profondo si sentiva ancora impotente."
"I traumi irrisolti possono far pagare un costo pesante in termini relazionali. Se abbiamo il cuore spezzato perché abbiamo subito l’aggressione di qualcuno che amavamo saremo costantemente preoccupati di non essere nuovamente maltrattati e avremo, di conseguenza, una terribile paura di aprirci, di nuovo, a qualcun altro. È possibile, quindi, che, inconsapevolmente, siamo noi a trattare male gli altri prima di esserne, nuovamente, feriti."
"Non esiste un “trattamento elettivo” per il trauma, e qualsiasi terapeuta che creda che il suo particolare metodo sia la sola risposta possibile ai vostri problemi è da considerarsi un ideologo e, non di certo, qualcuno interessato seriamente al vostro benessere. Nessun terapeuta può essere, nel concreto, esperto di qualsiasi trattamento efficace e deve essere aperto all’opportunità che voi possiate prendere in considerazione le altre opzioni esistenti, non soltanto le sue."

"Sentirsi al sicuro è una condizione necessaria per affrontare paure e ansie. Una persona austera, giudicante, agitata o brusca vi farà sentire spaventati, abbandonati e umiliati e non vi permetterà di superare il vostro stress traumatico"

"nella mia esperienza, i pazienti migliorano se riescono a sviluppare un sentimento profondamente positivo nei confronti del proprio terapeuta. Non penso affatto, inoltre, che si possa crescere e cambiare finché non si sente di avere un certo impatto emotivo sulla persona che ci sta trattando."
"Pazienti che sono stati brutalizzati dai loro caregiver da bambini spesso non si sentono al sicuro con nessuno."

"L’esistenza della nostra specie è basata sulla fiducia. Lavorare con il trauma significa tenere a mente che il modo in cui siamo sopravvissuti coincide irrimediabilmente con ciò che in noi si è rotto."

"Invito, inoltre, i miei pazienti a immaginarsi se, da neonati, fossero amorevoli o pieni di energia. Tutti credono di esserlo stati o di averne una sensazione, prima di essere stati feriti."
"Alcune persone non ricordano nessuno con cui si siano sentiti al sicuro. Per loro, relazionarsi con i cavalli o con i cani può essere più protettivo che avere a che fare con gli esseri umani. Questo principio è correntemente applicato e si è rivelato molto efficace in molti setting terapeutici: all’interno di prigioni, in programmi terapeutici residenziali e nella riabilitazione dei veterani."

"Farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina, quali il Respiridol e il Seroquel, hanno preso il posto di interventi finalizzati a far entrare in contatto i pazienti con il proprio mondo sensoriale.30 Eppure, il modo più naturale per calmare lo stress coincide con l’essere toccati, abbracciati e cullati: aiuta ad abbassare l’arousal e ci fa sentire integri, al sicuro, protetti e in controllo."
"Alla domanda: “Che effetto fa alle persone il lavoro sul corpo?”, Licia ha risposto così: “Proprio ciò che l’acqua fa con la sete; si può avere sete di un tocco. Ed è molto confortante essere toccati in modo confidenziale, profondo, fermo, dolce e sensibile. Un tocco e un movimento consapevoli radicano le persone e permettono loro di scoprire tensioni che possono aver conservato per un tempo così lungo da non esserne più consapevoli. Quando si è toccati, si risveglia quella parte del corpo che viene toccata”."

"Persone terrorizzate hanno bisogno di acquisire la sensazione di dove il loro corpo sia localizzato nello spazio e di dove siano i loro confini. Il tocco fermo e rassicurante permette loro di stabilire dove si collocano quei confini: ciò che è fuori di loro e dove i loro corpi finiscono. Scoprono di non doversi chiedere continuamente chi sono e dove sono. Realizzano di avere un corpo forte e di non dover stare costantemente in guardia. Il tocco consente loro di sapere di essere al sicuro”."

"Prima di lanciarsi nell’elaborazione completa del trauma, i pazienti sono aiutati a sviluppare le loro risorse interne, per poter accedere in modo sicuro alle sensazioni e alle emozioni dalle quali sono stati sopraffatti al momento del trauma. Peter Levine chiama questo processo tecnica del pendolo: oscillare lentamente avanti e indietro, per accedere alle sensazioni interne e ai ricordi traumatici. In questo modo, i pazienti sono aiutati a espandere gradualmente la finestra di tolleranza."
"quando pratico la sensorimotor psychotherapy e il somatic experiencing: nel momento in cui i pazienti cominciano a percepire fisicamente ciò che poteva essere stata un’azione di attacco o di fuga, si rilassano, sorridono e manifestano la loro completezza."

"Se si sta chini e si è così spaventati da guardarsi continuamente intorno, si diventa una facile preda di persone sadiche, ma le probabilità di essere infastiditi diminuiscono se il messaggio che ci si legge in faccia è: “Non farmi arrabbiare”."

"Un trauma può essere elaborato con successo soltanto se tutte quelle strutture del cervello rimangono collegate. L’EMDR (Eye Moviment Desensitization and Reprocessing) permise a Stan di accedere ai ricordi dell’incidente senza esserne sopraffatto. Quando le aree del cervello, il cui spegnimento è responsabile dei flaskback, sono accese mentre si ricorda ciò che è avvenuto, le persone possono integrare i loro ricordi traumatici e collocarli nel passato."
"L’ipnosi cadde in disgrazia all’inizio degli anni Novanta e non ci sono studi recenti sull’efficacia di questo trattamento per il PTSD. L’ipnosi, comunque, può indurre uno stato di sufficiente calma, da cui i pazienti possono osservare le loro esperienze traumatiche senza esserne travolti. Dal momento che la capacità di osservarsi in modo quieto è un fattore cruciale per l’integrazione delle memorie traumatiche, è probabile che l’ipnosi, in qualche forma, ritorni in auge."
"L’idea di base della Terapia cognitivo-comportamentale è che i pazienti, ripetutamente esposti a degli stimoli ansiogeni, in assenza di accadimenti terrifici reali, inizieranno a sentirsi gradualmente meno agitati; i brutti ricordi si assoceranno all’informazione “correttiva” di essere al sicuro.36 La CBT, inoltre, cerca di aiutare i pazienti a superare le tendenze evitanti, rintracciabili in dichiarazioni come: “Di questo non voglio parlare”."

"ripercorrere il trauma riattiva il sistema di allarme del cervello e azzera proprio quelle aree cerebrali che sono necessarie per integrare il passato, facendo sì che il paziente riviva continuamente il trauma, invece di risolverlo."

"Contrariamente alla sua efficacia sulle paure irrazionali, come quella dei ragni, la CBT non si è dimostrata ugualmente efficace per gli individui traumatizzati, in particolare non lo è stata per coloro che hanno una storia di abuso. Solamente un partecipante su tre con PTSD, che riesce a completare il percorso di ricerca, mostra qualche segnale di miglioramento. Alla fine di un trattamento di CBT, i pazienti, di solito, mostrano meno sintomi PTSD, ma di rado guariscono completamente. La maggior parte continua ad avere sostanziali problemi di salute, di lavoro e di benessere mentale."

"I risultati più scarsi con i trattamenti espositivi si ottengono per quei pazienti che presentano un cosiddetto “mental defeat”, quelli, cioè, che si sono arresi."
"Essere traumatizzati non significa solo essere bloccati nel passato; si tratta, più che altro, di non essere pienamente vivi nel presente. "

"al bambino di circa cinque anni che ho avuto modo di osservare recentemente di fronte a casa. Suo padre, un uomo gigantesco, lo stava sgridando con un tono di voce altissimo, mentre il bambino andava in triciclo lungo la mia strada. Il bambino era visibilmente turbato e il mio cuore batteva all’impazzata, poiché sentivo, forte, l’impulso di stendere il tizio. A quanta brutalità quel bambino deve essere stato esposto per apparire così insensibile alla violenza del padre? La sua indifferenza alle grida paterne deve essere stata il risultato di una prolungata esposizione, ma, mi chiedevo, a che prezzo? "

"In quanto studenti di medicina, impariamo ad avere un atteggiamento molto distaccato quando dobbiamo intervenire su un bambino con ustioni di terzo grado. Ma, come ha mostrato il neuroscienziato Jean Decety dell’Università di Chicago, la nostra desensibilizzazione al dolore delle altre persone tende a condurci verso un affievolimento complessivo della sensibilità emotiva."

"Le droghe, tuttavia, non “curano” il trauma, possono soltanto alleggerire la manifestazione della fisiologia disturbata. E non insegnano una lezione di autoregolazione persistente nel tempo. Possono facilitare il controllo di sentimenti e comportamenti, ma c’è sempre un qualche prezzo da pagare, poiché funzionano bloccando i sistemi chimici che regolano il coinvolgimento, la motivazione, il dolore e il piacere."

"Pressoché tutti i gruppi di agenti psicotropi sono stati utilizzati per trattare qualche aspetto del PTSD.56 Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIs), come il Prozac, lo Zoloft e il Paxil, sono stati studiati più approfonditamente e possono rendere i vissuti meno intensi e la vita più gestibile."

"I farmaci che bersagliano il sistema nervoso autonomo, come il propranololo o la clonidina, diminuiscono l’iperarousal e la reattività allo stress. Questa famiglia di farmaci funziona bloccando gli effetti fisici dell’adrenalina, il carburante dell’arousal, e, quindi, riduce gli incubi, l’insonnia e la reattività ai trigger del trauma.60 Bloccare l’adrenalina favorisce l’attività del cervello razionale e rende possibile effettuare delle scelte: “È veramente ciò che voglio fare?”. Da quando ho cominciato a integrare mindfulness e yoga nella mia pratica clinica, ricorro meno spesso a queste medicine, tranne che per aiutare occasionalmente i pazienti ad avere un sonno più ristoratore."

"I pazienti traumatizzati tendono a preferire i farmaci tranquillanti, delle benzodiazepine come il Klonopin, il Valium, lo Xanax e l’Ativan. In un certo senso, questi farmaci funzionano come l’alcol, nella misura in cui rendono più calmi e diminuiscono le preoccupazioni (i proprietari dei casinò amano i consumatori di benzodiazepine: non si agitano quando perdono e continuano a scommettere). Tuttavia, proprio come l’alcol, le “benzo” diminuiscono l’inibizione a inveire contro le persone care. La maggior parte dei medici di base è riluttante a prescrivere questi farmaci, perché hanno un elevato potenziale di dipendenza e possono anche interferire con l’elaborazione del trauma. Pazienti che ne sospendono l’assunzione, dopo un periodo prolungato, reagiscono con ritiro e agitazione, con un aumento dei sintomi post-traumatici."
"Farmaci antipsicotici come il Risperdal, l’Abilify o il Seroquel, possono indebolire, in misura importante, il cervello emotivo, rendendo i pazienti meno incostanti o arrabbiati, ma anche pesantemente insensibili ai vissuti di piacere e di soddisfazione, nonché ai segnali di pericolo. Provocano, spesso, aumento di peso, accrescono le probabilità di sviluppare il diabete e rendono i pazienti fisicamente inerti, con un correlato senso di alienazione. Questi farmaci sono largamente usati per trattare bambini abusati, diagnosticati erroneamente come affetti da Disturbo bipolare o della regolazione dell’umore."

"Tra il 2001 e il 2011 la VA ha speso circa 1,5 miliardi di dollari in Seroquel e Risperdal, e il Ministero della Difesa ne speso circa 90 milioni nello stesso periodo, anche se una rivista scientifica ha pubblicato, nel 2002, che il Risperdal non è più efficace di un placebo nel trattamento del DPTS".

"Tra il 2001 e il 2011 la VA ha speso circa 1,5 miliardi di dollari in Seroquel e Risperdal, e il Ministero della Difesa ne speso circa 90 milioni nello stesso periodo, anche se una rivista scientifica ha pubblicato, nel 2002, che il Risperdal non è più efficace di un placebo nel trattamento del PTSD.68 Analogamente, tra il 2001 e il 2012, la VA ha speso 72,1 milioni di dollari e il Ministero della Difesa 44,1 in benzodiazepine,69 farmaci che i clinici generalmente evitano di prescrivere ai civili con PTSD, per la potenziale dipendenza e la mancanza di efficacia significativa sui sintomi di PTSD."

"Comunicare appieno è il contrario dell’essere traumatizzati. "
"Nei gruppi terapeutici con i veterani di guerra riuscivo, talvolta, a vedere questi due sistemi parallelamente in azione. I soldati raccontavano storie orribili di morte e distruzione, ma notavo che, spesso, il loro corpo, contestualmente al racconto, trasmetteva un senso di orgoglio e di appartenenza. Allo stesso modo, molti pazienti mi raccontavano delle famiglie felici in cui erano cresciuti, mentre il loro corpo si accasciava e il tono di voce si faceva teso e ansioso. Un sistema crea una storia a uso del pubblico e, raccontandola più e più volte, finiamo probabilmente per credere che sia questa la storia vera. L’altro sistema, però, registra una verità differente, che ha a che fare con il modo in cui viviamo la situazione nel profondo: è a questo sistema che dobbiamo accedere, facendocelo amico e riconciliandoci con esso."
" racconti possono anche fornire alle persone un capro espiatorio. Incolpare è un tratto umano universale, che aiuta le persone a sentirsi meglio se stanno male; o, come diceva il mio vecchio professore, Elvin Semrad: “L’odio fa girare il mondo”. Ma le storie possono anche oscurare una questione più importante, vale a dire, che il trauma cambia radicalmente e che, in realtà, dopo, non si è più “se stessi.”"
"Gli esperimenti di scrittura fatti in tutto il mondo con studenti della scuola elementare, ospiti di case di cura, studenti di medicina, detenuti in carceri di massima sicurezza, persone affette da artrite, neomamme e vittime di stupro continuano a dimostrare che scrivere di eventi sconvolgenti migliora la salute mentale e quella fisica"

"Tali cambiamenti sono chiamati “passaggi di stato” nella pratica clinica, e si osservano spesso in individui con storie di traumi. I pazienti, muovendosi da un argomento all’altro, attivano stati emotivi e fisiologici nettamente diversi. Il passaggio di stato non si palesa solo in un pattern vocale completamente diverso, ma anche in espressioni facciali e movimenti del corpo. Alcuni pazienti mostrano una chiara trasformazione dell’identità personale: da timida a forte e aggressiva o da ansiosamente compiacente a decisamente seduttiva. Quando scrivono delle loro paure più profonde, la loro scrittura diventa spesso più infantile e primitiva."

"Trattare come dei bugiardi i pazienti che presentano una tale mutevolezza degli stati del sé o, magari, intimare loro di smettere di mostrare quelle parti imprevedibili e fastidiose, può farli precipitare, probabilmente, nel mutismo. Magari non desisteranno dal chiedere aiuto, ma, all’ennesima disconferma, trasformeranno il loro grido di aiuto in azioni concrete: tentativi di suicidio, depressione e attacchi di rabbia."

"La vera ragione [per la quale i soldati tacciono] è che essi stessi hanno scoperto che nessuno è così interessato alle cattive notizie che devono riferire. Come può l’ascoltatore voler essere straziato e scosso quando non è costretto a esserlo? Abbiamo fatto sì che l’indicibile divenisse indescrivibile: questo sì che è abominevole."
"Parlare di eventi dolorosi non significa, necessariamente, stabilire un senso di comunanza; spesso accade il contrario. Le famiglie e le organizzazioni possono respingere soci che esibiscono i “panni sporchi”; amici e parenti possono perdere la pazienza con le persone che restano bloccate nel loro dolore o nella loro sofferenza. Questo è uno dei motivi per cui le vittime di traumi spesso si ritirano in se stesse e le loro storie diventano narrazioni ripetute meccanicamente, in una forma che abbia meno probabilità di provocare un rifiuto."

"Numerosi studi hanno dimostrato che le persone con PTSD hanno più problemi, in generale, con l’attenzione focalizzata e con l’apprendimento di nuove informazioni."

"Dopo un po’, la maggior parte delle persone affette da PTSD non dedica una grande quantità di tempo o non si sforza di affrontare il passato: il loro problema è semplicemente quello di farcela a superare la giornata. Anche pazienti traumatizzati che danno un reale contributo all’insegnamento, agli affari, alla medicina, alle arti e che crescono con successo i loro figli spendono molte energie per affrontare il compito quotidiano di vivere come comuni mortali. "
"Il motivo per cui le persone sono sopraffatte dal racconto delle proprie storie coincide con quello per cui si hanno dei flashback cognitivi: il loro cervello è cambiato. Come osservarono Freud e Breuer, il trauma non agisce semplicemente come agente di rilascio dei sintomi. Piuttosto, “il trauma psichico, o meglio il ricordo del trauma, agisce al modo di un corpo estraneo, che deve essere considerato come un agente attualmente efficiente anche molto tempo dopo la sua intrusione”.29 Se una scheggia provoca un’infezione, è la risposta del corpo all’oggetto estraneo a diventare il problema, più che l’oggetto stesso. "
"L’alessitimia – il non essere in grado di percepire e comunicare quello che sta succedendo dentro di noi – è il prodotto della costante aggressione proveniente dalle sensazioni corporee e dall’eliminazione consapevole dell’origine delle stesse. Solo entrando in contatto con il corpo, collegandosi visceralmente con il Sé, si può ritrovare il senso di chi si è, le priorità e i valori. Alessitimia, dissociazione e chiusura coinvolgono le strutture cerebrali che ci permettono di concentrarci, di sapere cosa proviamo e di agire per proteggere noi stessi. Quando queste strutture vitali sono sottoposte a uno shock inevitabile, il risultato può essere confusione e agitazione, distacco emotivo, spesso accompagnato da esperienze extracorporee – la sensazione di guardare se stessi da molto lontano. In altre parole, il trauma fa sentire le persone come se fossero in qualche altro corpo, o come in nessun corpo."

"La storia completa può essere raccontata solo dopo aver riparato le strutture e aver preparato il terreno: solo a questo punto, un non corpo diventa il corpo di qualcuno, quando un nessuno diventa qualcuno." 
"Era come se la tragica perdita dell’occhio lo autorizzasse a maltrattare le altre persone, odiando profondamente la persona rabbiosa e vendicativa che era diventato. Notava che gli sforzi di gestire la rabbia lo rendevano cronicamente teso e si chiedeva se la paura di perdere il controllo avesse compromesso la sua capacità di amare e di avere degli amici."

"Alla fine di quella seduta, sembrava più calmo e visibilmente sollevato. Mi disse che il ricordo dell’accoltellamento aveva perso di intensità e cominciava a delinearsi qualcosa di spiacevole, accaduto molto tempo prima: “Si è realmente riassorbito”, disse pensieroso, “eppure mi ha destabilizzato per parecchi anni, ma sono sorpreso di come, alla fine, sia riuscito a ritagliarmi una buona vita”."
"Si considerava un mostro senza controllo, ma l’essersi reso conto di aver rinunciato alla vendetta lo rimetteva in contatto con un lato consapevole e generoso di sé."

"Durante la seconda seduta, riferì di come suo padre l’avesse stuprata due volte, una volta a cinque anni e un’altra a sette. Era convinta di essere colpevole. Amava suo padre, spiegava, e, quindi, doveva essere stata per forza così seduttiva da indurlo a non potersi controllare. Mentre ascoltavo il suo ricordo, pensai: “Non può dare la colpa al padre e, quindi, deve dare la colpa a tutti gli altri”, compresi i terapeuti precedenti, per non averla aiutata a stare meglio. Come molti sopravvissuti al trauma, raccontava una storia con le parole e un’altra con le azioni, attraverso le quali continuava a rimettere in atto vari aspetti del trauma."

"Scoppiò a piangere: “Ero così piccola. Come può un uomo cosi grande fare questo a una bimba così piccola?”. Pianse per un po’, poi disse: “Ora è finita. Ora so cosa è accaduto. Non era colpa mia. Ero una bimba piccola e non avrei potuto far niente di così grave da indurlo a molestarmi”."

"Mi rivolsi al mio trainer EMDR, Gerald Puk, e gli riferii del mio imbarazzo. A quest’uomo chiaramente non piacevo ed era sembrato profondamente stressato durante la seduta EMDR, ma ora mi stava dicendo che la sofferenza, durata molti anni, era finita. Come facevo a sapere se avesse o meno risolto i suoi problemi, se non voleva parlarmi di ciò che era accaduto durante la seduta?"

"Gerry sorrise e mi chiese se, per caso, non fossi diventato psichiatra per risolvere delle mie questioni personali. Confermai che molte persone, che mi conoscono, pensano che sia così. Mi chiese, inoltre, se pensassi che fosse molto significativo che le persone mi raccontassero i propri traumi e, di nuovo, risposi in modo affermativo. A quel punto disse: “Sai, Bessel, forse hai bisogno di imparare a mettere da parte le tue tendenze voyeuristiche. Se è così importante per te ascoltare le storie traumatiche, perché non vai al bar, metti un paio di dollari sul tavolo e dici al tuo vicino: ‘Ti pago da bere se mi parli della tua storia traumatica’. Ma, secondo me, hai bisogno di differenziare il tuo desiderio di ascoltare le storie dal processo interno di guarigione del tuo paziente”. Presi a cuore il monito di Gerry e provai un certo senso di piacere nel ripeterlo ai miei allievi."
"L’EMDR sblocca qualcosa nella mente/cervello, permettendo alle persone un rapido accesso ai ricordi e alle immagini del passato, associati in modo vago. E ciò sembra aiutarle a porre le esperienze traumatiche all’interno di un contesto o di una prospettiva più ampi."

"Le persone possono guarire dal trauma senza parlarne. L’EMDR li rende capaci di osservare le loro esperienze in un modo nuovo, senza bisogno di uno scambio verbale con un’altra persona."

"L’EMDR può essere efficace anche se paziente e terapeuta non hanno una relazione di fiducia. Quest’ultimo punto si rivelava particolarmente affascinante perché il trauma, come ben si sa, raramente lascia le persone con un cuore aperto e fiducioso."

"Una donna ci disse: “Prima, sentivo ciascun passaggio del ricordo. Ora è come se fosse intero, invece che frammentato, e, quindi, più affrontabile”. Il trauma aveva perso la sua immediatezza, diventando una storia di qualcosa accaduto tanto tempo prima."

"Il gruppo Prozac fece leggermente meglio di quello placebo, ma di poco. Questo è tipico della maggior parte degli studi sui farmaci per il PTSD: semplicemente si evidenzia un miglioramento che va dal 30 al 42%; quando i farmaci funzionano, si aggiunge un’ulteriore percentuale, che varia dal 5 al 15%. Tuttavia, i pazienti trattati con l’EMDR evidenziavano risultati migliori di quelli curati con Prozac e con il placebo: dopo otto sedute di EMDR, un paziente su quattro era sostanzialmente guarito (il punteggio PTSD si era assestato su livelli trascurabili), rispetto all’uno su dieci del gruppo Prozac. Ma la differenza sostanziale si evidenziava nel tempo: intervistando i nostri soggetti otto mesi dopo, il 60% di coloro che erano stati trattati con EMDR segnalava una guarigione completa. Come disse il grande psichiatra Milton Erickson, una volta spostato il tronco, il fiume inizia a fluire. Non appena le persone cominciano a integrare i ricordi traumatici, continuano a migliorare spontaneamente. Di contro, tutti coloro che assumono il Prozac sono inclini a ricadute dopo la sospensione del trattamento farmacologico."

"un altro risultato essenziale della nostra ricerca è il seguente: gli adulti con storie di trauma nell’infanzia rispondevano in modo molto diverso al trattamento EMDR rispetto a coloro che erano stati traumatizzati da adulti. Alla fine delle otto settimane, circa la metà del gruppo dei pazienti traumatizzati da adulti, trattati con EMDR, appariva completamente guarita, mente soltanto il 9% del gruppo di coloro che erano stati abusati da bambini mostrava un miglioramento così evidente. Otto mesi più tardi, il tasso di guarigione del gruppo di pazienti traumatizzati da adulti era del 73%, a confronto con il 25% di quelli con storie di abuso infantile. Il gruppo di pazienti abusati da bambini aveva piccole ma sostanzialmente positive risposte al Prozac."

"Questi risultati rinforzano quelli riportati nel capitolo 9: l’abuso cronico nell’infanzia provoca differenze sostanziali, nell’adattamento mentale e biologico, rispetto a eventi traumatici circoscritti in età adulta. L’EMDR è un trattamento potente per i ricordi traumatici bloccati, ma non risolve necessariamente gli effetti del tradimento e dell’abbandono, che accompagnano l’abuso fisico e sessuale durante l’infanzia. Otto settimane di terapia di qualsiasi tipo raramente sono sufficienti a risolvere l’eredità di un trauma di così lungo corso."
"lo stress post-traumatico è il risultato di una sostanziale riorganizzazione del sistema nervoso centrale, determinata dall’esposizione a una minaccia reale di morte (o dall’assistere alla morte di qualcun altro), che riorganizza l’esperienza di sé (come impotente) e l’interpretazione della realtà (il mondo intero diventa un posto pericoloso)."

"Durante la fase di elaborazione, i pazienti si mostrano estremamente agitati e, man mano che si procede nella rivisitazione della vicenda traumatica, si registra un evidente aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna e degli ormoni dello stress. Se riescono a stare dentro la procedura, ripercorrendo il trauma, diventano via via meno reattivi e meno inclini a disorganizzarsi quando ricordano l’evento. Ne consegue che ottengano punteggi più bassi alle scale PTSD. Per ciò che ne sappiamo, tuttavia, il semplice esporre qualcuno a un vecchio trauma non porta a un’integrazione dei ricordi nel contesto generale di vita e non ripristina quel livello di piacevolezza nelle relazioni e nello svolgimento delle attività della vita sperimentato prima del trauma."

"Ecco l’associazione che Kathy riportò, dopo la prima sequenza di movimenti oculari: “Mi accorgo di avere delle ferite, di quando mi ha legato le mani dietro la schiena. L’altra ferita è di quando mi ha marchiata, per rivendicarmi come sua, e ci sono [indica] i segni dei morsi”. Sembrava sbalordita, ma sorprendentemente calma, quando disse: “Ricordo di essere cosparsa di benzina – mi fece una foto con la Polaroid – e dopo ero sommersa dall’acqua. Sono stata stuprata da mio padre e da due suoi amici; ero legata a un tavolo; ricordo che mi stupravano con le bottiglie di Budweiser”."

"Il mio stomaco era serrato, ma non mi lasciavo andare a commenti, salvo dire a Kathy di notare cosa stava accadendo. Dopo circa trenta movimenti avanti e indietro, mi fermai poiché mi accorsi che stava sorridendo; quando le chiesi cosa stesse pensando, mi rispose: “Mi sono vista a un corso di karate: grandioso! Li ho presi veramente a calci nel culo! Li ho visti indietreggiare e ho gridato: ‘non vedete che mi state facendo del male? Non sono la vostra ragazza’”. Dissi allora: “Stai su questo” e ripresi le sequenze di movimenti oculari. Alla fine, Kathy affermò: “Ho l’immagine di due me: quella bambina furba e graziosa… e quella piccola zoccola. Tutte queste donne, che non riescono a prendersi cura di se stesse o di me o dei loro compagni, lasciandomi alla mercé di questi uomini”. Cominciò a singhiozzare durante la sequenza successiva e, quando ci fermammo, disse: “Ho visto quanto fossi piccola, la brutalizzazione di quella bambina piccola. Non era colpa mia”. Feci cenno di sì e dissi. “È proprio così. Stai su questo”. Dopo il set successivo, Kathy disse: “Sto immaginando la mia vita ora, il mio me grande che abbraccia il mio piccolo me e dice: ‘sei al sicuro ora’”. Annuii in modo incoraggiante e continuai."

"Le immagini continuavano ad affiorare: “Ho delle immagini di una ruspa meccanica, che demolisce la casa in cui sono cresciuta. È finita!”. Dopodiché, proseguì su un binario differente: “Sto pensando a quanto mi piace Jeffrey [un ragazzo di uno dei suoi corsi]. Sto pensando che potrebbe non volere uscire con me. Sto pensando che non so gestire la cosa. Non sono mai stata la ragazza di nessuno prima e non so come si faccia”. Le chiesi cosa pensava fosse necessario sapere e cominciai la sequenza successiva. “Ora c’è una persona che vuole solo stare con me, è fin troppo semplice. Non so proprio come essere me stessa con gli uomini. Sono pietrificata”."

"Non appena ricominciò a seguire le mie dita, Kathy si mise a singhiozzare. Quando mi fermai, mi disse: “È emersa un’immagine di me e di Jeffrey, seduti in una caffetteria. Mio padre si avvicina alla porta. Inizia a gridare a gran voce mentre brandisce un’ascia, dice: ‘ti ho detto che tu appartieni a me’. Mi mette sul tavolo e mi stupra e dopo stupra Jeffrey”. A quel punto, il suo pianto si fa dirotto: “Come ci si può aprire a qualcuno quando si hanno delle visioni di tuo padre che prima violenta te e poi entrambi?”. Volevo confortarla, ma sapevo quanto fosse importante continuare a far fluire le sue associazioni. Le chiesi di concentrarsi su ciò che sentiva nel corpo: “Lo sento nei miei avambracci, nelle mie spalle e nel mio seno destro. Voglio solo essere protetta”. Continuammo l’EMDR e, quando ci fermammo, Kathy sembrava rilassata: “Ho sentito Jeffrey dire che va bene, che era stato mandato qui per prendersi cura di me. Che io non ho fatto niente e che lui vuole stare con me per il mio bene”. Le chiesi di nuovo cosa sentisse nel corpo: “Mi sento veramente in pace. Un po’ barcollante, come quando si usano muscoli nuovi. Un po’ di sollievo. Jeffrey sa già tutto questo. Mi sento viva e sento che è tutto finito. Ma ho paura perché mio padre ha un’altra bambina piccola e questo mi rende molto, molto triste. Voglio salvarla”."

"Riprendendo la stimolazione, tuttavia, il trauma ritornò, insieme ad altri pensieri e immagini: “Ho bisogno di vomitare… ho intrusioni di molti odori – colonia di pessima qualità, alcol, vomito”. Pochi minuti dopo, Kathy pianse: “Sento veramente mia madre qui, ora. Sembra che io voglia perdonarla. Ho la sensazione che la stessa cosa sia accaduta a lei, si sta scusando continuamente con me. Mi sta dicendo che è accaduto a lei, che era stato mio nonno. Mi sta anche dicendo che mia nonna è molto dispiaciuta per non essere stata lì a proteggermi”. Le chiesi di fare dei respiri profondi e di stare su qualunque cosa stesse emergendo in quel momento."

"Con l’aiuto dell’EMDR, Kathy riuscì a integrare i ricordi del suo trauma e a usare la sua immaginazione per scacciarli, arrivando a un senso di completamento e di controllo. Ciò è avvenuto senza grosse sollecitazioni da parte mia e senza alcuna discussione sui particolari della sua esperienza (non ho mai sentito il bisogno di approfondire l’accuratezza dei ricordi, le esperienze erano reali per lei, e il mio lavoro consisteva nell’aiutarla a gestirle nel presente). Il processo aveva liberato qualcosa nella sua mente/cervello, che favoriva l’attivazione di immagini, sentimenti e pensieri nuovi; era come se la sua forza di vita emergesse, per darle nuove possibilità progettuali per il futuro."

"Subito dopo, fu pubblicato un articolo sulla rivista Dreaming, che riportava come l’EMDR fosse correlato ai movimenti oculari rapidi del sonno (REM), la fase del sonno in cui si sogna. La ricerca aveva già dimostrato come il sonno, e il sonno onirico in particolare, giochi un ruolo di grande importanza nella regolazione dell’umore. Come puntualizzava l’articolo di Dreaming, gli occhi si muovono rapidamente avanti e indietro durante il sonno REM, così come fanno nell’EMDR. L’aumento del sonno REM riduce la depressione, mentre meno stiamo in fase REM, più probabilità abbiamo di diventare depressi."

"Naturalmente, il PTSD è, come noto, associato con un sonno disturbato, e il ricorso a modalità autocurative, come alcol e droghe, ostacola ulteriormente il sonno REM. "

"Il cervello, durante il sonno, riforma il ricordo, aumentando la traccia dell’informazione emotivamente rilevante, mentre agevola l’affievolirsi del materiale irrilevante. Con una serie di studi particolarmente accurati, Stickgold e i suoi colleghi mostrarono che il cervello, durante il sonno, può dare senso a informazioni la cui rilevanza non è chiara mentre siamo svegli, e integrarle in un più ampio sistema di memoria."

"I sogni continuano a rimettere in scena, a ricombinare, a reintegrare pezzi di vecchi ricordi per mesi e, talvolta, per anni. Aggiornano ininterrottamente la realtà sotterranea, che orienta l’attenzione della mente sveglia. E, cosa forse più rilevante per l’EMDR, nel sonno REM attiviamo associazioni più distanti rispetto sia alla fase non-REM sia al normale stato di veglia. Per esempio, quando i pazienti vengono svegliati durante il sonno non-REM e viene loro somministrato il test di associazioni di parole, producono risposte standard: caldo/freddo, duro/soffice ecc. Svegliati durante il sonno REM, procedono ad associazioni meno convenzionali, come ladro/sbagliato. Dopo il sonno REM, risolvono, inoltre, semplici anagrammi in modo più agevole. Questo cambiamento rispetto all’attivazione di associazioni distanti potrebbe spiegare perché i sogni sono così bizzarri."

"Al contrario dei soggetti che miglioravano con il Prozac, i cui ricordi erano solamente indeboliti, non integrati come un evento che è accaduto nel passato e che ora produce una forte ansia, quelli trattati con l’EMDR non rivivevano più le tracce distintive del trauma: era diventata la storia di un terribile evento, accaduto molto tempo prima. Come mi ha detto uno dei miei pazienti, facendo un gesto sprezzante con la mano: “È finita”."
"I clinici hanno soltanto un obbligo: fare qualunque cosa possa aiutare i loro pazienti a stare meglio. A fronte di ciò, la pratica clinica è sempre stata un ricettacolo di sperimentazioni. Alcuni esperimenti falliscono, altri hanno successo, e altri, come l’EMDR, la Terapia comportamentale dialettica e la Terapia dei sistemi familiari interni, stanno cambiando il modo di fare terapia."

"Appena cominciamo a ri-esperire una connessione viscerale con i bisogni del nostro corpo, emerge una specifica capacità nuova: quella di amarsi con calore. Sperimentiamo una nuova autenticità nel prenderci cura di noi stessi, che reindirizza la nostra attenzione alla nostra salute, alla nostra dieta, alla nostra energia, alla nostra gestione del tempo. Questa maggiore cura di sé nasce spontaneamente e naturalmente, non come una risposta a un “dovrebbe”. Siamo in grado di sperimentare un piacere immediato e intrinseco nella cura di noi stessi."
STEPHEN COPE, Yoga and the Quest for True Self
"Poiché ora siamo in grado di identificare i circuiti cerebrali coinvolti nel sistema di allarme, sappiamo, più o meno, cosa stesse accadendo nel cervello di Annie, mentre se ne stava seduta, quel primo giorno, nella mia sala d’aspetto: il suo rilevatore di fumo, la sua amigdala, riconvertita a interpretare situazioni sicure come segni premonitori di pericoli di morte, stava inviando segnali urgenti al suo cervello “di sopravvivenza” (rettiliano), affinché combattesse, si congelasse, o fuggisse. Annie metteva in atto tutte queste reazioni in contemporanea, rivelandosi visibilmente agitata e mentalmente immobile. "
"I bambini piccoli sono particolarmente abili nel suddividere l’esperienza in compartimenti: in tal senso, il naturale amore di Annie per il padre e il terrore delle sue aggressioni erano collocati in stati di coscienza separati. Da adulta, Annie incolpava se stessa per l’abuso subito, perché credeva che la bambina amorevole e vivace ne avesse dato il permesso al padre, come se avesse lei stessa provocato le molestie. "
2Il ricordo dell’impotenza può essere immagazzinato sotto forma di tensione muscolare o di sensazioni di frammentazione delle zone corporee coinvolte: la testa, la schiena e gli arti nelle vittime di incidenti, la vagina e il retto nelle vittime di abusi sessuali. Le vite di molti sopravvissuti al trauma iniziano a ruotare attorno al trattenere e al neutralizzare esperienze sensoriali indesiderate: molte persone che ho incontrato nella mia pratica clinica si sono trasformate in veri e propri esperti dello stordimento di se stessi."

"Queste persone possono diventare gravemente obese o anoressiche, o dipendenti dall’esercizio fisico o dal lavoro. Almeno la metà delle persone traumatizzate cerca di offuscare il proprio mondo interno intollerabile con droghe o alcol. L’altra faccia del numbing è la ricerca di emozioni forti. Molte persone si tagliano per eliminare la sensazione di essere obnubilate, mentre altre provano il bungee jumping o attività ad alto rischio, come la prostituzione e il gioco d’azzardo. Ognuno di questi metodi può dare un illusorio e paradossale senso di controllo. "
"Quando il nostro sistema nervoso autonomo è ben equilibrato, godiamo di un ragionevole livello di controllo sulla nostra risposta a frustrazioni, a delusioni minime o a circostanze in cui ci sentiamo insultati o trascurati, accedendo a una condizione da cui possiamo valutare con calma cosa ci sta succedendo. Un’efficace modulazione dell’arousal ci permette di controllare i nostri impulsi e le nostre emozioni: finché riusciamo a mantenere la calma, possiamo scegliere la nostra modalità di risposta. Gli individui con una scarsa capacità di regolare il Sistema nervoso autonomo vanno facilmente in un assetto fuori trfugato a omniaddl find us in the web controllo, sia mentalmente sia fisicamente. Dal momento che il Sistema nervoso autonomo organizza l’attivazione sia del corpo sia del cervello, una bassa HRV – vale a dire, la mancanza di fluttuazione della frequenza cardiaca in risposta alla respirazione – non solo ha effetti negativi sui pensieri e sui sentimenti, ma anche sul modo in cui il corpo risponde allo stress. La mancanza di coerenza tra respirazione e frequenza cardiaca rende le persone suscettibili di contrarre una grande quantità di malattie fisiche, quali malattie cardiache e cancro, e mentali, come la depressione e il PTSD."

"Fallimenti nel mantenimento in equilibrio di questo sistema spiegano il motivo per cui le persone traumatizzate come Annie sono così portate a rispondere in modo esagerato a sollecitazioni di scarsa intensità: i sistemi biologici, che hanno lo scopo di aiutarci a fronteggiare l’imprevedibilità della vita, si dimostrano, in ciò, fallaci. "
"i metodi scientifici hanno cominciato a dimostrare che la modificazione del modo in cui si respira migliora la regolazione della rabbia e aiuta a gestire la depressione e l’ansia5 e che lo yoga può avere un effetto benefico su una grande varietà di problemi medici, come l’ipertensione, l’elevata secrezione di ormone dello stress,6 l’asma e il mal di schiena."

"avevamo selezionato trentasette donne con gravi storie traumatiche, che erano state per parecchi anni in terapia, senza trarne molti benefici. Metà delle volontarie vennero inserite a caso nel gruppo yoga, mentre l’altra metà avrebbe seguito un trattamento psicologico consolidato, la Terapia dialettico-comportamentale (DBT), che insegna come usare la mindfulness per raggiungere stati di calma e di controllo. E, infine, un ingegnere del MIT mise a punto un sofisticato computer, in grado di misurare simultaneamente l’HRV di otto persone (il gruppo di studio includeva più corsi, ciascuno con un numero massimo di otto partecipanti). Se, da una parte, lo yoga migliorava significativamente sia i sintomi di attivazione del PTSD sia la relazione con il proprio corpo (“Ora mi prendo cura del mio corpo”, “Ascolto quello di cui il mio corpo ha bisogno”), dall’altra, otto settimane di DBT non erano sufficienti a modificare né i livelli di arousal né i sintomi PTSD. Così, il nostro interesse per lo yoga, gradualmente, cominciò ad ampliarsi e a includere non solo la verifica della sua efficacia in termini di modifica dell’HRV (cosa che, in effetti, produce),11 ma anche la possibilità di permettere alle persone traumatizzate di imparare ad abitare, in modo confortevole, i loro corpi torturati."
2Tutti i programmi dei corsi di yoga comprendono una combinazione di pratiche di respirazione (pranayama), allungamenti o posizioni (asana) e meditazione. Le diverse scuole di yoga si contraddistinguono per l’enfasi che pongono sull’intensità e sull’importanza che attribuiscono a queste componenti di base. Per esempio, variazioni di velocità e di profondità nella respirazione, nell’uso della bocca, delle narici e della gola producono risultati diversi, e alcune tecniche hanno potenti effetti sull’energia. Nei nostri corsi, utilizziamo un approccio semplice. Molti dei nostri pazienti sono a malapena consapevoli del loro respiro, e così il fatto di imparare a concentrarsi su inspirazione ed espirazione, per notare se la respirazione è veloce o lenta e contare quanti respiri si fanno in certe posizioni, può costituire, di per sé, una conquista importante."
"È molto importante, nel processo di cura del trauma, la capacità di raggiungere uno stato di totale rilassamento e di abbandono sicuro. "

"Dopo la sua seconda lezione di yoga, mi scrisse: “Non so bene perché lo yoga mi terrorizzi così tanto, ma so che sarà una incredibile risorsa per la mia guarigione e questo è il motivo per cui sto lavorando su me stessa, per provarci ancora. Lo yoga è un guardare verso l’interno anziché verso l’esterno, ascoltando il mio corpo; molta della mia sopravvivenza, finora, si è costruita intorno all’evitare questa cosa. Andando a lezione, oggi, il mio cuore scoppiava e una parte di me avrebbe davvero voluto tornare indietro, ma ho messo un piede davanti all’altro, fino alla porta, e sono entrata. Dopo la lezione, sono andata a casa e ho dormito per quattro ore. Questa settimana ho provato a fare yoga a casa e le parole che mi sono venute sono: ‘il tuo corpo ha qualcosa da dire’ e mi sono risposta: ‘proverò ad ascoltarlo’”. 
Pochi giorni dopo, Annie scrisse: “Alcune riflessioni durante e dopo la lezione yoga di oggi: mi ha fatto capire quanto devo essere scollegata dal mio corpo, mentre mi taglio; mentre eseguivo le posizioni, ho notato di avere la mascella serrata e di sentirmi chiusa e tesa in tutta l’area che va dall’inguine all’ombelico, che è anche il luogo in cui trattengo il dolore e i ricordi. Talvolta, mi hai chiesto dove sentissi le cose e io non ero nemmeno in grado di localizzarle, ma oggi ho percepito quelle zone molto chiaramente e mi è venuta voglia di piangere, in modo molto calmo”. "
2Una delle posizioni yoga più difficili da tollerare per Annie era quella spesso chiamata happy baby (corrisponde a ananda balasana), nella quale ci si sdraia sulla schiena con le ginocchia completamente piegate, con le piante dei piedi rivolte al soffitto, e si afferrano gli alluci con le mani. Questo porta il bacino ad aprirsi ampiamente. È facile capire perché questa posizione possa far sentire estremamente vulnerabile una vittima di stupro. Ancora, fintanto che happy baby (o qualsiasi asana che le assomigli) innesca un panico intenso, è difficile vivere l’intimità. Imparare a praticare in tranquillità happy baby è una sfida per molti pazienti nelle nostre lezioni di yoga."

"Le persone che soffrono di alessitimia tendono a sentirsi fisicamente a disagio, ma non riescono a descrivere esattamente quale sia il problema. Di conseguenza, lamentano spesso una serie di disturbi fisici, vaghi e dolorosi, che i medici non sono in grado di diagnosticare. Inoltre, non riescono a capire da soli quello che stanno realmente sentendo in una determinata situazione o cosa li faccia sentire meglio o peggio. È l’esito dell’obnubilamento: impedisce di anticipare e di rispondere alle normali richieste del corpo in un modo calmo e consapevole; al tempo stesso, attenua i piaceri sensoriali di esperienze quotidiane che danno valore alla vita, come ascoltare musica, il tatto, la luce. Lo yoga è un modo fantastico per (ri)conquistare una relazione con il mondo interiore e, con esso, una relazione di cura amorevole e sensuale del sé.
Se non si è consapevoli dei bisogni del corpo, non si può prendersene cura. Se non si sente la fame, non ci si può nutrire; se si scambia l’ansia per fame, si può mangiare troppo; e se non ci si sente sazi, si continua a mangiare. Questo è il motivo per cui coltivare la consapevolezza sensoriale è un aspetto così importante nella cura del trauma."

"le due frasi più importanti della terapia e, al contempo, dello yoga, sono “Nota…” e “Che cosa succede dopo?”. Ogni volta che ci si avvicina al proprio corpo con curiosità, piuttosto che con paura, si compie un cambiamento."
"La consapevolezza del corpo cambia anche il senso del tempo. Il trauma fa sentire come se si fosse bloccati, per sempre, in uno stato di orrore e impotenza. Nello yoga, si impara che le sensazioni aumentano, fino a raggiungere un picco, e poi decrescono. Per esempio, se un istruttore ci propone una posizione particolarmente difficile, si può sentire, in un primo momento, un senso di sconfitta o di resistenza, anticipatorio del senso di incapacità a tollerare le sensazioni generate da quella particolare posizione. Un buon insegnante di yoga incoraggerà, semplicemente, a notare una qualsiasi tensione, sincronizzando ciò che si sente con il flusso del respiro: “Terremo questa posizione per dieci respiri”. Ciò facilita la previsione della fine della situazione di disagio e rafforza la capacità di affrontare lo stress fisico ed emotivo. Essere consapevoli della transitorietà delle esperienze muta il punto di vista su se stessi. "
"Nella prima ricerca sullo yoga, abbiamo registrato un tasso di abbandono del  50%, il tasso più alto di qualsiasi altro studio che avessimo mai fatto. I pazienti, che avevano abbandonato il corso, rispondendo alle interviste, ci avevano riferito di aver trovato il programma troppo intenso: ogni postura che coinvolge il bacino può provocare una forte sensazione di panico o anche flashback di aggressioni sessuali. Sensazioni fisiche intense scatenano i fantasmi del passato, così accuratamente tenuti sotto controllo dall’ottundimento e dalla distrazione. "

"Alla fine di ciascuna delle nostre ricerche sullo yoga, chiediamo ai partecipanti quale effetto abbiano avuto le lezioni su di loro. Non abbiamo mai parlato dell’insula o della sensibilità alle sensazioni provenienti dall’interno del corpo; riduciamo al minimo discorsi e spiegazioni, in modo che possano portare la loro attenzione all’interno: 
Ecco uno stralcio delle loro risposte: 
“Sento le mie emozioni più potenti. Forse è solo perché, adesso, posso riconoscerle”.
“Posso esprimere maggiormente i miei sentimenti perché li riconosco di più. Li sento nel mio corpo, li riconosco e li indirizzo”.
“Ora vedo più scelte, più percorsi. Posso decidere e posso scegliere la mia vita, non devo viverla sempre allo stesso modo o come se fossi ancora una bambina”.
“Sono riuscita a muovere il mio corpo e a stare nel mio corpo, come se fosse un luogo sicuro, senza fare del male a me o a qualcun altro”. "

"Annie continua a praticare yoga e a scrivermi in merito alle sue esperienze: “Oggi sono andata a una lezione, al mattino, nella mia nuova scuola di yoga. L’insegnante ha detto di respirare fin dove ci era possibile, notando i nostri limiti. Ha detto che, nel momento in cui portiamo l’attenzione al respiro, siamo nel presente, perché non possiamo respirare nel futuro o nel passato. È stato stupefacente per me praticare la respirazione in questo modo, dopo averne appena parlato, come un regalo. Alcune posizioni possono fungere da trigger. Due di queste erano incluse nella lezione oggi: una, che implica il tenere le gambe sollevate, come quelle di una rana, e un’altra che prevede una respirazione profonda, fino alle pelvi. Ho provato un principio di panico, soprattutto durante la respirazione, come a dire: ‘oh no, questa non è una parte del mio corpo che voglio sentire’. Ma poi sono riuscita a fermarmi e a dirmi: osserva questa parte del tuo corpo, che sta trattenendo le esperienze e, quindi, lasciale andare. Non devi stare lì, ma non devi nemmeno andartene, usale semplicemente come informazioni. Non so se sono mai stata in grado di farlo in un modo così consapevole. Mi ha fatto pensare che, se io osservo senza esserne così spaventata, sarà più facile, per me, credere in me stessa”. 

"In un altro messaggio, Annie rifletteva sui cambiamenti nella sua vita: “Ho lentamente e semplicemente imparato a provare i miei sentimenti, senza esserne travolta. La vita è più gestibile: sono più sintonizzata sulle mie giornate e più presente nel momento. Tollero di più il contatto fisico. Mio marito e io stiamo cominciando a provare piacere nel guardare i film accoccolati insieme nel letto… un grande passo. Tutto ciò mi ha permesso di stare bene, in intimità con lui”. "

"La sensazione di essere “abitati” da impulsi o parti conflittuali è comune a tutti noi, ma, in modo particolare, alle persone traumatizzate, che devono ricorrere a misure estreme per sopravvivere. Esplorare – e anche farsi amiche – quelle parti è una componente essenziale del processo di cura."

"Così come i ricordi traumatici continuano a intrudere finché non li si è elaborati, gli adattamenti traumatici vengono rimessi in atto finché l’organismo umano non si sente al sicuro e integra tutte quelle parti di sé, bloccate nella modalità di attacco o di evitamento traumatico."

L"ottare implica un conto piuttosto elevato. Per molti bambini, è molto più sicuro odiare se stessi che mettere a rischio la relazione con i loro caregiver, buttando fuori la rabbia o fuggendo. Pertanto, i bambini abusati crescono, con molta probabilità, credendo di essere sostanzialmente non amabili: questo è stato il solo modo in cui le loro giovani menti sono riuscite a trovare la ragione del maltrattamento subito."

"Se Margaret, nel bel mezzo di una discussione, grida: “Ti odio!”, Joe, probabilmente, pensa che lo disprezzi e, in effetti, in quel preciso momento Margaret sarebbe d’accordo. Ma, in realtà, soltanto una parte di lei è arrabbiata, e quella parte oscura temporaneamente i suoi sentimenti generosi e affettuosi, che potrebbero ritornare, nel momento in cui si accorge dell’afflizione nel viso di Joe."

 "“Lo stato naturale della psiche umana consiste in una certa contrapposizione delle sue componenti e in una certa contraddittorietà dei suoi comportamenti e, cioè, in una certa dissociazione”, e “La riconciliazione di questi opposti è un problema di altissima importanza, che ha affaticato alcuni spiriti fin dall’antichità… poiché l’uomo legato somaticamente, ‘l’avversario’ , non è infatti altro che ‘l’altro me stesso’”."

"Alla base dell’IFS si colloca la nozione che la mente di ciascuno di noi è come una famiglia, i cui membri hanno diversi livelli di maturità, eccitabilità, desiderio e dolore. Le parti formano una rete o un sistema, in cui il cambiamento di ogni singola parte influenza irrimediabilmente tutte le altre."

"Il modello IFS mi consentì di rendermi conto che la dissociazione si colloca su un continuum. A seguito del trauma, il sistema del sé collassa e le parti del sé si polarizzano, in conflitto l’una con l’altra. Il disprezzo verso di sé coesiste (e lotta) con la grandiosità; la cura amorevole con l’astio; l’obnubilamento e la passività con la rabbia e l’aggressività. Queste parti polarizzate portano il peso del trauma."

"Nell’IFS una parte non è considerata soltanto uno stato emotivo transitorio o un sistema di pensiero tradizionale, ma un sistema mentale distinto, con una sua propria storia, con le sue abilità, i suoi bisogni e la sua visione del mondo.14 Il trauma infonde nelle parti credenze ed emozioni, che le dirottano da uno stato normalmente valutabile. Per esempio, tutti noi abbiamo parti infantili e divertenti. Se siamo stati abusati, queste sono parti per lo più ferite e congelate, che portano con sé il dolore, il terrore e il tradimento dell’abuso. Questo peso le rende tossiche: sono parti di noi che dobbiamo negare, a ogni costo. Essendo serrate al loro interno, l’IFS le chiama esuli (“exiles”). "

"A questo punto, le altre parti si organizzano per proteggere la famiglia interna dagli esuli. Questi protettori tengono lontane le parti tossiche, ma, così facendo, assumono, in qualche modo, l’energia dell’abusante."

"Un altro gruppo di protettori, che l’IFS chiama i pompieri (“firefighters”), interviene nelle emergenze e risponde impulsivamente ogni volta che una qualche esperienza sollecita un’emozione esiliata."

"Ogni parte dissociata detiene ricordi, pensieri e sensazioni fisiche differenti; alcune sono depositarie della vergogna, altre della rabbia, altre del piacere e dell’eccitazione, altre ancora della solitudine estrema o della compiacenza più abietta. Sono tutti aspetti dell’esperienza dell’abuso. L’intuizione più importante alla base di questa teoria è che tutte queste parti hanno una medesima funzione: proteggere il sé dai sentimenti di assoluto terrore di annichilimento."

"Cercare di controllare il comportamento di un bambino, ignorando il problema di fondo, vale a dire l’abuso, porta alla scelta di trattamenti inefficaci nella migliore delle ipotesi, e dannosi nella peggiore. Una volta cresciute, le sue parti non si integrano spontaneamente in una personalità coerente, ma continuano a condurre un’esistenza relativamente autonoma."

"La mindfulness non rende solo possibile il passare in rassegna il nostro paesaggio interno con compassione e curiosità, ma può anche attivamente condurre verso la corretta direzione dell’autocura. Tutti i sistemi – che si tratti di famiglie, organizzazioni, e nazioni – possono operare efficacemente soltanto se dispongono di una leadership competente e chiaramente definita. La famiglia interna non è differente: tutti gli aspetti del nostro sé hanno bisogno di essere ascoltati."

"Cosa accade quando il sé non è più responsabile? L’IFS chiama questa situazione blending (miscela): una condizione in cui il sé si identifica con una sola parte, come, per esempio, quella che dice: “voglio uccidermi” o “ti odio”. Notate la differenza con “una parte di me desidera che io muoia” o “una parte di me si attiva quando tu fai ciò e fa sì che io voglia ucciderti”."

"Schwartz mette in luce due punti fondamentali, che estendono il concetto di mindfulness al regno della leadership attiva. Il primo è che il Sé non ha bisogno di essere coltivato o sviluppato. Al di sotto della superficie delle parti protettive dei sopravvissuti al trauma, esiste un’essenza non danneggiata, un Sé fiducioso, curioso e calmo, un Sé che è stato protetto dalla distruzione dai vari protettori, emersi nello sforzo di assicurarsi la sopravvivenza. Se i protettori sentono che è sicuro separarsi, il Sé emergerà spontaneamente e le parti possono essere ingaggiate nel processo di cura."

"Il secondo punto si riferisce al fatto che, invece di essere un osservatore passivo, questo Sé consapevole (mindful) può aiutare a riorganizzare il sistema interno e può comunicare con le parti, in modo che siano in grado di confidare nel fatto che qualcuno, dall’interno, riesca a gestire le cose. "

"A questo punto della seduta, Joan aveva già criticato le stampe sulla mia parete, l’arredamento fatiscente, la scrivania caotica. L’attacco era la sua migliore difesa. Si stava preparando per ferire di nuovo: l’avrei probabilmente delusa, così come molte altre persone prima di me. Sapeva che, perché la terapia funzionasse, avrebbe dovuto mostrarsi vulnerabile, per cui doveva scoprire se io potessi tollerare la sua rabbia, la sua paura e la sua tristezza. Mi resi conto che il solo modo di contrastare il suo assetto diffidente era quello di mostrare un alto livello di interesse per i dettagli della sua vita, offrendole un solido supporto per il rischio che si assumeva parlando con me e accettando le parti di cui si vergognava di più."

"La parte critica era ovviamente un manager e non soltanto stava proteggendo Joan da me, ma stava cercando di prevenire il criticismo della madre."

"Se, da terapeuta, insegnante o mentore, si cerca di riempire i buchi di una deprivazione precoce, ci si scontra inevitabilmente con il fatto di essere la persona sbagliata, nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. La terapia doveva, per forza di cose, orientarsi sulle relazioni di Joan con le sue parti, piuttosto che con me."

"Come al solito, abbiamo incontrato i manager per primi. Il loro lavoro consisteva nel prevenire l’umiliazione e l’abbandono e nel mantenere Joan organizzata e al sicuro. Alcuni manager possono essere aggressivi, come quello particolarmente giudicante, mentre altri sono perfezionisti e riservati, attenti a non attirare troppo l’attenzione su di sé. Possono dirci di chiudere un occhio su ciò che accade o di stare passivi per evitare i rischi. I manager interni, inoltre, controllano il livello di accesso alle nostre emozioni, così che il sistema del Sé non si sovraccarichi."

"I pompieri non faranno niente per allontanare il dolore emotivo. A parte condividere il compito di chiudere gli esuli, i pompieri sono l’opposto dei manager: i manager si occupano del controllo, mentre i pompieri devastano la casa per spegnere il fuoco. La battaglia tra i manager severi e i pompieri incontrollati continuerà finché agli esuli, che portano il peso del trauma, sarà permesso di tornare a casa ed essere accuditi."

"Gli esuli sono la discarica tossica del sistema. Poiché detengono i ricordi, le sensazioni, le credenze e le emozioni associati al trauma, sarebbe un azzardo liberarli. Essi contengono l’esperienza del “Oh mio Dio, sono fatto per…” , l’essenza di uno shock ineludibile e, con essa, il terrore, il collasso e l’adattamento. Gli esuli possono manifestarsi sotto forma di sensazioni fisiche devastanti o di estremo ottundimento e feriscono sia la ragionevolezza dei manager sia le bravate dei pompieri."

Q"uando gli esuli soverchiano i manager, subentrano a noi stessi e, così, non siamo nient’altro che reietti, deboli, non amabili e bambini abbandonati. Il Sé diventa “fuso” con gli esuli, e ogni possibile alternativa di vita svanisce. Pertanto, come asserisce Schwartz, “Vediamo noi stessi e il mondo attraverso i loro occhi e ciò che vediamo crediamo che sia ‘il’ mondo. In questo stato, non ci accadrà di essere dirottati”."

"Come ha scoperto Joan, tenere nascosti gli esuli e disprezzarli la stava condannando a una vita senza intimità e senza gioie autentiche."

"Provava, spesso, l’impulso di allontanarsi dal disgusto e dall’orrore, lasciando questa bambina inaccettabile sola nella sua tristezza. A questo punto, chiesi ai suoi protettori di fare un passo indietro, così che lei potesse continuare ad ascoltare ciò che la piccola bambina voleva che lei sapesse."

"Alla fine, su mio incoraggiamento, riuscì a irrompere nella scena e a prendere la bambina con sé, per portarla in un posto sicuro. Disse fermamente al suo abusante che non lo avrebbe più fatto avvicinare a lei. Come nell’EMDR, la risoluzione del trauma era il risultato dell’abilità di accedere all’immaginazione e di correggere la scena in cui si era congelata tanto tempo prima. La passività impotente era stata sostituita dall’azione di un Sé autonomo e determinato."

"Sia la durezza sia l’amore per la precisione di Peter mi affascinavano, ma non potevo fare a meno di chiedermi se non stessi assistendo a qualcosa in cui mi ero imbattutto troppo spesso: manager così ossessionati dal potere sono spesso costruiti a mo’ di baluardo del sentimento di impotenza."

"Alla seduta successiva, gli chiesi di permettere al suo corpo di rilassarsi, di chiudere gli occhi, e di portare la sua attenzione all’interno, chiedendo a quella parte critica – quella descritta dalla moglie – cosa sarebbe potuto accadere se avesse smesso di giudicare in un modo così indiscriminato. Dopo circa trenta secondi, disse di sentirsi stupido a parlare a se stesso. Non voleva essere sottoposto ad alcuna diavoleria new age: era venuto da me per seguire una “terapia validata empiricamente”. Gli riferii, rassicurandolo, di come mi tenessi costantemente aggiornato sulle terapie evidence based, e che quella che gli stavo proponendo poteva definirsi tale. Per un minuto non parlai e, a un certo punto, Peter sospirò: “Potrei esserne ferito”. Lo spinsi a chiedere alla parte critica cosa significasse. Continuando a tenere gli occhi chiusi, Peter rispose: “Se critichi gli altri, non osano farti del male”. E ancora: “Se sei perfetto, nessuno ti criticherà”. Gli chiesi di ringraziare la sua parte critica per averlo protetto dal dolore e dall’umiliazione e, nel farsi silente ancora una volta, riuscivo a vedere le sue spalle rilassarsi e il respiro divenire più lento e profondo."

La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono modificare la propria vita, modificando l’atteggiamento mentale.
WILLIAM JAMES
Non è che si vede qualcosa di diverso, il fatto è che si vede la medesima cosa in modo diverso. È come se anche il campo visivo venisse modificato da una nuova dimensione.
CARL JUNG
"le persone che si sono sentite indesiderate e che non ricordano di essersi sentite al sicuro durante la crescita non godono pienamente dei  benefici della psicoterapia tradizionale, presumibilmente perché non possono riferirsi a tracce di sentimenti primari di cura."
"Sebbene le strutture coinvolgano l’uso della parola, la terapia psicomotoria non spiega o interpreta il passato. Permette, tuttavia, di sentire ciò che si è vissuto a quel tempo, di visualizzare ciò che si è visto e di dire ciò che non si poteva pronunciare quando tutto ciò è realmente accaduto. È come se si potesse tornare indietro nel film della nostra vita e riscriverne le scene cruciali. È possibile guidare gli attori a fare ciò che non hanno fatto in passato, come, per esempio, impedire al proprio padre di picchiare la propria madre."

"Uno studio di neuroimaging ha dimostrato che quando le persone sentono un’affermazione che rispecchia il loro stato interiore, l’amigdala destra si attiva momentaneamente, come a sottolineare la precisione del rispecchiamento."
"Nessuno cresce in circostanze ideali, ammesso di sapere cosa sia una circostanza ideale. Come il mio compianto amico David Servan Schreiber disse una volta; ogni vita è difficile a modo suo. Ma, sapendo ciò, per diventare adulti adeguati e sicuri di sé, servirebbe moltissimo crescere con genitori stabili e prevedibili, con genitori che si divertono con i figli, che condividono le loro scoperte ed esplorazioni; genitori che sostengono gli slanci dei figli, aiutandoli a regolarsi; genitori che abbiano costituito un modello  a cui rifarsi per prendersi cura di sé e andare d’accordo con le altre persone. "

"I bambini che non hanno avuto la possibilità di affermare se stessi, probabilmente avranno difficoltà a farsi valere da adulti, e la maggior parte degli adulti che ha subito maltrattamenti da bambini porta con sé una rabbia cieca, il cui contenimento richiederà un’enorme energia. 
Le relazioni interpersonali ne risentiranno. Più precocemente abbiamo sperimentato dolore e privazioni, più è probabile che le azioni di altre persone verranno interpretate come intenzionalmente dirette contro noi stessi e minore sarà la comprensione dei conflitti, delle insicurezze e delle preoccupazioni altrui. Se non siamo in grado di comprendere la complessità della loro vita, finiremo col considerare qualunque comportamento degli altri come una conferma del fatto che ci faranno del male e ci deluderanno."
"Più precocemente abbiamo sperimentato dolore e privazioni, più è probabile che le azioni di altre persone verranno interpretate come intenzionalmente dirette contro noi stessi e minore sarà la comprensione dei conflitti, delle insicurezze e delle preoccupazioni altrui"

"Nei capitoli dedicati alla biologia del trauma, abbiamo visto come il trauma e l’abbandono separino le persone dal proprio corpo, che non è più considerato fonte di piacere e sicurezza, e nemmeno come una parte di se stessi, che necessita di cure e nutrimento. Quando non si può contare sul proprio corpo per stabilire cosa è sicuro e cosa no, e, al contrario, ci si sente costantemente sopraffatti dalle sensazioni fisiche, si perde la capacità di sentirsi “a casa” nella propria pelle e, quindi, in tutto il mondo. Finché la mappa del mondo è basata sul trauma, sull’abuso e sull’abbandono, le persone cercano scorciatoie che permettano di dimenticare le cose. Sentendo che saranno rifiutate, ridicolizzate e frustrate, le persone saranno riluttanti a vivere nuove situazioni, certe che queste implicheranno dei fallimenti. Una simile mancanza di sperimentazione intrappola le persone in una rete di paura, isolamento e inadeguatezza, in cui è impossibile essere ben disposti verso quelle esperienze che potrebbero cambiare la loro visione del mondo."

La capacità di riportare indietro, più e più volte, l’attenzione fluttuante, è la vera strada del giudizio, del carattere e della volontà.
WILLIAM JAMES

"Berger scoprì che i differenti pattern di onde cerebrali riflettevano attività mentali differenti (per esempio, cercare di risolvere un problema di matematica faceva registrare scariche su una banda di frequenza moderata, chiamata beta). Si auspicava che la scienza potesse riuscire a correlare differenti problemi psichiatrici con specifiche irregolarità elettroencefalografiche. "

"Nel gruppo dei “normali”, parti importanti del cervello lavoravano insieme per produrre uno schema coerente di filtro, focalizzazione e analisi (come, per esempio, nell’immagine a sinistra). Di contro, le onde cerebrali dei soggetti traumatizzati erano coordinate in maniera più blanda e non convergevano in uno schema coerente. Nello specifico, non generavano schemi di onde cerebrali funzionali a prestare attenzione al compito, allo scopo di filtrare le informazioni irrilevanti (la curva ascendente, etichettata N200). In aggiunta, la configurazione centrale dell’elaborazione dell’informazione del cervello (il picco discendente, P300) era scarsamente definita: la profondità dell’onda determina quanto siamo bravi a prendere in considerazione e analizzare nuovi dati. Questo dato, relativo al modo in cui gli individui traumatizzati elaborano le informazioni non traumatiche, era del tutto nuovo e molto importante ai fini della comprensione dell’elaborazione dell’informazione nel quotidiano. Questi schemi di onde cerebrali potevano spiegare perché così tante persone traumatizzate non riescono ad apprendere dall’esperienza e a sentirsi coinvolte appieno nella vita di ogni giorno: manca un’organizzazione cerebrale, funzionale a prestare attenzione a ciò che sta succedendo nel momento presente."
"Come molti pazienti variamente traumatizzati, Lisa non si riconosceva allo specchio. Non avevo mai sentito nessuno descrivere in modo così puntuale la mancanza di continuità del Sé.
Non c’era nessuno che convalidasse la sua realtà: “Quando avevo diciassette anni e vivevo in una casa famiglia per adolescenti con vari disturbi, mi tagliavo molto gravemente con il coperchio di un barattolo di latta. Mi portavano al Pronto Soccorso, ma non riuscivo a riferire al dottore ciò che avevo fatto per tagliarmi, non ne avevo alcun ricordo. Il medico del Pronto Soccorso era convinto che il Disturbo dissociativo dell’identità non esistesse… molte persone che lavorano nel campo della salute mentale ti dicono che non esiste, non che tu non ce l’abbia, ma che non esiste”."
"Naturalmente, quando le persone non sanno chi sono, non possono neanche vedere la realtà degli altri."

"Lisa andò avanti: “Provavo un’ansia enorme, relativa all’attaccamento. Entravo in una stanza e cercavo di memorizzare ogni possibile via d’uscita, ogni dettaglio di una persona. Cercavo disperatamente di tenere traccia di ogni cosa che potesse ferirmi. Ora riesco a incontrare le persone su un piano differente da quello basato sulla paura. Se non si ha paura di essere feriti, si riesce a conoscere le persone in un modo diverso”."
"Quello che sappiamo è che il neurofeedback cambia gli schemi di connessione del cervello e la mente lo segue, creando nuovi schemi di coinvolgimento."

"Se le persone producono troppe onde lente mentre sono sveglie, il loro pensiero risulta annebbiato ed esse mostrano una scarsa capacità di giudizio, nonché un debole controllo sugli impulsi. L’80% dei bambini con ADHD e molti individui diagnosticati con PTSD mostrano un’eccessiva attività di onde lente nel lobo frontale."

"Sognare velocizza le onde cerebrali. Le frequenze teta (5-8 Hz) predominano all’inizio del sonno, come in quel fluttuante stato “ipnopompico”, che ho descritto nel capitolo 15 sull’EMDR; sono, inoltre, caratteristiche degli stati di trance ipnotica. Le onde teta caratterizzano la mente libera dalle logiche e dalle richieste della vita quotidiana e, quindi, aprono alla possibilità di procedere a nuove connessioni e associazioni. Uno dei più promettenti trattamenti di neurofeedback EEG per il PTSD è il training alfa/teta, che utilizza proprio la caratteristica di questo tipo di onde per sciogliere le associazioni congelate e facilitare nuovi apprendimenti. D’altra parte, le frequenze teta si presentano anche quando siamo “fuori” o depressi.
Le onde alfa (8-12 Hz) accompagnano un senso di pace e di calma.14 Sono note a chiunque pratichi la meditazione mindfulness (una volta un paziente mi disse che il neurofeedback funzionava per lui “come la meditazione sugli steroidi”). Uso molto più spesso l’alfa training su pazienti sia troppo obnubilati sia troppo attivati, per  aiutarli a raggiungere uno stato di rilassamento focalizzato."

"Le onde beta sono le frequenze più veloci (12-20 Hz). Quando dominano, il cervello è orientato verso il mondo esterno. Le onde beta sottostanno all’attenzione focalizzata, mentre svolgiamo un compito. Tuttavia, un elevato tasso di onde beta (sui 20 Hz) è associato ad agitazione, ansia e tensione fisica: in effetti, è come se stessimo costantemente analizzando l’ambiente per sondare la presenza di pericoli."

"Probabilmente, il neurofeedback è stato studiato, nello specifico, più per aumentare le performance che per i problemi psichiatrici. In Italia, l’allenatore del club di calcio AC Milan lo usò per aiutare i calciatori a stare rilassati e concentrati durante la visione delle videoregistrazioni dei loro errori. Questo aumento del controllo mentale e psicologico pagò in termini di risultati sportivi, dato che molti dei suoi giocatori fecero parte della squadra italiana che vinse la Coppa del Mondo nel 2006, mentre l’AC Milan vinse la UEFA Champions League l’anno successivo. Il neurofeedback, inoltre, è stato incluso tra gli strumenti tecnico-scientifici di Own the Podium, un piano quinquennale da 117 milioni di dollari, messo a punto per permettere al Canada di dominare le Olimpiadi invernali di Vancouver nel 2010. Il Canada vinse un gran numero di medaglie d’oro e si classificò come terza squadra assoluta.
Anche le performance musicali hanno mostrato di ricevere benefici dal neurofeedback. Una giuria del Britain’s Royal College of Music trovò che gli studenti, formati con dieci sedute di neurofeedback da John Gruzelier dell’Università di Londra, avevano una probabilità del 10% maggiore di eseguire meglio un brano musicale, rispetto ad allievi che non avevano ricevuto il neurofeedback. Tutto ciò fa la differenza in campi così competitivi.
Dati i miglioramenti di focalizzazione, attenzione e concentrazione, non è sorprendente che il neurofeedback abbia attirato l’attenzione degli specialisti del Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Almeno trentasei studi hanno dimostrato che il neurofeedback può rivelarsi un trattamento efficace – almeno tanto quanto i farmaci convenzionali – e puntuale per l’ADHD. Una volta che il cervello è stato istruito a produrre schemi diversi di comunicazione elettrica, non si rende necessario un ulteriore trattamento, al contrario dei farmaci, che non modificano in modo sostanziale l’attività del cervello e che funzionano soltanto fintantoché i pazienti li assumono."
"Nel nostro laboratorio di neurofeedback, incontriamo persone con lunghe storie di stress traumatico, che hanno risposto solo parzialmente ai trattamenti esistenti. Le loro qEEG mostrano pattern differenti. Si registra, spesso, un’eccessiva attività nel lobo temporale destro, il centro della paura del cervello, combinata con un’attività frontale, altrettanto frenetica, a onde lente. Ciò significa che il loro cervello emotivo in iperarousal domina la vita mentale. Le nostre ricerche hanno dimostrato che calmare i centri della paura diminuisce i sintomi correlati al trauma e incrementa le funzioni esecutive. Ciò si riflette non solo in un importante decremento dei punteggi PTSD dei pazienti, ma anche in un aumento della lucidità mentale e in una maggiore abilità a regolare la risposta emotiva, in relazione a sollecitazioni di tono minore.
Altri pazienti traumatizzati mostrano pattern di iperattività, nel momento in cui chiudono gli occhi: non vedere cosa succede intorno a loro li rende angosciati, così che le loro onde cerebrali procedono all’impazzata. Li istruiamo a produrre schemi cerebrali più rilassati. E, ancora, un altro gruppo iper-reagisce ai suoni e alla luce, a segnalare la difficoltà del talamo a filtrare le informazioni irrilevanti. Per quei pazienti, è necessario cambiare i pattern di comunicazione nella parte posteriore del cervello."

"Negli stati crepuscolari indotti dal training alfa-teta, gli eventi traumatici si riesperiscono in modo sicuro, con l’induzione di nuove associazioni. Alcuni pazienti riportano un’immaginazione inusuale e/o intuizioni profonde relative alla propria vita; altri semplicemente si rilassano di più e si dimostrano meno rigidi. Ciascuno stato in cui le persone possono vivere le immagini, i sentimenti e le emozioni associati a paura e impotenza, in modo sicuro, è probabile che crei un nuovo potenziale e una prospettiva più ampia.
Il training alfa-teta può invertire gli schemi dell’iperarousal? L’evidenza che via via si è costruita si rivela alquanto promettente. Eugene Peniston e Paul Kullosky, ricercatori del VA Medical Center a Fort Lyon, Colorado, utilizzarono il neurofeedback per trattare ventinove veterani del Vietnam con una storia di 12-15 anni di combattimento, con relativo sviluppo di un PTSD. Quindici di questi uomini furono assegnati in modo casuale al training EEG alfa-teta e quattordici a un gruppo di controllo che ricevette cure mediche standard, come farmaci psicotropi e terapia individuale e di gruppo. In media, i partecipanti di entrambi i gruppi erano stati ospedalizzati più di cinque volte a causa del PTSD. Il neurofeedback facilitò l’accesso agli stati crepuscolari di apprendimento attraverso la ricompensa sia delle onde alfa sia di quelle teta. Non appena gli uomini si sdraiavano sulla poltrona reclinabile con gli occhi chiusi, veniva insegnato loro a lasciare che i suoni di neurofeedback li conducessero a un rilassamento profondo.Veniva loro chiesto, inoltre, di usare delle immagini mentali positive (per esempio, essere sobri, vivere in modo fiducioso e felice), per accedere a stati alfa-teta simili alla trance.
Questo studio, pubblicato nel 1991, ottenne uno dei migliori risultati mai raggiunti per il PTSD. Il gruppo di neurofeedback fece registrare un notevole decremento dei sintomi del PTSD, così come del disagio fisico, della depressione, dell’ansia e della paranoia."

"C’è una relazione circolare tra PTSD e abuso di sostanze: mentre le droghe e l’alcol possono fornire un temporaneo sollievo dai sintomi del trauma, l’astinenza aumenta l’iperarousal, intensificando così gli incubi, i flashback e l’irritabilità. Ci sono solo due modi per porre fine a questo circolo vizioso: risolvendo i sintomi del PTSD con metodi come l’EMDR o trattando l’iperarousal come parte sia del PTSD sia dell’astinenza da droghe e alcol. Farmaci come il naltrexone sono, talvolta, prescritti per ridurre l’iperarousal, ma questo trattamento è efficace soltanto in pochi casi."
"Nell’attesa dei risultati di questa ricerca, mi piacerebbe dare l’ultima parola a Lisa, la sopravvissuta che mi mise a parte dell’enorme potenziale del neurofeedback. Quando le chiesi di riassumere ciò che il trattamento aveva rappresentato per lei, disse: “Mi ha calmato. Ha posto fine alla dissociazione. Posso usare i miei sentimenti, senza rifuggirli e senza sentirmi ostaggio di essi. Non posso né spegnerli né accenderli, ma posso regolarli. Posso sentirmi triste per l’abuso subito, ma posso averci a che fare. Posso chiamare un’amica e non parlare dell’abuso, a meno che non voglia parlarne, e posso svolgere i lavori domestici e pulire il mio appartamento. Le emozioni hanno un senso adesso. Non sono sempre ansiosa e, quando lo sono, posso rifletterci su. Se l’ansia origina dal passato, posso collocarla lì, magari pensando a come si correla con la mia vita di adesso. E non ci sono solo emozioni negative, come la rabbia e l’ansia; posso pensare all’amore e all’intimità o all’attrazione sessuale. Non vivo continuamente in un assetto di attacco/fuga. La mia pressione sanguigna è bassa. Non sono fisicamente pronta a spegnermi in qualunque momento o a difendermi da un attacco. Il neurofeedback mi ha permesso di avere una relazione. Il neurofeedback mi ha reso libera di vivere la mia vita come voglio, perché non mi sento sempre schiava del modo in cui sono stata abusata o di ciò che mi è stato fatto”."

"Diversamente dalle esperienze precedenti con i vari terapeuti, che gli parlavano di quanto stesse male, il teatro gli diede la possibilità di sperimentare profondamente e fisicamente cosa volesse dire essere una persona diversa da quel ragazzo ipersensibile, con parecchi problemi a scuola, in cui, pian piano, si stava trasformando. Poter dare un contributo prezioso al gruppo gli consentì di vivere un’esperienza viscerale di forza e di efficacia. Credo che fare propria questa nuova versione di se stesso lo abbia messo sulla giusta via per diventare l’adulto creativo e amorevole che è oggi. "
"Il nostro senso di efficacia, quanto ci sentiamo padroni di noi stessi, è definito dal rapporto che abbiamo con il nostro corpo e i suoi ritmi: il ciclo sonno-veglia, il modo in cui mangiamo, ci sediamo e camminiamo, tutto ciò definisce la forma delle nostre giornate. Pertanto, per trovare la nostra voce, dobbiamo essere nel nostro corpo, capaci di respirare profondamente e in grado di accedere alle nostre sensazioni interiori. Tutto ciò rappresenta il contrario della dissociazione, ovvero di quell’essere “fuori dal corpo”, che ci fa scomparire. È anche il contrario della depressione, del giacere accasciati davanti a uno schermo che ci offre un intrattenimento passivo. Recitare rappresenta un’esperienza in cui, attraverso il proprio corpo, si acquista un ruolo nella propria vita. "

"Da tempo immemorabile, gli esseri umani usano rituali comuni per far fronte ai loro sentimenti più potenti e terrificanti. Il teatro greco antico, il più antico di cui si abbia una traccia scritta, sembra essersi sviluppato a partire da riti religiosi, che coinvolgevano la danza, il canto e la reinterpretazione di racconti mitologici. Dal V secolo a.C., il teatro ebbe un ruolo centrale nella vita comunitaria, permettendo al pubblico, negli anfiteatri, di assistere alle emozioni e alle reazioni delle altre persone."
"Come Doerries disse in seguito: “Chiunque sia venuto in contatto con il dolore estremo, la sofferenza o la morte, non ha difficoltà a comprendere la tragedia greca. È una storia che testimonia appieno le esperienze dei veterani”. "
"La musica fa sì che le persone, che potrebbero essere spaventate dal sentirsi sole, una volta insieme, diventino paladine di se stesse e degli altri. Il linguaggio, la danza, i cortei e il canto sono tutti modi squisitamente umani di infondere un sentimento di speranza e di coraggio. "
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"ci sono molti programmi teatrali con valenza terapeutica negli Stati Uniti e all’estero, il che dimostra che fare teatro è, effettivamente, un’ottima risorsa per la guarigione." 
"In base alla nostra cultura, siamo propensi a soffocare la genuinità di ciò che stiamo esperendo, separandocene. Per dirlo con le parole di Tina Packer, la carismatica fondatrice di Shakespeare & Company: “Formare gli attori significa formare le persone ad andare contro questa tendenza – non solo perché sentano le cose in profondità, ma perché trasmettano le emozioni in ogni momento, in modo che il pubblico possa parteciparvi – e non chiudersi a esse”." 
"Come abbiamo visto, l’essenza del trauma è l’esperienza dell’abbandono di Dio, dell’esclusione dall’umanità. Il teatro comporta un confronto condiviso con le realtà della condizione umana. Paul Griffin, discutendo del suo programma di teatro per figli adottivi, mi disse: “Lo scopo della tragedia nel teatro è affrontare il tradimento, la violenza e la distruzione. Questi ragazzi non hanno problemi a capire chi sono Re Lear, Otello, Macbeth, Amleto”. Tina Packer ricorda che: “Tutto ruota attorno all’uso del proprio corpo nella sua interezza e all’avere altri corpi che fanno risuonare le tue sensazioni, le tue emozioni e i tuoi pensieri”. Il teatro dà ai superstiti di traumi la possibilità di connettersi a un altro, attraverso esperienze profonde, dando loro il senso della loro comune umanità. "
"Rimanemmo scioccati nello scoprire che, nelle situazioni in cui qualcuno si trovava fisicamente in pericolo, gli studenti si schieravano sempre con gli aggressori. Poiché non potevano tollerare alcun segno di debolezza in se stessi, probabilmente non potevano accettarlo negli altri. Non mostravano altro che disprezzo per le potenziali vittime, urlando cose come: “Uccidi quella puttana, se lo merita”, durante una rappresentazione di una violenza sessuale. 
Quasi immediatamente, alcuni degli attori professionisti volevano lasciare il progetto – era evidentemente troppo doloroso vedere quanto potessero essere crudeli questi bambini –, ma resistettero, e io rimasi stupefatto nel vedere come lentamente portarono gli studenti alla sperimentazione di nuovi ruoli, seppur a fatica. Verso la fine del programma, qualche studente si offrì volontariamente di interpretare ruoli che implicavano la dimostrazione di vulnerabilità o paura. Quando ricevettero il loro attestato di partecipazione, diversi di loro consegnarono timidamente dei disegni agli attori, per esprimere il loro apprezzamento. Vidi qualche lacrima, forse ne versai qualcuna anch’io. "
"Nel mondo degli affidi, “la continuità” è una parola chiave. Il motto è “Tutto ciò di cui hai bisogno è un adulto che si prenda cura di te”. Tuttavia, per gli adolescenti è naturale allontanarsi dagli adulti e Griffin osserva che la migliore forma di continuità per i ragazzi è rappresentata da un gruppo di amici stabile, cosa per cui il programma è stato progettato. Un’altra parola chiave nelle situazioni di affidamento è “indipendenza”, alla quale Paul contrappone quella di “interdipendenza”. “Siamo tutti interdipendenti”, sottolinea. “L’idea di chiedere a questi ragazzi di affacciarsi al mondo completamente da soli, considerandosi in questo modo indipendenti, è folle. Dobbiamo insegnare loro come essere interdipendenti, cioè insegnare loro come avere delle relazioni”.
Paul scoprì che i giovani dati in affido sono attori nati. Per rappresentare ruoli drammatici, si devono esprimere le emozioni e creare una realtà che origina in un luogo profondo, in cui ci sono dolore e male. Questo mondo è tutto ciò che conoscono questi ragazzi. Per loro, ogni giorno è una questione di vita o di morte. Col passare del tempo, la collaborazione aiuta i bambini a diventare persone importanti nella vita di qualcun altro. La prima fase del programma consiste nella costruzione del gruppo. La prima prova serve a porre le fondamenta: il senso di responsabilità, la capacità di rispondere adeguatamente, il rispetto; ci si può esprimere affetto, ma non si possono avere rapporti sessuali. Poi si inizia a cantare e a muoversi insieme, dando il via alla possibilità di sintonizzarsi l’uno con l’altro."
"Il focus cambia, naturalmente, non appena iniziano le prove. La storia fatta di dolore, alienazione e paura, tipica dei bambini adottivi, non è più al centro e l’enfasi si sposta su “come posso diventare il miglior attore, cantante, ballerino, coreografo, tecnico luci o scenografo possibile?”. L’essere in grado di esibirsi diventa la questione centrale: la competenza è la migliore difesa contro il senso di impotenza creato dal trauma. "

"I programmi teatrali insegnano anche le connessioni causa-effetto. La vita di un bambino in affido è completamente imprevedibile. Tutto può succedere senza alcun preavviso: vivere una grande emozione o un grande sconforto; vedere un genitore arrestato o ucciso; essere spostato da una casa all’altra; essere sgridato per cose che si potevano fare nella sistemazione precedente. In uno spettacolo teatrale, i bambini constatano le conseguenze delle loro decisioni e le azioni sono messe in atto proprio davanti ai loro occhi. “Se si vuole dare loro la sensazione di poter controllare la propria vita, è necessario dargli il potere sui loro destini piuttosto che intervenire sempre in loro aiuto”, spiega Paul. “Non si possono aiutare, correggere o salvare i giovani con cui si sta lavorando. La cosa che si può fare è lavorare con loro, fianco a fianco, aiutandoli a capire la loro visione del mondo e realizzandola insieme. Facendo ciò, gli si restituisce un senso di controllo. Stiamo curando il trauma senza mai nominare questa parola”."
"Shakespeare scriveva le sue opere in un momento di transizione, quando il mondo stava passando da una comunicazione prevalentemente orale a una comunicazione scritta – quando ancora la maggior parte delle persone firmava ancora con una X. Questi ragazzi si trovano ad affrontare il loro stesso periodo di transizione; molti parlano a malapena in modo adeguato e alcuni faticano a leggere correttamente. Se il loro linguaggio è pieno di parolacce, non è solo perché sono ragazzi difficili, ma perché non hanno nessun altro linguaggio per comunicare chi sono o come si sentono. Quando scoprono la ricchezza e le potenzialità del linguaggio, spesso hanno un’esperienza viscerale di gioia."
"Poter incarnare e, in mancanza di una parola migliore, “mettere in parola” le emozioni aiuta gli attori a rendersi conto che ne possiedono molte, e diverse. Più sentono il verificarsi di ciò, più ne sono incuriositi. "
"Una volta sentii Tina Packer, in una stanza piena di specialisti del trauma, dichiarare: “La terapia e il teatro sono intuizione all’opera. Sono l’opposto della ricerca, in cui uno si deve sforzare di uscire dalla propria esperienza personale, come anche dall’esperienza dei propri pazienti, per verificare la validità oggettiva delle ipotesi che ha fatto. Ciò che rende la terapia efficace, invece, è una risonanza profonda e soggettiva e riguarda quel profondo senso di verità e genuinità che sta proprio nel corpo”."

"Nel mondo di oggi il nostro CAP, ancor più del nostro genoma, determina le possibilità di vivere una vita al sicuro e in salute. Il reddito, la struttura familiare, la casa, il lavoro e le opportunità offerte dalla scuola influenzano non solo il rischio di sviluppare stress traumatico, ma anche le possibilità di accedere a un aiuto efficace per affrontarlo. La povertà, la disoccupazione, bassi livelli scolastici, l’isolamento sociale, la facile reperibilità di armi e abitazioni fatiscenti sono terreno fertile per il trauma. E il trauma chiama altri traumi; persone che sono state ferite finiscono col ferire a loro volta. "

"L’esperienza più toccante che ho fatto nella cura del trauma collettivo è stata indubbiamente la partecipazione al lavoro della South Africa Truth and Reconciliation Commission, che si basava sul principio di Ubuntu, una parola in lingua Xhosa che si riferisce alla condivisione di quello che si possiede, e che potrebbe tradursi in “la mia umanità è inestricabilmente legata alla tua”. Ubuntu riconosce che la vera guarigione è impossibile senza il riconoscimento dell’umanità e del destino comune degli esseri umani."
"Le persone possono imparare a controllare e a modificare il proprio comportamento solamente se si sentono sufficientemente al sicuro da poter sperimentare soluzioni nuove. Il corpo porta i segni: dato che il trauma è codificato attraverso sensazioni corporee, viscerali, cardiache, la nostra priorità è quella di aiutare le persone a evitare reazioni come quelle di attacco-fuga, riorganizzando la percezione del pericolo, e permettendo la gestione delle relazioni."

"Tutti noi, ma soprattutto i bambini, hanno bisogno di questa fiducia: la fiducia che gli altri ci riconosceranno, comprenderanno e si prenderanno cura di noi. Senza queste basi non si può sviluppare un senso di efficacia che ci permetterà di affermare noi stessi: “Questo è ciò in cui credo; questo è quello che mi aspetto; e questo è quello a cui mi dedicherò”. Finché ci sentiamo accuditi e al sicuro, nei cuori e nelle menti delle persone che ci amano, potremo scalare montagne e attraversare deserti, o stare svegli tutta la notte per finire i nostri impegni. Bambini e adulti farebbero di tutto per le persone di cui si fidano e che tengono in considerazione. 
Tuttavia, se ci sentiamo abbandonati, inutili o invisibili, nulla sembra importare. La paura distrugge la curiosità e la vivacità. Per costruire una società sana dobbiamo fare in modo che i bambini possano giocare e imparare serenamente. Non c’è crescita senza curiosità e non c’è capacità di adattamento senza la capacità di esplorare, attraverso prove ed errori, chi sei e ciò che è importante per te. Attualmente, più del 50% dei bambini seguiti da Head Start2 ha avuto, durante l’infanzia, tre o più esperienze negative, come quelle contemplate dallo studio ACE: ovvero familiari carcerati, depressione, violenza, abuso, uso di droga, o periodi in cui sono stati senza fissa dimora. 
Le persone che si sentono al sicuro e integrate con agli altri, hanno meno motivi per sperperare la propria vita facendo uso di droghe o imbambolati davanti al televisore; non si sentono obbligati a riempirsi di carboidrati o ad aggredire altri esseri umani"

"È prassi ordinaria in molte scuole punire i bambini capricciosi, dirompenti o aggressivi – tutti sintomi di stress post-traumatico. Di fronte a simili manifestazioni, la scuola, invece di offrire un rifugio sicuro, diventa un ulteriore fattore traumatizzante. La ramanzina con tono arrabbiato e la punizione, nel migliore dei casi, possono porre fine temporaneamente ai comportamenti oggetto di rimprovero, ma, dal momento che il sistema di allarme e lo stress ormonale che sottostanno a questi comportamenti non si quietano, torneranno a esplodere, di nuovo, alla prossima provocazione. 
In tali situazioni il primo passo è il riconoscimento, da parte dell’insegnante, dello stato di sconvolgimento del bambino, per poi calmarlo, esplorando la causa del malessere e discutendo le possibili soluzioni."

"L’anno scorso ho trascorso tre settimane ad aiutare due ragazzi a preparare una scena del Giulio Cesare. Un ragazzo, timido ed effeminato, recitava il ruolo di Bruto e dovette far ricorso a tutta la sua forza per far cadere Cassio, interpretato dal bullo della classe, preparato per interpretare il ruolo del generale corrotto che chiede pietà. La scena si è potuta realizzare solo successivamente alla condivisione, da parte del bullo, delle violenze subite dal padre e della promessa, fatta a se stesso, di non mostrare mai la propria debolezza a nessuno (la maggior parte dei bulli è stata, a sua volta, vittima di bullismo e infierisce su bambini che ricordano loro la propria vulnerabilità). D’altra parte, la potente voce di Bruto è potuta emergere nel ragazzo, solo dopo essersi reso conto di essere diventato pressoché invisibile, per riuscire a sopportare la violenza nella propria famiglia. "

"Il trauma ci mette costantemente a confronto con la nostra fragilità e con la disumanità dell’uomo verso se stesso, ma anche con la nostra straordinaria resilienza. Ho potuto fare questo lavoro per così tanto tempo, perché mi ha portato a esplorare l’origine della felicità, della creatività, del senso e della condivisione: tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Non posso neanche immaginare come avrei affrontato quello che molti dei miei pazienti hanno sopportato, ma i loro sintomi rispecchiano, per me, la loro forza: sono, cioè, i modi che hanno imparato a usare per sopravvivere. E, nonostante tutta questa sofferenza, molti di loro sono diventati partner e genitori amorevoli, insegnanti esemplari, infermieri, scienziati e artisti. "
"Molti dei nostri più importanti progressi sono il prodotto di esperienze traumatiche: l’abolizione della schiavitù dalla Guerra civile, il sistema previdenziale in risposta alla Grande depressione e il GI Bill, che favorì la nascita della vasta e prospera classe media, dalla Seconda guerra mondiale. Il trauma è, in questo momento, il problema sanitario più urgente, e possediamo le conoscenze necessarie per affrontarlo efficacemente. "

Io credo che la vita abbia un senso. Percepisco dentro di me la voce di questo senso nei momenti in cui sono realmente vivo e perfettamente sveglio. 
HERMANN HESSE, Il mio credo
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